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L'Amore consapevole - 15 Ottobre 2013 BabyLoss Awareness Day

Arriverà un altro quindici ottobre. Il settimo per me, il primo per molti genitori, una data come un'altra per chi non conosce la realtà del lutto in gravidanza e dopo la nascita.
Una data, un giorno, 24 ore. Che senso ha "celebrarla"? Che senso ha ricordare tutti insieme in tutto il mondo i nostri figli fisicamente lontani e conosciuti per un soffio, ma ad oggi amati come e più del primo giorno? Che senso ha rischiare di soffrire, riaprendo le nostre ferite traboccanti di affetto? E ancora, ha senso "intristire" o "spaventare" chi non sa? Ha senso esporsi al mondo come "genitori in lutto"? O sarebbe meglio tacere, chiudersi, sforzandosi di dimenticare il 15 ottobre, il suo significato, l'onda di luce e tutto quanto?

Il primo quindici ottobre in Italia, con la febbrile spregiudicatezza del lutto così fresco da essere vivo, io e altre quattro mamme (c'è ancora la foto da qualche parte nel sito) ci siamo incontrate a Firenze, a Piazzale Michelangelo, col cuore appeso letteralmente al filo di 10 palloncini. Quel filo sospeso, le mani aggrappate nella disperata voglia di stringere loro, al di là dell'assenza. Non è stato un momento spensierato, ma è stato un momento profondo, denso di significato, di vicinanza emotiva e spirituale, pieno di rispetto e amore.

Ci siamo contate quel giorno, ci siamo chieste se avremmo potuto fare di più. Per i nostri figli, che non sono solo i nostri figli di pancia (Lapo, Federico, Elia, Tortellina, Paolo, Gabriele e la Linda) ma tutti i figli di ogni genitore colpito da lutto.
Per offrire qualche opportunità di sollievo condivisione e speranza ai loro genitori, nascosti dietro muri di parole come "non sono lutti veri" "i figli si rifanno" "genitori di bimbi mai nati". Come se i figli fossero invisibili e incorporei fin quando non si decidono a nascere vivi. Mai nati, soprattutto, un orrendo pasticcio italiano, con quel "mai" a indicare qualcosa che non c'è mai stato, che non esiste in quanto tale.
Quindici ottobre, giornata speciale in cui i bambini "annullati" come "mai esistiti", tornano vivi, attraverso il ricordo, la testimonianza e la forza dei loro genitori.
Perché se la morte è irreversibile, lo è anche la vita. E la vita breve o brevissima dei nostri bimbi (embrioni, aborti, itg o feti, chiamati troppo spesso soltanto così dall'opinione pubblica che preferisce non sapere che per loro c'erano nomi e nomignoli unici ad attenderli), ha un senso profondo, per alcuni quasi sacro.
Il 15 ottobre ha senso se serve a rendere rispetto ai genitori in lutto, ai loro lutti, e ai loro figli.
In Italia abbiamo bisogno di tutti i genitori e gli operatori di buon senso (sono sempre di più, e di questo sono grata), affinché anche qui da noi sia normale, e rispettabile, ricevere cura conforto e sostegno per imparare a vivere con il lutto e l'assenza fisica dei propri figli.
Abbiamo bisogno anche della tua presenza, per imparare che una madre in lutto è comunque una madre alle prese col compito più difficile di tutti: trasformare l'amore dei baci non dati, degli abbracci mancati, degli sguardi mai incrociati in un messaggio incorporeo e comunque presente.

In fondo al filo del palloncino, ci sono i cuori dei genitori che abbracciano i cuori dei loro figli dalle piccole vite.

Aiutaci a far conoscere il 15 ottobre nella tua città.

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