Memory box CiaoLapo Onlus Memory box

Tutto in una scatola

Cosa è la Memory Box? Perchè CiaoLapo l'ha studiata, riadattata al contesto culturale italiano e ne promuove l'utilizzo dal 2008?

A cosa serve, a chi e perchè? Come mai non dovremmo averne timore?

Tutto questo nelle parole della dott.ssa Cecilia Gioia, Psicoterapeuta e collaboratrice di CiaoLapo Onlus

 

E’ difficile per me utilizzare la scrittura per raccogliere tutte le emozioni provate quando le mie mani accarezzano quella scatola, la assemblano, sfiorandone ogni piccolo contenuto.

Ogni volta è diverso, doloroso, immenso e graffia il cuore.

Sono una mamma poliabortiva, i medici mi hanno definito così e rientrare in questo claustrofobico spazio etichettante, è stato difficile.

In realtà mi sento più comoda come mamma di cielo di tre piccoli angeli e di terra, di due piccole tempeste.

E faccio la psicoterapeuta, sostengo le mamme e i papà di cielo e di terra presso l’UO di Ostetricia e Ginecologia della Casa di Cura S. Cuore e presso il mio studio privato.

Sostengo, accompagno, ascolto e assisto e in silenzio, provo a stare in quell’immenso vuoto che riecheggia al suono di quelle parole “Mi dispiace, non c’è battito”.

Grazie a CiaoLapo ho imparato a sostare nei miei vuoti per accogliere consapevolmente gli sguardi attoniti di una mamma e di un papà nell’udire parole così dense di significati.

Grazie a CiaoLapo provo, ogni volta, a mantenere la giusta distanza quando mi avvicino a genitori in lutto e ho imparato ad accogliere il silenzio.

Da quando sono presente nella struttura ho attivato un protocollo di accoglienza al momento della diagnosi, accompagnamento e presenza in sala parto delle mamme e i papà di cielo che hanno afferito nel reparto. E la memory box di CiaoLapo, consegnata al momento delle dimissioni, ha permesso, a tutti i genitori cui è stata donata, di fare spazio ai ricordi del proprio bambino. Ogni famiglia che ho accompagnato, ha lasciato in me dei segni indelebili, insegnando a noi operatori, quanto è immenso l’amore verso un figlio.

Sono dell’idea che piccoli passi per piccoli e duraturi cambiamenti sia la scelta migliore per colmare, ogni giorno, la mancanza di cultura sul lutto perinatale. L’operatore che interagisce dal momento della diagnosi con i genitori, spesso non ha fatto i conti con le emozioni che la morte di un bambino può evocare. E le innumerevoli resistenze che incontro, lavorando in equipe, raccontano emozioni non elaborate che prendono il sopravvento, lasciando l’operatore distaccato e spesso, scarsamente accogliente. Diventa sempre più necessario per noi operatori imparare a “stare” nel lutto, per fornire uno spazio empatico, consapevole e rispettoso delle emozioni e dei bisogni di una famiglia di cielo.

“Mi dispiace, non c’è battito” è uno squarcio nell’anima, dove mille domande provano a riempire un’attesa piena di perché, dove è facile perdersi in una straziante ricerca di quel NOI che fa fatica a riemergere attraverso lo shock dei primi giorni.

Ogni genitore in lutto, varcando la soglia della struttura ospedaliera per tornare a casa, sa che quelle braccia vuote segneranno un ricordo dolorosissimo e soffocante. Solo dopo qualche settimana inizierà a realizzare il tutto, ed è esattamente in questo momento che il bisogno di conoscere e ricordare quanto più possibile del proprio figlio diventa fondamentale. La memory box è una scatola utilizzata per conservare ricordi importanti, uno spazio fisico e mentale utile per ricordare e onorare la memoria di vite preziose. Un piccolo ma immenso gesto che racconta il passaggio breve, ma eterno, dei nostri bambini. Un segno di rispetto per iniziare terapeuticamente a collezionare ricordi. Ogni memory box donata, grazie a CiaoLapo, in realtà non è mai una scatola vuota. Il suo interno non contiene solo dei doni, creati da cuori e mani consapevoli, ma tutte le storie di figli volati in cielo troppo presto e dei loro incredibili genitori.

Ecco perché ogni volta che dono una memory box di CiaoLapo, le mie mani si perdono sulla sua superficie cogliendo attraverso il tatto, vibrazioni di rispetto, di ricordi e di “presenza”.

Perché è così che ho imparato a “stare nel lutto”, un passo indietro, sempre.

 

Cecilia Gioia, mamma di cielo e di terra

Psicoterapeuta

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