Astensione obbligatoria o rientro? Legge 53 8/3/00

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Frank71 ha creato la discussione Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Discussione relativa a questo articolo sulla astensione obbligatoria

Sottoscriviamo pienamente l'iniziativa. Come avviene la raccolta delle firme?

Ciao,
Francesco e Luisa
#17

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alfredo ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Cari Francesco e Luisa,
innanzitutto benvenuti!

Non abbiamo ancora organizzato una vera e propria raccolta di firme perché prima vogliamo finire di sondare il terreno in termini legislativi.

Questa iniziativa nasce dall'esperienza della nostra amica/associata Amanda che, essendo dipendente pubblica, si è trovata nella triste situazione descritta. Essendo Claudia una libera professionista, non avevamo mai pensato al problema fino alla settimana scorsa.

Abbiamo appuntamento con un avvocato esperto in diritto del lavoro la prossima settimana ed abbiamo preso contatti anche con alcuni patronati.

Al momento non escludiamo di riuscire a trovare il sostegno sia legale sia \"politico\" di alcuni esponenti a livello comunale/regionale. Forse possiamo riuscire a sollevare il problema anche senza la raccolta di firme.

Se invece non ce la dovessimo fare, ricorreremo alla sollevazione popolare!
Vi faremo sapere al più presto.

Grazie e ciao

Lasciarsi andare alla rabbia è come afferrare un carbone ardente con l'intento di gettarlo a qualcun altro.
Sei tu il solo a bruciarsi.

Gautama Siddhartha Shakiamuni
#18
Ringraziano per il messaggio: claudia.c, Michela4febr

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Laura ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Mi sta molto a cuore la questione legata al vuoto legislativo, proprio perchè ne sono stata vittima in quanto lavoratrice dipendente di un privato (faccio la segretaria in uno studio tecnico).
Quando persi il mio bambino e venni a conoscenza dell'impossibilità di poter rientrare a lavoro, cercai spiegazioni a questa ingiustizia mandando anche lettere ai Ministeri competenti, ma niente risposte.

Ci tengo a sottolineare che tale situazione, non solo fu deleiteria per il mio stato psichico (dato che mi ritrovai a casa ad occupare un tempo che non più mi apparteneva stante la morte del piccolino) ma anche per il mio datore di lavoro che mi avrebbe ripreso a braccia aperte e che invece si trovò costretto ad assumere una ragazza in sostituzione di maternità (con tutti i disagi del caso!).

Lavorare per un privato, non è come lavorare in un ente pubblico o in un'impresa (dove per un'assenza non si hanno conseguenze rilevanti) e quindi presi coscienza che, al momento del mio rientro mi sarei ritrovata nella condizione di dover affrontare il mio datore di lavoro e metterlo a conoscenza delle mie intenzioni di avere un altro figlio, senza sapere quello che mi aspettava. Io ho avuto la fortuna di esser stata compresa in toto dal mio datore di lavoro (che per primo mi suggeriva di ritentare), cosicchè dopo poco tempo dal mio rientro sono rimasta incinta nuovamente, ma tante volte mi sono chiesta:\"E se il mio capo mi avesse detto che di gravidanze non ne voleva più sapere?\". E ciò sarebbe potuto accadere poichè, se guardiamo l'altra faccia della medaglia, ovvero la posizione del datore di lavoro, non è certo stata avvantaggiata poichè si è dovuto arrangiare con l'assunzione di una sostituzione di maternità, ha dovuto insegnare il lavoro ad un'altra persona che al momento in cui era riuscita ad impararlo era già il tempo del mio rientro ed ha dovuto poi successivamente affrontare una nuova gravidanza.
Mettiamoci anche nei loro panni....non vengono assunte le donne proprio per l'ostacolo gravidanza e poi, quando ci scontriamo con certe realtà, non troviamo gli appoggi giusti per poter adempiere ai nostri doveri.
La mia proposta sarebbe quella di poter mettere la donna nella condizione di poter decidere se rientrare o meno a lavoro (alcune donne, stante il loro disagio psichico, potrebbero preferire restare a casa, piuttosto che sobbarcarsi anche lo stress da lavoro) , soprattutto nei casi in cui c'è il consenso del datore di lavoro

Spero vivamente che Claudia ed Alfredo riescano a trovare i sostegni utili e necessari affinchè si possa lottare per questa giusta causa.

Io sono e sarò con voi.
Ciao
Laura
#19

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claudia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Grazie per la tua testimonianza, anche noi pensavamo di suggerire la possibilità di lasciare libera scelta alle madri.
Ti terrò informata.
Claudia

Claudia
Che io possa avere la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio e la forza per cambiare quelle che posso cambiare e la saggezza per conoscere la differenza tra le une e le altre e intravedere le scelte dove pensavo non ce ne fossero\"
#20

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Denise ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

anch'io ho vissuto questa ingiustizia (non si può definire altrimenti) perchè anch'io sono dipendente pubblica.
Dalla direzione del mio ente hanno telefonato a vari uffici per sapere se era possibile per me tornare a lavorare prima e di persona mi sono recata all'ufficio del lavoro di Milano ma non ho ottenuto nulla.
Non è neanche stata vagamente presa in considerazione una rinuncia scritta al diritto sancito dalla legge.
Mi è stato più o meno spiegato dal mio direttore, che è avvocato, che lasciare la scelta alla lavoratrice poteva permettere a datori di lavoro senza scrupoli di obbligare a una scelta piuttosto che ad un'altra.
Alla fine sono stata a casa tre mesi, nel periodo natalizio per giunta...
Ricordo che andavo almeno una volta alla settimana in ufficio e ci passavo tutta la mattinata.
Stare a casa era uno strazio.
Qualsiasi cosa mi impegnasse era ben accetta!
Mi ha occupata molto montare con il pc il filmino del matrimonio di due miei cari amici. Taglia, incolla, cerca la musica giusta...un bel po' di ore le ho consumate così. Meglio di niente!

Sono con voi qualsiasi cosa decidiate di fare!
Tenetemi informata.

Denise
#22

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carla ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

ho letto le vostre testimonianze. Penso anch'io che dovrebbe essere data alle donne la possibilità di scelta, non di fuga però dai propri pensieri. La mia esperienza è invece diversa, sono libera professionista e purtroppo questo significa che se lavoro ci sono delle entrate, altrimenti... Quando due anni fa la mia piccola Irene è morta di leucemia sono tornata a lavorare dopo quindici giorni spinta da mio marito e i miei familiari che non volevano rimanessi a casa da sola con i miei pensieri. Con il senno di poi ho sempre detto che mi sono presa troppo poco tempo, avrei avuto bisogno di recuperare le energie prima di tornare a lavorare. Quando quest'estate la nostra piccola Chiara a trentanove settimane passate è andata da Irene senza trascorrere qui con noi parte della sua vita, mio marito non ha fatto nessuna pressione. Lui ha preso due settimane di ferie, poi è tornato al lavoro, io invece ci sono tornata dopo quasi tre mesi perchè non avevo scelta. Non posso non lavorare, significa non avere entrate. Per me è difficile lavorare, la concentrazione se ne va, la motivazione viene meno...io ho sempre sentito la vocazione a diventare mamma ed ho bisogno di stare sola, con i miei pensieri a leccarmi le ferite, a recuperare le energie per poter vivere fino in fondo il tempo che ci è dato. Per fortuna accanto a me ci sono mio marito e mio figlio, quando torno dal lavoro so che il mio tempo è per loro e con loro.
Ma ci sono tante \"mamme\" ed ognuna dovrebbe avere il diritto di affrontare questi momenti come ritiene meglio per il proprio benessere psico-fisico.
Un saluto a tutti. Carla
#23

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claudia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Cara Carla, anche io sono una libera professionista, e capisco perfettamente il problema. Non so dirti come ho deciso di ricominciare a lavorare tre settimane dopo Lapo, oltre alle motivazioni economiche c'era la necessità di riprendere contatto con la normalità, non avevo più bisogno di passare i mesi ad allattare, mi sembrava una beffa tremenda.
Mi ritengo comunque fortunata, perchè ho potuto scegliere, come, quando e quanto lavorare, e sono rimasta molto colpita dalla legge sull'astensione obbligatoria, perchè in un certo senso obbligando le madri a stare a casa le condanna spesso alla solitudine, esponendole a gravi rischi dal punto di vista del benessere psicofisico. Infatti, pensare troppo e non pensarci per nulla sono tutte e due modalità che ritardano il processo di lutto, che invece vive di fasi alterne, di pause, di crisi di flashback, di ricordi...
Il lavoro dovrebbe essere una possibilità per non isolarsi e deprimersi, non una fuga (questo dato, hai proprio ragione è molto forte soprattutto nei padri, che spesso scappano nel lavoro per non pensare).
Sarebbe davvero importante che ognuno avesse la possibilità di superare il lutto come ritiene meglio per lui, lavorando, stando a casa, metà e metà...il mondo del lavoro è impietoso con le donne in generale, ma in questi casi è anche peggio (non posso lavorare perchè devo allattare, ma non posso allattare, perchè non c'è più nessuno...è crudelissimo, secondo me).
Saluti, e a presto!

Claudia
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#25

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amanda ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Finalmente dopo 3 mesi di \"allattamento\" sono rientrata a lavoro, è soltanto 25 giorni che ho ripreso a lavorare ma già sento i benefici, le giornate passano più in fretta, la mente resta più libera da orrendi pensieri e frasi, che altrimenti giravano come un disco rotto, mi sento più \"leggera\", ma sopratutto si fanno due risate!!!!!
Sono sempre più convinta che questa è la mia medicina....se solo mi avessero fatto rientrare prima, ma purtoppo per lo Stato a quanto pare non esistiamo.
#34

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Lucy ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Forse sarò una voce fuori dal coro ma a me i tre mesi di astensione obbligatoria dopo il parto sono serviti. Non ce l'avrei proprio fatta a riprendere il lavoro, un po' per un discorso \"fisico\" dopo la meu alla 36.1 w ho avuto anche una cid, ma anche psicologicamente non sarei riuscita a tornare al lavoro e sentirmi chiedere \"allora è nata la bambina?\". Ciò non toglie che ogni persona dovrebbe avere la possibilità di scegliere. Però vorrei sottolineare una cosa: un'amica che ha partorito un bimbo ed in seguito ha avuto una depressione post partum ha iniziato dopo un mese a lavorare chiedendo all'ispettorato di non utilizzare l'astensione obbligatoria, le hanno accordato il permesso dietro presentazione di un certificato dello psichiatra che attestava il suo problema....

ps: grazie per aver creato il sito, un abbraccio
#35

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claudia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Ciao Lucy, infatti credo che ogni madre dovrebbe semplicemente avere la possibilità di decidere cosa è meglio per lei e per la sua salute, quanrto e come e se usufruire dell'astensione obbligatoria, senza dover fare per forza l'una o l'altra cosa. Ognuno di noi ha modalità diverse di recupero, e diversi sostegni sociali:, di questo la legge dovrebbe essere cosciente, anziche semplicemente ignorare l'esistenza di una categoria \"speciale\" di mamme.
Grazie per essere passata, torna quando vuoi.
Claudia

Claudia
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#36

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alfredo ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Riprendo in mano questo argomento che potrebbe sembrare un po' trascurato, dati gli impegni pressanti che abbiamo per organizzare il congresso.
In realtà abbiamo fatto diverse cose:
  • contattato alcuni avvocati
  • contattato patronati e preso accordi per discutere la questione all'interno dei loro consigli
  • contattato dirigenti della Regione Toscana e responsabili cnsultori ginecologici di tutta la Regione
  • è in programma un'incontro con un consigliere regionale per valutare la possibilità di presentare a livello nazionale (tramite Regione Toscana) la richiesta di modifica della legge

Tuttavia, come voi capite benissimo, l'argomento è molto delicato.
La legge per gli altri versi è ottima, garantisce una tutela alla donna (e ora anche al marito) che è assai lontana in molti altri paesi \"evoluti\". Mettere mano a una cosa del genere potrebbe essere considerato \"pericoloso\".

Soprattutto perché la problematica sollevata da Amanda e da voi confermata, a livello legislativo non è minimamente percepita. Quando abbiamo parlato con i vari responsabili \"politici\" sono rimasti tutti a bocca aperta, mentre i responsabili dei consultori avevano (ovviamente) il problema ben chiaro.

Per fare il punto, stiamo progettando di creare un piccolo questionario (penso da compilate online) per raccogliere la vostra opinione in proposito tramite questo e altri siti (fondamentalmente quello della associaizone Sullealidiunangelo con cui collaboriamo strettamente) in modo da presentarci nei palazzi della politica con dei numeri e delle opinioni che rappresentano persone \"reali\" e non concetti astratti.

Inoltre ci serve anche per capire se questo che a noi sembra un problema, magari non da la stessa impressione alla maggioranza delle persone che si sono trovate nella stessa situazione e quindi potremmo fare un errore (o comunque una cosa non gradita) nel chiedere la modifica della legge.

Vi terremo comunque informati (anche tramite email) quando sarà disponibile il questionario.

Grazie a tutti e a presto

Lasciarsi andare alla rabbia è come afferrare un carbone ardente con l'intento di gettarlo a qualcun altro.
Sei tu il solo a bruciarsi.

Gautama Siddhartha Shakiamuni
#74

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tox ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Dico anche io la mia su questo argomento sicuramente difficile.
Lasciare la completa scelta alle madri su come comportarsi nell'astensione dal lavoro può essere una buonissima cosa, ma bisogna essere certi che il datore di lavoro non \"forzi\" questa scelta.
Voglio dire che se è lo stato che impone l'astensione , il datore di lavoro non può certo prendersela con la lavoratrice.
Nell'altro caso invece, in molte piccole realtà si potrebbero verificare situazioni in cui il datore di lavoro, in maniera diretta o indiretta, forza la scelta della donna.

Infine io non sono nemmeno così sicuro che tornare velocemente al lavoro sia sempre la cosa giusta... dovrebbe essere dato il tempo ai genitori di digerire un po la situazione, altrimenti si rischia che il dolore venga solo sepolto sotto un mare di impegni senza essere in realtà affrontato.
Come padre sono dovuto tornare al lavoro piuttosto in fretta e certo sono tornato alla vita \"normale\", volente o nolente, ma è certamente brutto dover lavorare mentre tutto se stesso è impegnato in altri pensieri: sentire parlare dei cosiddetti \"problemi\" di lavoro mentre dentro soffri per la perdita del tuo bimbo/a è solo frustrante.

Una domanda che non c'entra nulla: ma il convegno del 10 marzo è solo per gli addettia i lavori o anche x le coppie di genitori ?

Saluti, fabio
#79

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alfredo ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Caro Fabio,
innanzitutto benvenuto!

Inizio con una risposta \"che non c'entra nulla\": il convegno è aperto a tutti. Per i soci è gratuito, per gli altri costa 30 ? che servono a coprire le spese ed eventualmente a finanziare le attività societarie, se dovesse avanzare qualcosa....

Poi grazie per stimolare il dibattito, che è proprio quello che cerchiamo con questo forum.

Venendo al dunque, credo che nessuno di noi pensi che tornare subito al lavoro sia la cosa migliore per tutte.
Io in particolare ritengo che per la maggioranza delle mamme sia più utile stare a casa.

Tuttavia, esiste un certo numero di mamme (ma quante? chi lo sa? anche questo stiamo cercando di stabilire) che, in base alla loro situazione familiare, sociale, lavorativa etc.. a un certo punto hanno ritenuto di giudicare che per loro sarebbe stato meglio tornare prima al lavoro, ma è stato loro impedito.
Alcune hanno anche avuto grane con l'INPS e qualcuno ha anche scritto al Presidente della Repubblica (vero Amanda....?)

Noi vorremmo cercare di capire se per questo gruppo di mamme si può fare qualcosa.

Certo la questione delle pressioni eventuali è un problema molto serio che non abbiamo ancora risolto.
Anche l'opportunità del giudizio secondo me è un problema: queste mamme saranno in grado di giudicare opportunamente che è il caso di ricominciare, o, come tu suggerisci, stanno in fondo sfuggendo alla elaborazione del lutto? Sarà il caso di pevedere un percorso di sostegno obbligatorio, prima di rientrare?

Per questo c'è questo thread nel forum. Abbiamo bisogno di idee da parte di chi questa situazione l'ha vissuta, per capire se possiamo evitare qualche ulteriore disagio a coloro che purtroppo dovranno viverla in futuro.

Può anche darsi che al termine della discussione scopriremo che conviene lasciare le cose come stanno. Ma sarà comunque valsa la pena di parlarne tutti insieme.

Ciao e grazie ancora

Aspettiamo i commenti di tutti!


PS: caro Fabio, mi fa piacere leggere quello che scrivi perché purtroppo non sono molti i padri che riconoscono e parlano apertamente di un dolore che è anche loro e non solo delle madri, ma che quasi sempre resta \"sepolto\" sotto gli impegni, la necessità di tornare alla normalità e l'illusione di aiutare la compagna mostrandosi \"invulnerabili\". A presto

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Gautama Siddhartha Shakiamuni
#80

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Lucia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

ciao a tutti,
dunque i'argomento ovviamente mi interessa in prima persona (sono Lucy di sullealidiunangelo), e volevo portarvi la mia esperienza personale, in quanto differente. Io ho un contratto a progetto e di fronte al mio rientro anticipato all'inps inizialmente non hanno saputo dirmi nulla perchè i contratti a progetto sono complessi e, nonostante la loro diffusione, sconosciuti a iivello di normative.
Alla fine siamo giunti alla conclusione che potevo rientrare visto che per il mio contratto non c'è l'obbligo di maternità, ma la possibilità di usufruire di cinque mesi di permesso, non retribuiti.
Relativamente alla possibilità che il datore di lavoro si approfitti di un'eventuale libera scelta della madre o del padre lavoratore, devo ammettere che per come vanno le cose, in effetti è un rischio reale.
A prescindere da ciò che mi sono sentita dire dall'impiegata dell'inps, \"signora, dovrà pur riprendersi no?\", e se non avessi avuto le lacrime agli occhi le avrei chiesto volentieri se secondo lei bastano cinque mesi per \"riprendersi\"; la scelta di rientrare al lavoro prima o dopo è veramente troppo personale.
Io sono rientrata dopo due mesi, non mi sentivo (e non mi sento, visto che è solo una settimana che sono rientrata) pronta, ma personalmente ho avuto paura di entrare definitivamente in depressione e mi sono convinta che le cose di cui avevo paura non sarebbero scomparse col tempo, ma solo con il coraggio di affrontarle.
Ma, ripeto, è personale.
Intanto però vi do la mia completa disponibilità per qualsiasi cosa possa servire a portare \"alla luce\" il problema.
Grazie per il lavoro che state facendo.
Lucia
#82

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claudia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Benvenuti a tutti, e grazie per il vostro aiuto...dirimere questa questione legale è molto delicato, e bisogna avere una conoscenza precisa del problema e delle possibili strategie per risolverlo.
Il problema delle pressioni del datore di lavoro è importante, e certo va considerato.
Il problema della soggettività della scelta è centrale, perchè ogni donna attraversa il suo lutto con i suoi tempi, modi e con il suo background caratteriale e sociale, quindi può andare bene ciascuna opzione (lavoro sì o no), dipende dal caso personale.

Credo che, al di là del primo mese, per il quale è attesa anche la visita di controllo ginecologica, i mesi su cui orientare la possibilità di scelta dovrebbero essere gli ultimi due dell'astensione obbligatoria; questo perchè un mesetto di adattamento c'è per tutti, due possono essere troppi, tre possono essere addirittura nocivi.

Un modo per stabilire con maggiore certezza questo sarebbe studiare il lutto nelle madri durante il progredire dei mesi e combinarlo con uno studio sulla qualità della vita e sull'effetto del \"tempo libero\" sul benessere psicologico.

Questo può essere un modo per stabilire in maniere più attendibile (anche retrospettivamente, su persone che ci sono già passate da un pò) il peso dell'astensione dal lavoro sul benessere.

Non è la cosa più semplice del mondo, ma essendo il mio lavoro, non è impossibile.
Altre idee?

Claudia
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#84

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