Astensione obbligatoria o rientro? Legge 53 8/3/00

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tox ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Ho notato che parlate sempre di 3 mesi di maternità ... ma possono anche essere di più.
Ad esempio nel nostro caso i mesi sono 5 perchè la MEF è capitata alla 29 settimana quando mia moglie era ancora al lavoro. In pratica con la attuale legge il periodo di astensione totale pre e post parto è 5 mesi, se una parte è stata fatta prima del parto... bene, altrimenti deve essere recuperata dopo.
#85

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amanda ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Si hai ragione Tox, noi facciamo riferimento solo hai 3 mesi ?di allattamento?, ma non preoccuparti siamo a conoscenza del fatto che appena si intacca la fatidica 26ma settimana e si entra nel periodi di astensione obbligatoria siamo fregate e da li in poi qualsiasi cosa accada siamo obbligate ad usufruire di tutti e 5 i mesi!!!!
Se posso dire la mia, visto che sono stata quella che ha scagliato la pietra, scrivendo anche al Presidente Napoletano, tra l?altro con mia grande meraviglia ho ricevuto anche una lettera di risposta, io sono d?accordo con Claudia, si è vero il primo mese è di assestamento, non capisci nemmeno che ti è successo, figuriamoci se ti viene in mente il lavoro, ma poi scatta qualcosa, il senso di vuoto si fa più concreto e a casa ti senti inutile, infatti è stato proprio dopo un mesetto che ho mi sono detta basta me ne torno a lavorare, così mi distraggo un pò, tanto a casa che ci stò a fare, ma quando mi è stato detto che non potevo rientrare mi sono sentita veramente presa in giro, come si suol dire?.oltre la beffa, il danno!!!! Ovviamente questa è la mia versione, io continuo a ripetere che la cosa se sarà, dovrà essere facoltativa.
Ciao ciao
#87

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Laura ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Anche io sono fra quelle che è dovuta stare a casa quasi 5 mesi ... per cui dico, se invece di far scattare l'astensione obbligatoria dalla data presunta del parto, la si facessa scattare dalla data effettiva .... forse così si accorcerebbero le distanze e la tortura (per lo meno per me è stato così!) di stare a casa si affievolirebbe!

Anche io, come Amanda, sono stata il primo mese completamente fuori dal mondo, ho trascorso giorni in cui avevo anche grossi problemi a gestire la mia prima figlia ... ma poi la mia mente ed il mio corpo hanno proprio richiesto aiuto, probabilmente anche perchè vivevo nella consapevolezza e nell'incubo di non riuscire nemmeno a rifare un letto, senza considerare le crisi di pianto quando rimanevo in casa sola! ... dal momento in cui scoprii dell'impossibilità di rientrare a lavorare ... aiuto e non sapendo come fare, mi iscrissi ad un corso di autocad (fra l'altro faccio la segretaria, quindi vi potete immaginare quanto mi sia servito!) che mi aiutava quel tot di ore la settimana a non pensare ... e soprattutto mi mise alla prova (la difficoltà a concentrarmi che avevo i primissimi tempi piano piano riuscii a perderla fino ad acquistare la completa padronanza di me stessa e delle mie capacità!!).

E' vero anche, come dice Fabio, che il rischio della scelta del rientro alla madre può diventare un'arma a doppio tagli per il datore di lavoro: infatti, il consulente del lavoro mi spiegò a suo tempo che questa costrizione della L. 53/2000 nasce a tutela della madre, che negli anni '70 con la Legge allora vigente, non essendo prevista l'astensione, le madri davanti a casi del genere, venivano costrette a rientrare a lavorare immediatamente fregandosi del loro stato psico-fisico ..... ciò va sicuramente considerato!

Però dico anche: perchè coloro che decidono di elaborare il lutto restando a casa possono farlo e invece coloro che decidono di elaborarlo diversamente non possono farlo? ....

Se parliamo ancora di ripresa psicologica niente è logico, se pensiamo che vengono concessi (forzati) questi tre mesi, a volte più, nel caso di morte intrauterina, mentre nel caso in cui venga a mancare un figlio in altre circostanze, lo Stato ci concede dai tre ai cinque giorni di congedo dal lavoro? .... vi sembra normale?

Io rimango dell'idea, ovviamente è la mia opinione personale, sulla bse della mia esperienza, che la miglior cosa sia quella di lasciar decidere alla madre e magari tutelarla predisponendo degli apparati che vigilano affinché la sua scelta sia rispettata in toto!!

Ciao a tutti
#88

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carla ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Ritorno dopo un po? di tempo in questo forum che però nel tempo non ho mai tralasciato di visitare tutti i giorni .
Penso sia importante riflettere su questo tema, perché purtroppo la mia esperienza è che noi genitori siamo fondamentalmente soli dopo esperienze di questo tipo.
Io sono una psicologa ho studiato l?elaborazione del lutto, ma viverlo è un?altra cosa. Dopo la morte della nostra piccola Irene per leucemia non ho cercato con mio marito degli aiuti all?esterno. La vita e la storia di Irene ci avevano dato l?occasione di accompagnarla durante gli ultimi due mesi e mezzo della sua vita o a volte penso di farci accompagnare proprio da lei a cominciare ad elaborare il distacco, il lutto. In questo percorso siamo stati accompagnati anche dal personale medico, infermieristico dell?ospedale di Padova e di Treviso che si sono sempre dimostrati molto vicini e ?compartecipi? di quello che stavamo vivendo. Certamente quando Irene è volata in cielo non è stato facile andare avanti, ma ce l?abbiamo fatta.
Con la perdita di Chiara al termine della gravidanza è stato completamente diverso, tutto improvviso ed inaspettato: eravamo pronti ad abbracciarla e non abbiamo potuto tenerla con noi!
E questa volta anche su suggerimento di quelle stesse dottoresse che ci erano state vicine durante le ultime fasi della vita di Irene, ho cercato un aiuto. Purtroppo devo dire che non sono stata capace di trovarlo. Al momento della dimissione ci hanno indirizzato verso un neuropsichiatria che si occupa di genitorialità (noi abbiamo anche un altro bambino di sette anni) e successivamente su indicazioni di un?ostetrica sono andata anche da un medico che lavora in un hospice per malati terminali e che si occupa di elaborazione del lutto (ha dato vita a dei gruppi di auto mutuo aiuto per persone che hanno subito diversi tipi di lutto, ha fatto corsi di formazione anche alle ostetriche sul lutto). Mi sono sentita compresa ed ascoltata ma non ho trovato una competenza specifica sul lutto successivo a morte endouterina. Entrambi mi hanno detto che avevo un buon entourage e competenze in me per superare la difficoltà (mi chiedo: ma avevo voglia di tirarle fuori per continuare la mia, la nostra vita di famiglia?).
Ritengo che sia importante lasciare la donna libera di decidere se utilizzare e come i mesi di aspettativa, ma come dice Alfredo sarà il caso di prevedere un percorso di sostegno? un percorso con persone competenti e specializzate?
Io personalmente penso di sì, ma c?è la necessità di avere persone preparate e non solo ?sensibili e capaci di comprendere? ciò che noi mamme, papà, fratelli e sorelle stiamo vivendo.
Penso potrebbe essere una buona idea aprire dei ?servizi? ai quali possiamo rivolgerci non solo nelle prime fasi del lutto ma anche quando più in là nel tempo siamo in difficoltà o ??
Scusate la mia prolissità e complimenti per l?iniziativa del convegno a cui però non credo di riuscire a partecipare. Sarà poi possibile avere, anche a pagamento, copia degli atti?
Un abbraccio
Carla
#89

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claudia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Grazie Carla, per aver condiviso con noi questa tua esperienza.
Vedi, anche io sono \"del mestiere\" ma ho avvertito fin da subito la differenza di questo lutto rispetto ad altri tipi di perdita.
E non ho trovato risorse disponibili, o facilmente accessibili, nè nella mia regione nè a livello nazionale.
Con fatica, e grazie alla pubblicazione di un libro \"sostegno psicologico in gravidanza\", ho conosciuto Pierluigi Righetti, che insieme al collega Casadei, si occupano in alcuni ospedali del Veneto di accompagnamento alla nascita, e anche dei suoi diversi esiti, compresa la perdita. Loro sono tra i primi in Italia ad aver portato un contributo ed un sostegno psicologico specifico alle donne che perdono un figlio, e stiamo dunque cercando di avviare collaborazioni a livello più ampio, in modo da formare più persone possibili e modificare l'approccio standard, a tutt'oggi insufficiente, soprattutto nel periodo dell'elaborazione del lutto.
Come associazione ho preso contatti con due associazioni americane e inglesi, allo scopo di poter invitare le docenti in Italia e avviare percorsi di formazione specifici (ne fanno annualmente negli USA, sia per genitori che vogliono aprire gruppi di autoaiuto, sia per professionisti).
Sono dell'idea che sarebbe importante impegnare il tempo dell'astensione dal lavoro in modo costruttivo ed utile per l'elaborazione del lutto, ed è evidente che per fare questo sono necessarie:
risorse disponibili (sia telematiche, che consultoriali) con personale preparato specificamente sul lutto perinatale (senza risorse, stare a casa a guardare il soffitto non aiuta per nulla)
tempo disponibile (se una persona rientra subito al lavoro 12 ore al giorno, la sua elaborazione del lutto sarà comunque diversa e più complessa).

Quindi offrire ai genitori accoglienza, progetti a medio e lungo termine di counseling e la possibilità di scegliere modi e tempi di rientro al lavoro, in dipendenza delle loro personali risorse ed esigenze psicologiche, potrebbe dare una grossa spinta ad una corretta elaborazione del trauma, in modo da non doverne pagare le conseguenze in seguito.
Ciao a tutti

Claudia
Che io possa avere la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio e la forza per cambiare quelle che posso cambiare e la saggezza per conoscere la differenza tra le une e le altre e intravedere le scelte dove pensavo non ce ne fossero\"
#90

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Raffy ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Il rientro al lavoro dopo una esperienza così drammatica è fondamentale per poter riprendere in mano la propria vita...
Io sono fortunata, perchè anche se come dipendente pubblico (presso l'università) non potrei lavorare fino al temine previsto per legge, ho avuto la possibilità di rientrare gradualmente al lavoro godendo del fatto di essere anche vincitrice di un dottorato di ricerca.
Posso testimoniare che il fatto di lavorare mi sta aiutando moltissimo, perchè evita quella solitudine che spesso contribuisce a ricordare eventi spiacevoli..
Sono con voi per qualunque iniziativa che possa consentire la libertà di scelta per le mamme che stanno vivendo nell'impossibità di rientrare al lavoro.
Raffy
#178

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claudia ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Prima di Pasqua dovrei pianificare due incontri, uno a livello provinciale e uno a livello regionale.
Mi dicono che questa legge è blindata, e che è considerata nell'insieme una tale conquista per la donna che modificarla è un'impresa ardua (per non creare precedenti di sorta). Io comunque proverò lo stesso almeno a sensibilizzare i politici, poi vediamo.
Vi terrò aggiornati, grazie molte.

Claudia
Che io possa avere la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio e la forza per cambiare quelle che posso cambiare e la saggezza per conoscere la differenza tra le une e le altre e intravedere le scelte dove pensavo non ce ne fossero\"
#184

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serafina ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Vedo che è da molti mesi che state discutendo su questo tema delicato.
Anche io sono un dipendente pubblico e la legge mi ha obbligato a recuperare i mesi non usufruiti fino alla data presunta del parto ed i successivi tre mesi di astensione obbligatoria. A differenza delle altre esperienze a me a fatto piacere che questa legge tutelasse così bene la donna che ha perso un figlio attraverso la MIF. Lo so che alcune di noi, per come sono fatte, non vedevano l'ora di ritornare al lavoro. Ma pensate a quelle donne a cui non è dato scegliere! La richiesta di \"Modificare la legge\" può essere utile per chi come Amanda desiderava rientrare al più presto sul posto di lavoro. Ma questo dipende molto dalla persona e dal tipo e posto di lavoro. Nel mio caso rientrare al lavoro sarebbe stato devastante. Non avrei potuto riflettere ed elaborare il mio lutto, essendo il mio un lavoro a contatto con i problemi delle persone, e mi sarei fatta carico come al solito dei problemi degli altri, senza probabilmente pensare ai miei di stati d'animo e alle mie difficoltà.
Mio marito non ha voluto nemmeno godere dei tre giorni di lutto (che spettano quando ti muore una persona prossima), un po' perchè lui non riesce a stare fermo, un po' perchè il lavoro che svolge non gli permetteva di assentarsi , così lo ho \"obbligato\" a farsi almeno due giorni di lutto...perchè egoisticamente io avevo bisogno di lui. Anche i papà/mariti a mio avviso dovrebbe poter usufruire di un periodo di astensione. Anche loro come noi mamme/mogli hanno subito un lutto importante, magari il primo della loro vita perchè magari relativamente giovani e perchè vivaddio i genitori ci sono ancora.
Occorrerebbe un po' tutelare anche i papà all'interno dell'eventuale successo di \"Modifica della legge\".
Serafina
#273

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amanda ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Ciao Serafina,fa piacere che anche te hai dato la tua opinione, l'intento però non è quello di togliere l'opportunità di usufruire dei mesi di astenzione ma di rendere la cosa facoltativa, in modo da dare alle mamme l'opportunità di scegliere se rientrare o meno a lavoro, per quanto rigurda l'argomento papà/mariti sono daccordissimo con te, anche loro dovrebbero aver a disposizione un eventuale periodo di astenzione, se pensi che mio marito per stare a casa ha dovuto prendere ferie, perchè non gli hanno riconosciuto nemmeno i 3 giorni di lutto familiare, in quanto per loro non era un familiare!!!!
#274

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serafina ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Forse Amanda non mi sono espressa chiaramente. Come te anche io penso che occorre poter scegliere se rimanere a casa oppure riprendere a lavorare. Ma con alcuni degli interventi precedenti sono d'accordo, perchè lasciare a volte la facoltà al dipendente di poter scegliere fa si che alcuni lavoratori approfittino della cosa obbligandoli a rientrare al lavoro...se no il licenziamento! Noi dipendenti pubblici siamo privilegiati. Nel mio lavoro spesso e volentieri ho visto situazioni in cui dopo alcune settimane dal parto (perchè donne con lavoro irregolare) hanno dovuto obbligatoriamente riprendere a lavorare per questioni economiche e perchè il loro posto poteva essere tranquillamente subito occupato da un'altra persona, oppure ci sono altre situazioni di lavoro dipendente privato in cui le donne possono solo usufruire della aspettativa obbligatoria della maternità e di quella facoltativa non se ne parla nemmeno, se no scatta il licenziamento. Claudia dice che Modificare una legge cosiddetta \"blindata\" è difficilissimo, ed è vero!Questa legge è nata appunto per tutelare proprio quelle donne che non potevano affatto scegliere, che non potevano tutelare la loro maternità. Noi siamo mamme speciali, ma bisogna pensare a tutte quelle mamme che pur nella gioia della nascita del loro figlio non possono viversi questo momento per mancanza di scelta.
Mi fa piacere che condividi il mio discorso sulla possibilità di astensione per i papà.:)
Invece mi dispiace moltissimo:( ciò che è accaduto a tuo marito ed in specifico all'insensibilità dimostratagli sul posto di lavoro. Non considerare vostro figlio un familiare è vergognoso!Cosa vuol dire che il tuo bambino non esisteva solo perchè non era fuori dalla tua pancia? Sono indignata per quello che avete dovuto subire. Un abbraccio, Serafina
#275

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Antonella ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Sono d'accordo di lasciare alle mamme la scelta di rientrare prima dalla maternità. Tale scelta, però, dovrebbe essere tutelata e appoggiata da un/una psicologo/ga che segua la mamma (almeno) per tutto il periodo di maternità obbligatoria.
Appena successa la tragedia ero convinta che tornare al lavoro sarebbe stata la cosa migliore; ora che si sta avvicinando la data del rientro (3 maggio) e, soprattutto, mi sento più serena, mi pesa riprendere... ma forse non faccio testo... per me riprendere vuol dire anche tanta fatica visto che lavoro a 100 km da dove risiedo e ricominciare a fare la pendolare non mi invoglia sicuramente...
#288

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Barbara ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Claudia sa che una delle prime cose che gli ho detto quando ci siamo incontrate qualche mese fa era proprio il disagio di essere in astensione obbligatoria per maternità pur non essendolo. Io mi sono fatta tutte e 5 i mesi di astensione obbligatoria perchè ho \"dovuto\" fare il cesareo alla 25esima settima e se un pò di tempo è servito per uscire dal buco nero dove ero precipitata ad un certo punto sarei voluta rientrare al lavoro ma non ho potuto. Condivido molto di quello che è stato scritto fin ad ora e spero che le energie investite da Claudia, Alfredo e tutti quelli che stanno collaborando con loro portino a poter modificare la legge rendendo l'astensione facoltativa, lasciando alla donna la possibilità di scelta. Mi rendo conto che deve essere fatta con cognizione di causa perchè in ambienti di lavoro privati rendere l'astensione facoltativa potrebbe essere una pressione del datore di lavoro sulla donna ma penso che non si debba ragionare pensando ai \"furbi\" ma pensado ad aiutare chi già si trova in un momento di grande difficoltà.
#671

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Gina ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

mi fa sentire a mio agio vedere che parliamo la stessa lingua .. sono stata contenta di trovare questa discussione, nelle vostre parole ci sono anche le mie. A fine settembre, quindi a distanza di 3 settimane dalla perdita di Alice, sono andata a parlare con il mio datore di lavoro (il quale pensava fossi li' per chiedergli piu' tempo a casa);lui ovviamente e' rimasto stupito quando gli ho chiesto di tornare il prima possibile perche' \"avevo bisogno\" di tornare alla mia routine. Mi ha detto che si sarebbe informato, mi chiama dopo qualche giorno e mi da' la mazzata \"Gina,mi dispiace ma l'INPS ha detto che la maternita' e' obbligatoria quindi devi rimanere a casa.Mi sono sentita persa e mi sono detta \"come faccio a stare a casa..da sola..dove in ogni istante ricordo tutto quello che mi e' successo?\". Decido di darmi da fare, sto a casa il meno possibile, con la mia macchinina ogni giorno vado da qualche parte ma nel frattempo contatto l'INPS, contatto l'Ispettorato del Lavoro..e oltre alla negazione sul fatto di tornare prima al lavoro, mi e' toccato parlare anche con gente di una freddezza incredibile. Tra una cosa e l'altra il periodo di \"maternita' obbligatoria\" e' passato ma sono intenzionata a fare qualcosa, voglio mandare email a tutte le istituzioni coinvolte..perche' non e' giusto, perche' se fossi stata solo un po' piu' fragile, rimanere a casa da sola tutto questo tempo mi avrebbe fatta cadere...
Provero' a mandare qualche email..ho seri dubbi sulle eventuali risposte ma ci provo..
Un bacio,
Gina

Meravigliosa creatura..un bacio ancora..
#2431

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amanda ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

Anche io come avrai letto ebbi lo stesso tuo problema!!!!
An suo tempo mandai una mail a Presidente della Repubblica che all'epoca era Ciampi, mi fu risposto per posta ordinaria direttamente dal Quirinale, spiegandomi che non era competenza loro ma bensì del Ministero della salute e che avrebbero fatto presente la mia richiesta alle debite autorità, ovviamente da li non ho saputo più niente:dry:
#2435

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raffaella ha risposto alla discussione Re:Vuoto legislativo in caso di natimortalità

io sono una voce fuori dal coro perchè sono rientrata al lavoro dopo una settimana, ma vi spiego lavoro in studio con mia sorella, mio papà e due dipendenti che sono qui da 20 anni (in pratica di famiglia) e stavo molto meglio qui che a casa da sola. in ufficio sono in famiglia, quando ho avuto le mie crisi di pianto qui c'era sempre qualcuno che mi dava la spalla per appoggiarmi... invece a casa sarei veramente stata sola con i miei pensieri.
non è stato facile soprattutto affrontare i clienti.
però io sono stata fortunata perchè i giorni in cui non me la sentivo (vedi le ricorrenze mensili, la data presunta del parto) sono semplicemente stata a casa senza dovermi giustificare, se invece una donna rientra al lavoro poi deve anche render conto delle assenze e questo può non essere piacevole.

Come mamma credo che abbiate ragione a dire che la scelta spetta alla donna, anche se ritengo doveroso che almeno un mese sia obbligatorio per tutte e che come l'astensione viene certificata e richiesta da un medico anche il rientro anticipato dovrebbe esserlo, per tutti i motivi già detti di un eventuale strumentalizzazione del rientro da parte del datore di lavoro. si pone il problema di quale struttura e di quali medici potrebbe operare una richiesta simile in un paese come il nostro dove il dolore sembra non dover esistere.
Come avvocato e consulente del lavoro cercherò di chiedere al mio consiglio provinciale se è possibile promuovere qualche azione in questo senso ma ritengo che sia una legge ben fatta per molti aspetti e che ci sia molta paura a livello politico nell'eventuale sua revisione. se penso che in america hanno diritto a tre settimane di maternità inorridisco e penso che siamo un paese molto avanzato in questo senso.

la cosa principale da capire è quale modifica precisa alla legge chiedere in modo da portare avanti un intento comune a livello nazionale. io propongo che venga data la possibilità di un rientro anticipato se vi è il parere favorevole di uno psicologo che abbia seguito la donna nel suo percorso di lutto (obbligando così anche a fare in modo che le mamme di bambini speciali non vengano lasciate sole ma supportate). che ne dite?

scusate se mi sono dilungata ma lo sento molto come argomento,
grazie

p.s. per claudia in un post dici che il dott Righetti è uno dei primi che si è interessato del problema del lutto, io so che collaborava con l'ospedale di conegliano, e mi chiedo come mai invece in ospedale vi sia una totale freddezza e non consapevolezza del problema del supporto ai genitori. mi dispiace che non sia riuscito a fare nulla qui a conegliano.
#2460

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