Return to Zero Sean Hanish Return to Zero

'Return to Zero' - Il film

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Ricostruire le proprie vite a partire da zero.

Return to Zero è il primo lungometraggio americano ad affrontare la vita di una coppia colpita dalla morte in utero del primogenito. E’ il viaggio accidentato di due persone e della loro comunità verso l’elaborazione del lutto.

L’obiettivo del film è molto ambizioso: cambiare finalmente il modo in cui comunemente le persone vedono la morte in utero e i suoi effetti sui genitori, le relazioni, le famiglie e l'intera comunità, contribuendo a creare quella cultura di consapevolezza di cui milioni di genitori nel mondo sentono la necessità.

 

“Creando potevo guarire,

creando ritrovavo la salute.”

(S. Kierkegaard)

 

“Tre meno uno uguale zero”

 

Ricostruire le proprie vite a partire da zero.

Uno zero tondo, ma vuoto, come le pance, prima tonde e piene di promesse, e poi vuote, svuotate, per sempre.

Zero rispetto alla vita di prima.

Zero rispetto al futuro, che pare improvvisamente lontanissimo.

Zero rispetto al presente, troppo spaventoso perché troppo vuoto.

 

Come si fa a tornare due?

Come si fa a ripartire da quel “tre meno uno” divenuto zero, e tornare prima due poi quattro?

Come si fa a far quadrare i conti, quando per molte persone non c’è stata nessuna sottrazione e siamo sempre stati solo due, perché un figlio atteso sembra avere un valore affettivo minimo o trascurabile?

Come si fa a affrontare tutto questo, e tutte le sue complicazioni senza disgregarsi in mille frammenti, passando da zero a -3?

Return to Zero di Sean Hanish offre uno sguardo su questo mondo parallelo e troppo spesso ignorato, abitato da migliaia di coppie alle prese con conti che non tornano, e con troppi zero da affrontare.

Return to Zero è il primo lungometraggio americano ad affrontare la vita di una coppia colpita dalla morte in utero del primogenito. E’ il viaggio accidentato di due persone e della loro comunità verso l’elaborazione del lutto.

L’obiettivo del film è molto ambizioso: cambiare finalmente il modo in cui comunemente le persone vedono la morte in utero e i suoi effetti sui genitori, le relazioni, le famiglie e l'intera comunità, contribuendo a creare quella cultura di consapevolezza di cui milioni di genitori nel mondo sentono la necessità.

Il cast del film è costituito da attori statunitensi professionisti, alcuni sono molto noti anche in Italia (Minnie Driver, Paul Adelstein, Alfred Molina, Connie Nielsen, Kathy Baker, Andrea Anders, Sarah Jones).

Dopo una campagna mediatica diffusa nel mondo da varie comunità di genitori in lutto, enti ed associazioni, il film ha iniziato un tour promozionale da poche settimane.

Per l’Europa il film è stato proiettato per la prima volta a Roma al Rome Independent Film Festival (RIFF) nella serata di apertura, il 16 Marzo 2014 e una seconda volta, il 19 Marzo.

- Considero questo evento un importante punto di svolta per la cultura italiana - dice Claudia Ravaldi, medico psicoterapeuta, fondatrice e presidente di CiaoLapo Onlus, associazione che dal 2006 si occupa di sostegno al lutto perinatale in Italia – una cultura, la nostra, che manifesta ancora un notevole disagio nell’affrontare questo tema. Quando nel Maggio del 2013 Sean Hanish ha contattato CiaoLapo perché aderisse come promotore per l'Italia alla campagna #BreakTheSilence per dare visibilità al mondo sommerso del lutto perinatale, abbiamo accettato con piacere. -

L’obiettivo era molto ambizioso: presentare Return To Zero nel mondo e portarlo all’attenzione dei media.

- Quando il regista ci ha chiamato, CiaoLapo Onlus è divenuto local leader per l’Italia, e abbiamo iniziato a sensibilizzare i media e la popolazione dei genitori in lutto. Con un successo piacevole e inatteso al tempo stesso – conclude Claudia Ravaldi – dal momento che dopo solo tre giorni erano già state raccolte 20.000 adesioni.

A pochi mesi di distanza siamo orgogliosi di annunciare che il progetto di sensibilizzazione è andato effettivamente in porto e la prima europea di RTZ sarà proprio nel nostro paese, al festival di Roma; questo è un altro importante passo avanti per la diffusione della cultura sul lutto perinatale in Italia.-

 

Gli autori:

Kiley HanishKiley Hanish e suo marito Sean sono i creatori del film Return to Zero.

Return to zero (e il suo sottotitolo altamente evocativo: tre meno uno uguale zero) è un film indipendente basato sull’esperienza di lutto che hanno vissuto Kiley e Sean quando il loro bambino è nato morto a termine di gravidanza. Questo è il primo film che affronta il tabù della morte in utero. Kiley è un professore associato di terapia occupazionale. Un altro suo campo di interesse riguarda gli aspetti trasformativi del lutto e  il modo in cui alcuni tipi di attività possano contribuire alla sua elaborazione.

Sean Hanish

Sean Hanish è un regista noto e stimato, già membro del “Director’s Guild of America” e del “Writer’s Guild of America”. Return To Zero è una storia vera basata sull’esperienza di perdita che Sean e la moglie Kiley hanno affrontato quando hanno perso il loro primogenito poche settimane prima del termine di gravidanza nel 2005. Gli attori di Return To Zero sono Minnie Driver, Paul Adelstein e Alfred Molina, ed è la prima volta che un film di Hollywood affronta il tabù della morte in utero. Sean ha inoltre promosso come editore il libro “Three Minus One”, un’antologia di storie, poesie e disegni di genitori in lutto da ogni parte del mondo.

 

 

Impressioni dalla prima europea a Roma

di Claudia Ravaldi

Il 16  Marzo è stata inaugurata l'edizione 2014 del Rome Independent Film Festival (RIFF).Return to Zero - Carla, Claudia, Alfredo, Kiley, Sean

Gli organizzatori della manifestazione hanno scelto di aprire il Festival presentando al pubblico italiano il film Return To Zero di Sean Hanish. 

Ho trovato questa scelta coraggiosa, moderna e rivoluzionaria al tempo stesso: coraggiosa, perchè aprire un festival del cinema con 106 minuti di pellicola che ha come tema principale la morte in utero e il lutto perinatale richiede nel nostro paese un certo coraggio. 

Moderna, perché con questa scelta, Fabrizio e il suo staff si sono dimostrati in linea con i paesi nordeuropei e con quelli di cultura anglosassone, che sono diversi lustri avanti rispetto all'Italia sul tema del lutto perinatale. 

Rivoluzionaria, perché aprire un festival del cinema con Return to Zero significa aprire alla possibilità di fare arte e cultura affrontando temi di nicchia.

Tre milioni di bambini ogni anno nel mondo muoiono in utero, ma la morte in utero per la nostra cultura resta un argomento "di nicchia".

Tre milioni di donne ogni anno passano dall'attesa al silenzio, e quello che accade alle loro vite e a quelle dei compagni si perde nel turbine sconclusionato dell'indifferenza e del pregiudizio.

Sei milioni di persone tornano a zero, ogni anno (compresi svariate migliaia di fratelli maggiori), inghiottite dal buco nero del lutto perinatale e dell'ignoranza sociale.

Ed ecco che Roma, la città eterna (come eterni sono i nostri figli nati-morti), la città che non è stata fatta in un giorno (come la cultura sul lutto perinatale), la città in cui sacro e profano si mescolano con imperativa maestria (come accade ad ogni genitore nella sua elaborazione del lutto), si trova ad ospitare il primo lungometraggio sul lutto perinatale.

Come ricorderete Return to Zero è un film che CiaoLapo, insieme a migliaia di genitori e svariate associazioni in tutto il mondo, ha iniziato a sostenere già nel febbraio 2013.

Ho scritto di Return to Zero più volte sul blog di CiaoLapo, perchè ho avuto la fortuna di poter offrire il nostro sostegno fin dalla prima campagna promozionale.

Aspettavo con trepidazione di vedere il film.

Sapevo che il film, se ben fatto, avrebbe potuto squarciare il velo di omertà e indifferenza che avvolge il tema della morte perinatale, permettendo a chi non la vive in prima persona di accostarsi ai genitori in lutto con consapevolezza e rispetto.

Speravo che le mie aspettative personali, l'investimento di tempo per promuovere il film e il piccolo contributo che l'associazione ha dato per poterlo distribuire fossero stati ben riposti.

Quindi il 16 Marzo siamo partiti alla volta di Roma, per raggiungere il RIFF, i nostri genitori locali, e lo staff di RTZ. Grazie al gruppo di genitori di Roma abbiamo potuto organizzare un piccolo aperitivo prima della proiezione del film insieme ai registi e ai produttori, nella stupenda cornice di Necci, lo storico locale degli intellettuali di Roma, a pochi passi dal Cinema L'Aquila.

 Return to Zero - Aperitivo con il cast e i genitori di CiaoLapoIncontrare di persona Sean, Kiley e Carla (la vera ginecologa di Kiley, di cui si parla nel film) è stato emozionante oltre ogni misura, perché dopo un anno di carteggi telematici abbiamo finalmente incrociato i nostri sguardi: si sono incontrati non solo dei genitori colpiti da lutto perinatale, ma anche persone impegnate quotidianamente, ciascuno con la propria professionalità, a promuovere la diffusione di una cultura consapevole del lutto perinatale e delle sue conseguenze.

 Avrei dovuto mangiare, ma avevo lo stomaco accartocciato.

Allora, seguendo l'esempio di Ilaria, ho bevuto un bicchiere di Bianco dei Colli Romani (che è perfetto tra l'altro per sciogliere l'imbarazzo del dialogo in inglese....) e ho discusso di prevenzione, di assistenza, della realtà italiana.

Intorno a quel lungo tavolo eravamo in tanti, mamme e papà. Ritrovarsi è stato un importante punto di partenza. 

Il Cinema L'Aquila ci ha accolto nella sala grande, che si è subito riempita di persone.

Dopo la presentazione di due corti, è iniziato il nostro film.

 

Sono bastati pochi minuti per rendersi conto di quanto il termine "nostro" renda perfettamente l'idea.

Return to Zero parla di noi.

Parla della felicità del desiderio e dell'attesa di un figlio.

Parla della spensieratezza e insieme dell'investimento che chiunque, in modo più o meno consapevole, fa quando sceglie di intraprendere una gravidanza.

Parla della focalizzazione su quel giorno, quella data, quel momento che abbiamo ben impresso nella mente fin dall'inizio, e che secondo noi segnerà l'inizio della vita da genitore.

Parla della routine, in cui ormai si svolgono i nove mesi dell'attesa, dove si è proiettati nel futuro, e il tempo sembra non passare mai, perchè il tempo è attesa, attesa soltanto.

Parla dell'intimità di una coppia che dialoga con il bimbo attraverso la pancia. 

Intimità preziosa, segnale incontrovertibile della relazione che già prima della nascita i genitori stringono con il nascituro.

 

E poi, parla di noi.

 

Descrive e ci permette di vivere (o di rivivere) istante per istante cosa accade dal momento in cui nel tuo utero cala il silenzio.

Racconta, oserei dire insegna, la routine dell'accesso in ospedale, le domande di rito delle ostetriche, la comunicazione della diagnosi da parte del medico. 

Ci costringe, attraverso l'eccelsa Minnie Driver, a partecipare al dolore. 

Non ci sono scappatoie, in Return to Zero, non ci sono "diversivi". 

Per 106 minuti c'è una costante che i genitori in lutto conoscono bene: c'è quell'amore in-finito, quel dolore infinito e incompreso dai più, e c'è la lotta di due genitori per non perderlo, quell'amore, e per non perdersi.

RTZ ci inchioda alle nostre responsabilità, non solo come genitori direttamente coinvolti dal lutto (siamo come funamboli e camminiamo su corde sdrucite, ma neanche ce ne accorgiamo, per quel che ci importa), ma anche come persone appartenenti a una società civile.

 

Return to Zero, e il suo formidabile cast, ci mostrano senza pietismo, cosa ci accade molto spesso dopo la perdita dei nostri bambini. Non fa sconti, RTZ, non indora la pillola, non si affanna, come invece facciamo tutti, a "risolvere" il problema, a fornire rimedi, a appiccicare l'etichetta "e vissero tutti felici a contenti".

Racconta il dolore del corpo traditore. La distanza, frutto della differenza di genere e della cultura sessita tra lutto dei padri e lutto delle madri. Evidenzia con maestria la distanza tra il "vecchio mondo" che continua la sua strada e il "nuovo mondo" dei genitori in lutto, che inevitabilmente si arresta, nell'attesa di raccogliere i cocci e farne ancora qualcosa di buono.

 

Durante i 106 minuti di film la mano di mio marito e la mia si sono strette per tutto il tempo, come in quel 13 Marzo del 2006. 

 

Ri-vederci, in parte, se non del tutto, raccontati da un'altra prospettiva, è stato doloroso (soprattutto pensando alla differente modalità di assistenza ricevuta, all'abisso che ancora c'è tra gli USA e l'Italia), ma anche catartico: il nostro bisogno di riconoscimento sociale, e istituzionale non è un capriccio. Non è frutto di qualche bizzarra patologia psichica, non è segno di lutto non elaborato. E' ciò che sei milioni di genitori ogni anno vorrebbero ricevere dopo un lutto perinatale. E' ciò che in alcuni paesi viene offerto, non certo come "consolazione" dal dolore del lutto, ma piuttosto come affermazione della "dignità" del genitore e della "dignità" del bambino.

E' come nel kintsugi: dopo la morte di un figlio non sei più intero. Deflagri in mille pezzi, piccoli e appuntiti, e non ti trovi più. Il ruolo di film come RTZ è quello di insegnare agli altri, come essere "colla" per quei mille pezzi, come essere valore aggiunto in un evento che nessuno vorrebbe mai vivere. Come raccattarli, quei pezzi, senza lasciare che si disperdano troppo.

 

 Return to Zero - Consegna del materiale di CiaoLapo

Sean Hanish ha scritto queste parole meravigliose, dopo il nostro incontro del 16 Marzo:

"Wow. What an extraordinary evening in Rome at RIFF! Thank you to Fabrizio for inviting us to be the Opening Night film! Thank you to my wife, Kiley, our dear friends and Executive Producer, Kelly & Kim Kahl, and the "real life" Dr. Claire, Dr. Carla Iacampo, and Wesley for joining us all the way from LA for this extraordinary event! Mostly, I would like to thank the 40+ parents fromCiaoLapo Onlus who made the trek from Florence to host a party for us before the premiere. You made tonight's screening forever memorable. Seeing the film with you, sharing our stories, is what has made tonight a once-in-a-lifetime experience!

I discovered tonight that in Italy there is no word for "stillbirth". None. There is simply no name for it. How much more difficult is it then for people here to break the silence on a topic when the word can't even be found in the dictionary. Kudos to the very brave people I met tonight, and all of our friends at CiaoLapo for their uphill battle BREAKING THE SILENCE with their work each and every day. We are here with you, and we are here for you. Just let us know how we in the RTZ community can help support you.

It is an honor to be standing along side you in your fight. And it was no coincidence that our European Premiere was right here in Italy--and Rome--where the silence on this topic is deafening. 

Peace and love to everyone who came to the screening tonight--especially those who have shared in the pain that so many of us have in common"

"Ho scoperto stasera che in italiano non esiste un termine per tradurre stillbirth. Nessuno. Non c'è un nome per questo. Come deve essere difficile infrangere un tabù quando non ci sono neanche le parole per dirlo sul vocabolario", dice Sean.

Voglio trovare le parole. Voglio insegnare l'arte del kintsugi applicata ai genitori in lutto. 

Voglio dire grazie di cuore a Sean, Kiley e a tutto lo staff di RTZ, per esserci, e per raccontare ciò che non tutti vogliono sentire.

 

Leggi anche "La cultura del silenzio" di Claudia Ravaldi, sull'Huffington Post

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