E voi quando andate in vacanza?

 

Una caratteristica molto comune del lutto è quella di rendere pesanti e complicate anche le situazioni che di solito per le altre persone sono interessanti, piacevoli e facili da affrontare. Le festività in generale, le ricorrenze e le vacanze sono il tipico esempio di situazioni che possono mettere a dura prova le coppie con un lutto perinatale recente.

"Adesso andate un pò in vacanza così vi distraete!"

 

Alzi la mano chi, dopo un lutto perinatale, si è sentito dire questa frase (e attenti allo spostamento d'aria).

 

Vacanza è una parola mitica nel nostro immaginario popolare. Una quasi panacea. 

Per molte persone è sinonimo di divertimento, relax, gioia, riposo, spensieratezza. E questo è molto bello e anche verosimile.

Per le persone con un lutto recente, tuttavia, cioè per chi sta vivendo il primo anno dopo la perdita, le vacanze possono invece essere sinonimo di tortura, nervosismo, tensione, straniamento, ansia.

Riconoscere le insidie che si nascondono nella nostra quotidianità, anche in decisioni apparentemente semplici come quella di scegliere un luogo e un tempo di vacanza può essere molto utile per il nostro benessere e per l'elaborazione del lutto.

L'obiettivo è riflettere sul problema in modo dettagliato e poi fare le scelte più opportune per noi. Non c'è una regola universale, ma tante regole e tante scelte, quelle giuste per ogni coppia.

-E voi quest'anno dove andate? - ci chiedono tutti, pronti a darci dei buoni consigli non richiesti.

Scegliere dovequando e con chi è complesso per chi è in lutto.

Dove andare: tornare nei luoghi abituali di vacanza, dove le altre persone erano a conoscenza della gravidanza può essere vissuto come troppo stressante. Non tutti i genitori hanno voglia di raccontare apertamente la loro storia di perdita, anche a distanza di qualche mese, a persone che non appartengono alla cerchia più ristretta di amici o parenti.

Allo stesso tempo, andare in un posto completamente nuovo, privo di punti di riferimento, può essere stressante perchè costringe la coppia a occuparsi nel dettagli di aspetti pratici e di tante novità: soprattutto nei primi mesi di lutto l'energia per vivere la quotidianità è scarsa, e essere aiutati anche nelle piccole cose può essere la massima ambizione possibile.

Quando andare: scegliere lo stesso periodo dell'anno può riattivare in modo implicito o esplicito i ricordi, le aspettative, i sogni fatti l'anno prima, in quei momenti. I ricordi, si sa, quando arrivano, arrivano in compagnia: insieme ai ricordi gli anniversari portano emozioni, pensieri e sensazioni specifiche, a volte molto sgradevoli (somatizzazioni, attacchi di ansia, cambiamenti drastici di umore). Chiedetevi l'impatto che potrebbe avere per voi ripercorrere certe memorie un anno dopo e dove preferite affrontare gli anniversari più critici.

Con chi: le vacanze sono un momento dell'anno in cui le famiglie o i gruppi di amici si incontrano e spendono molto tempo insieme per condividere l'esperienza delle ferie. Chi ha un lutto recente è fondamentalmente già molto impegnato ad elaborare il lutto in tutte le sfaccettature che il lutto ci presenta di volta in volta: le energie per essere di compagnia, o per portare pazienza nei confronti del cugino chiacchierone, della cognata sempre a dieta o della suocera pettegola potrebbero essere ridotte all'osso. QUando si hanno poche energie e si è in lutto, la precedenza andrebbe data alla nostra salute, fisica e psichica, e dunque all'elaborazione del lutto.

Ecco quindi che ancor più che nella vita normale, durante un lutto è necessario scegliersi con cura la compagnia per le vacanze, onde evitare che all'elaborazione del lutto si sovrappongano anche dinamiche relazionali critiche o francamente patologiche.

Consideriamo inoltre che la coppia che affronta il lutto affronta anche un lavoro più intimo di ridefinizione dei propri ruoli e della propria identità (di coppia, ma anche di singoli individui che formano una coppia: è importante che la coppia si gratifichi e gratifichi reciprocamente l'uno e l'altro partner, per il lavoro svolto dopo la perdita e per il lavoro ancora da svolgere. È molto importante che la coppia dedichi una parte o tutto il periodo di vacanza a se stessa, senza sprecare troppe energie nel tentativo di fare "come se non fosse successo niente" o come se "la vacanza dovesse risolvere il lutto e farci tornare come nuovi".

 

Affrontare apertamente le varie difficoltà e individuare le soluzioni più adatte ha quindi un importante obiettivo: impiegare nel miglior modo possibile il tempo di vacanza che abbiamo a disposizione, e impiegarlo in modo partecipe ed attivo.

Leggi: scegliere cosa fare del proprio tempo e anche del proprio lutto senza aspettare semplicemente e passivamente, che il tempo passi, senza farsi trascinare in vacanze che non avremmo mai scelto di fare o che abbiamo sempre detestato.

Le vacanze dunque, se adeguatamente organizzate, possono essere una risorsa anche per il genitore con un lutto perinatale recente.

Sia che il lutto riguardi il primo bambino, sia che in famiglia ci siano già altri figli. 

Dedicare un po' di tempo a programmare "vacanze" intelligenti, rispetto al nostro stato psicofisico e alla nostra condizione di genitori in lutto  è dunque molto sensato e molto raccomandabile.

Soprattutto se appartenete a quella categoria di genitori in lutto che non riescono a trovare pace in nessun posto, che riuscirebbero a vedere un neonato seduto in tribuna dal terzo anello di San Siro, e se ogni posto vi sembra sempre troppo pieno: pieno di pance, pieno di papà con bambini a cavalluccio sulle spalle, pieno di passeggini doppi o tripli. L'esposizione in vivo alla vita che straborda in ogni dove è per molti genitori una specie di rito iniziatico durante l'elaborazione del lutto: in questo senso, scegliere di andare in ferie in una località rinomata per i servizi alle famiglie potrebbe essere troppo per le coppie senza figli, che rischiano di trascorrere tutto il tempo chiuse in albergo a guardare una serie tv dietro l'altra. Conoscere i propri limiti non è un segno di debolezza, ma al contrario di forza e lungimiranza. Se non tollerate la vista dei neonati (passerà, prima o poi passa a tutte), scegliete una vacanza "strategica".

C'è anche chi apprezza l'idea di andare in vacanza,ma si sente in colpa per il semplice fatto di avere voglia, dopo un lutto, di cambiare aria e vedere posti nuovi.

Sentirsi in colpa fa parte del kit del dolente modello, e tutti i genitori in lutto, prima o poi, sbattono il naso sulla sgradevole sensazione di essere fuori posto, di stare troppo bene, in qualche modo di "soffrire troppo poco". Molti genitori in lutto, le prime volte che sperimentano desideri, o barlumi di gioia, o di interesse per qualcosa che non sia il lutto e il bambino perso si sentono in colpa, si imbarazzano, si vergognano. Solitamente queste emozioni tendono ad inibire il comportamento esplorativo e dunque amputano la progettualità del genitore. Vorrei dire che dopo aver affrontato queste emozioni negative, particolarmente insistenti nei primi due anni di lutto, ho scoperto che non bisogna dare troppo retta al grillo parlante che è in noi: non è vero che chi è in lutto non può ridere, nè divertirsi, nè mangiare bene, nè riempirsi gli occhi di bellezza.

È esattamente vero il contrario: chi è in lutto ha bisogno di una convalescenza per "guarire" dal vuoto dell'assenza, e trasformarlo in opportunità. 

Vacanza può essere una parte di questa lunga convalescenza. Nel suo doppio significato etimologico di "essere libero, ma anche di essere vuoto.

Essere vuoto è una sensazione spaventosamente nota ai genitori colpiti da lutto perinatale. Una sensazione orribile, che chi ha provato non dimenticherà. 

Riempirsi di bellezza, di natura, di meraviglia, o almeno provarci.

Ecco perchè anche solo per 24 ore, ogni coppia in lutto dovrebbe andare in vacanza.

Pensando a Saint Malò, estate del 2006, alla marea piena di vento e alle mie lacrime per i passeggini doppi fratello grande - neonato.

Pensando a quanto quella bellezza ha impercettibilmente scalfito il vuoto.

Che sia una buona vacanza.

Non si può essere infelice quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento. 
Irène Némirovsky 

 

 

Last modified onVenerdì, 20 Luglio 2018 19:39
CiaoLapo Onlus

Claudia Ravaldi. Psicoterapeuta e medico, fondatore e presidente di CiaoLapo Onlus. Nasco nel 1974 d’estate. Pronuncio le mie prime parole a sette mesi (mamma e pane, ma non in quest’ordine…) e inizio a leggere e scrivere a 4 anni, per non smettere praticamente più. Dopo il Liceo Classico mi laureo in Medicina a Firenze, mi specializzo in Psichiatria e studio Psicoterapia a Milano. Ho lavorato per dieci anni nel campo dei disturbi del comportamento alimentare, come clinico e come ricercatore. Oggi mi occupo prevalentemente di relazione terapeutica, comunicazione e salute, alimentazione consapevole, mindfulness, EMDR, gravidanza e maternità, lutto e salute perinatale, collaborando da libera professionista con vari enti e dipartimenti universitari come ricercatrice e docente. Dopo la morte a fine gravidanza del mio secondo figlio ho fondato e presiedo l'Associazione CiaoLapo Onlus (www.ciaolapo.it) per la tutela della gravidanza a rischio ed il supporto psicologico ai genitori colpiti da lutto perinatale.

Website: www.psico-terapia.it
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