Cara Rachele finalmente trovo qualche minuto per scriverti e approfondire le tematiche trattate per me molto importanti! Ti ringrazio ancora per gli spunti di riflessione così profondi.
il punto è proprio l'insufficienza del comune vago e generico senso di appartenenza [...].
Inoltre l'appartenenza deve contare qualcosa se il battesimo dei neonati avviene nella fede dei genitori.
L'appartenenza al genere umano in quanto dato esistenziale non ha le caratteristiche del vago e generico ( è determinato e specifico), e neanche quella alla Chiesa Cattolica che è precisa, definita e chiara.
Riguardo all'importanza dell'appartenenza alla Chiesa Cattolica nella cui fede viene battezzato il neonato, essa costituisce una garanzia: la Chiesa è di istituzione divina, Cristo ne ha garantito la indefettibilità (non praevalebunt) e le ha affidato attraverso i suoi ministri ordinati per via diretta la facoltà e il dovere di amministrare i Sacramenti da Lui istituiti per la salvezza delle anime. Inoltre essa è un privilegio e una garanzia di custodia e intercessione.
La salvezza è proposta al singolo, non imposta e neppure garantita dal alcuna appartenenza
La salvezza è proposta al singolo nel rispetto del suo libero arbitrio, ma le vie di santificazione sono indicate e custodite dalla Chiesa Cattolica, di fondazione divina, al di fuori della quale non c'è salvezza (se non per ignoranza invincibile).
Di per sè l'appartenenza alla Chiesa Cattolica per gli innocenti (cioè i bimbi e le persone con disabilità psichica) è garanzia di salvezza (da qui l'importanza del battesimo). Per le altre persone è necessaria e l'appartenenza alla Chiesa e la santificazione della propria vita con le opere e la partecipazione ai Sacramenti.
Il peccato, per definizione, è una mia responsabilità. Come può essereci peccato senza che lo abbia ammesso io? senza deliberato consenso? senza piena avvertenza?
Il peccato personale per definizione è una responsabilità propria, quello originale (contratto e non commesso) lo è in senso analogico in quanto Adamo era consapevole di aver ricevuto per sè e per tutta l'umanità i doni soprannaturali (grazia e virtù infuse) e preternaturali (integrità); liberamente ha scelto di ribellarsi a Dio, inclinando così la natura umana al male, rifiutando i doni. Un peccato, quello dei progenitori, gravissimo tanto da far chiudere le porte del Paradiso. Ma Dio nella sua grande bontà a tale offesa fattaGli dall'uomo (e per quest'ultimo irreparabile) ha voluto riparare: solo un sacrificio come quello di Gesù Cristo, Nostro Signore, poteva farlo; ad offesa infinita riparazione infinita.
La celebrazione del sacramento è comprensibile come amore nel quale Cristo svela il Padre o nel definire tale Liturgia e la Celebrazione di questo amore prevale l'atto rituale che rimane necessario, anche come testimonianza di Fede, nelle normali condizioni di vita, ma che non può diventare un assoluto a garanzia del potere di donare la salvezza.
Il sacramento per definizione è un segno sensibile produttivo della grazia. Gli elementi costitutivi di esso sono simbolismo (materia e forma) e causalità (ragion di causa). Non sono solo atti rituali di celebrazione dell'amore di Dio, ma segni efficaci di grazia. Gesù Cristo li ha istituiti in vita. Il battesimo, ad esempio,<< fu istituito da Lui con la progressiva determinazione degli elementi che lo costituiscono:
1- ne indicò vagamente il rito nel suo battesimo nel Giordano ove sull'acqua (materia) apparve misteriosamente la SS. Trinità Pater in voce, Filius in carne, Spiritus Sanctus in columba, nel cui nome doveva essere conferito (forma).
2- Ne inculcò la necessità nel colloquio con Nicodemo (Gv 3,5).
3- Ne istaurò l'uso particolare prima della Passione ( Gv 4,1-2; 9,1-6).
4- Lo impose come legge universale nel giorno dell'ascensione (Mt 28,19)>>. (Dal Dizionario di teologia dogmatica, di Parente e Piolati alla voce Battesimo).
Egli, dunque, ha scelto di trasmettere la grazia attraverso questi riti sensibili ed in tal senso queste sono le vie ordinarie di salvezza. Certo, nulla vieta e impedisce che Dio nella sua sapienza infinita decida di intervenire straordinariamente.
<<Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. 14 Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli». 15 E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì>>.(Mt 19).
In questo brano Gesù si riferisce a bambini vivi su cui impone le mani (li benedice) ed inoltre Lui era lì presente ed in quanto rivestito della potestas excellentiae (cioè dispensatore di tutti i beni soprannaturali) conservava il potere di influire immediatamente sulle anime in modi straordinari e corrispondenti alla sua sapienza.
Infine per quanto riguarda il mancato pronunciamento dogmatico credo sia più questione di prudenza e delicatezza, e comunque prima del Vaticano II (concilio pastorale e non dogmatico, perciò non vincolante) la dottrina del Limbo era da sempre e in ogni luogo stata creduta, nella Chiesa Cattolica naturalmente. Inoltre questa reltà non dovrebbe gettare nella prostrazione le anime di chi sopravvive perchè Dio ama i nostri figli molto più di noi e ha pensato per loro il meglio che potevano ottenere nell'attuale economia della savezza. Ci è richiesto ora, nel dolore, di maturare nella nostra fede e di credere a questo amore: misericordioso, giusto e sapiente.
Se l'uomo fosse già salvo per natura o comunque capace da solo e senza l'intervento della grazia di potersi conquistare la salvezza (come sostengono in definitiva gli ortodossi ,i protestanti e alcuni falsi cattolici che hanno una matrice originaria gnostica), il sacrificio di Cristo sarebbe stato inutile, così come l'istituzione dei sacramenti e la loro amministrazione bimillenaria.
Nella speranza che Dio ci soccorra in questo tempo di tribolazione rendendo salda la nostra fede, ti auguro un buon cammino nella verità.
Un abbraccio, Ilaria
Riferimenti: Parente, Piolati, Dizionario di teologia dogmatica per laici
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