Evento formativo: Il Lutto nei Bambini
Inviato da: Claudia in Notizie e iniziative il Apr 30, 2012

Il 19 e il 20 Maggio si terrà a Gallarate (Va) un corso di formazione aperto a varie figure professionali e agli interessati del settore materno-infantile avente come tema Il Lutto nei Bambini. La nostra cultura riserva tradizionalmente molto poco spazio alla gestione delle emozioni negative e degli eventi di vita difficili: questo spazio, negato già agli adulti colpiti da lutto, è ancor più negato ai bambini, con la convinzione arbitraria che "distrarre dal dolore di un'esperienza difficile", "negare un problema perchè fonte di dolore" "inventare bugie per tranquilllizzare i bambini" costituisca di per sè terapia.
L'esperienza di accompagnamento che fa CiaoLapo con i fratelli dei bambini morti in gravidanza o dopo il parto, e persino con i bambini nati dopo un lutto ci ha permesso di ascoltare le esigenze dei bambini, in modo rispettoso e fertile, rispetto al loro cammino di crescita.
Abbiamo dedicato fin dalla fondazione dell'associazione molte delle nostre energieall'attenzione al bambino in lutto (scegliendo di dedicare un'apposita area del forum alla psicologia dell'età evolutiva applicata al trauma), proprio perchè ci siamo resi conto fin da subito che il lutto colpisce trasversalmente ogni membro di una famiglia, e ciascuno, come può, mette in atto le sue risorse per proteggersi / difendersi / evolvere rispetto al trauma iniziale.
Quando sono i bimbi, a doversi "attivare" per affrontare un'esperienza luttuosa, è innegabile che il rispecchiamento con i genitori e gli adulti di riferimento sia un elemento di grande condizionamento: si "impara" (in molti casi ancora oggi si "disimpara") la gestione delle emozioni difficili e della perdita attraverso ciò che vediamo agire in seno alla nostra famiglia, prima, e alla società poi (asilo, scuola materna, e via discorrendo).
Troppo spesso, a fronte di una perdita in gravidanza o dopo la nascita, si lasciano soli i genitori, e ancor più soli i bambini: si chiede loro di essere bravi, di dare prova di comprensione, di lenire le perplessità o le paure con regali (o cibo...), si nega loro l'evidenza mandando messaggi ambigui e ambivalenti (la mamma non è triste! - perchè ci sei tu! detto al bambino che ci ha sorpreso a piangere).
Soprattutto, mancano le parole per dia-logare sulla morte e sul lutto. Manca la preparazione generazionale e trans-generazionale a prendersi cura delle cose della vita, offrendosi come sponda per i più piccoli ed i più deboli.
Siamo tutti spaventati, e incerti e confusi, dopo la morte di un nostro caro, ma abbiamo imparato che "per il bene dei bambini" bisogna farsi forza e mantenere uno stato di normalità apparente e proseguire come se nulla fosse. E allora, inseriamo un pilota automatico a tutti i livelli, convinti che questo sia bene. Troppo di rado ci sediamo coi nostri bimbi cercando le parole e i gesti per entrare in sintonia, sull'accaduto, e poi ripartire, stavolta in modo appropriato, con una routine solida, perchè basata anche su una comunicazione reale e leale sull'accaduto.
La risultante già evidenziata da colleghi psicodinamici e sistemici negli utlimi quaranta anni, senza che ciò si tramutasse in consapevolezza culturale e cambiasse la prassi sociale peraltro, è la negazione del lutto, il tabù, il silenzio, il segreto (soprattutto quando è possibile "nascondere" la persona mancante, perchè piccola o piccolissima), o viceversa, la malattia depressiva o ansiosa, che, in assenza di parole per elaborare il lutto, si fa ambasciatrice di tormenti non risolti e colpendo i genitori, colpisce con tutta la sua drammaticità i figli.
Gli spettatori di noi adulti sono i bambini.
I bambini cui vorremmo sempre fare "del bene", e che pensiamo di proteggere "nascondendo" loro la realtà, a volte spiacevole e dolorosa, delle cose della Vita.
I bambini che chiedono di comprendere le cose come possono, e per quanto possono, e di essere accompagnati nelle difficoltà, perchè possano poi crescere più sicuri, e fiduciosi, nella loro capacità di affrontare le difficoltà.
I bambini, che in questo seminario formativo, avranno spazio, nella testa e nei cuori di chi è chiamato, in quanto adulto, a prendersene cura.







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