Ho appena perso il mio bambino
Inviato da: Claudia in Autoaiuto il Giu 14, 2011
Quello che ancora si può fare e quello che è importante sapere dalla diagnosi alla dimissione.
Questo articolo è pensato per chiunque abbia appena perso un figlio durante la gravidanza o dopo la nascita: contiene alcune informazioni importanti sul lutto, e sulle cose da sapere in quei difficili, confusi e dolorosi momenti passati in ospedale, dopo che ti è stata comunicata la morte del tuo bambino (in utero, durante il parto o dopo la nascita).
Le informazioni contenute in questo articolo sono frutto di centinaia di esperienze di altri genitori come te, e di decine di studi che abbiamo svolto in questi anni, insieme a genitori, medici, psicologi ed ostetriche.
Tutte le cose menzionate sono risultate utili, importanti e significative per la maggior parte dei genitori della nostra associazione (quasi duemila famiglie) e sono del tutto sovrapponibili alle esigenze dei genitori in lutto di tutto il mondo.
Ogni passo menzionato nell’elenco è perfettamente lecito e può essere fatto in ogni ospedale: sarebbe opportuno che tu potessi chiedere chiarimenti e sostegno al personale che ti assiste. In caso di necessità, contattaci per mail o per telefono, uno dei nostri operatori potrà esserti d’aiuto. Se vuoi puoi anche stampare una copia di questa pagina in pdf e portarla in ospedale per avere ulteriori chiarimenti dai sanitari o anche farci contattare in caso di bisogno.
La diagnosi di morte
La morte dei nostri bambini è un evento drammatico e difficile da affrontare: in pochi istanti tutto cambia, e ci troviamo costretti a prendere tante decisioni impreviste e sofferte. Appena ti hanno comunicato la notizia mille emozioni potrebbero esserti passate per la testa: incredulità, confusione, paura, rabbia, dolore, sia fisico che psicologico (tante mamme raccontano di avere sentito come un macigno schiacciare loro il petto, o come un coltello nel cuore). Molti genitori si sentono in colpa nei confronti del bambino: potresti pensare di non essere riuscito a proteggerlo, di non esserti accorto in tempo di cosa stava accadendo, e/o di avere commesso qualche errore che ha causato la sua morte. Tutte queste emozioni, o anche la totale incapacità di provare qualcosa oltre ai mille perchè senza risposta, sono una parte normale del trauma psicologico correlato al lutto perinatale. E’ molto importante riconoscere queste emozioni come parte del percorso, perchè nonostante il dolore sono ancora molte le cose importanti da sapere, da discutere, e da fare quando muore un bambino, e ogni genitore dovrebbe poter prendere tutte le decisioni necessarie in questo difficile momento.
Dopo la diagnosi
Se ti hanno diagnosticato la morte del tuo bambino, a qualsiasi epoca gestazionale, o dopo la nascita, e sei sola/solo (talvolta le cattive notizie vengono date ai papà, in assenza della mamma), chiedi subito di poter chiamare qualcuno che può darti conforto in un momento così difficile. Che sia un parente o un amico, ha poca importanza, l’essenziale è che voi genitori non siate lasciati soli a fronteggiare questo difficile momento.
Se siete andati all’ospedale per un controllo di routine ed avete portato con voi gli altri figli, è possibile accordarsi con il personale per tornare a casa (in assenza di situazioni acute e gravi, come ad esempio il distacco di placenta o un’infezione, o la preeclampsia), accompagnare i bambini in un luogo sicuro, e magari prendere con voi la cartella della gravidanza e tutte le informazioni necessarie.
In assenza di necessità imminenti, valutabili con un prelievo di sangue, un’ecografia e una visita, voi genitori potete decidere di passare la notte a casa, se lo desiderate, e recarvi in ospedale il mattino seguente. Così come potreste decidere di partorire in un altro ospedale rispetto a dove vi è stata fatta diagnosi. Prendete tempo per valutare cosa è meglio per voi.
Il ricovero
Quando il bambino muore prima della nascita, e non per patologie acute che compromettono la salute della mamma (distacco di placenta, gestosi), i genitori e lo staff possono decidere il modo migliore per programmare la “nascita” del bambino.
La stanza di degenza
Per ragioni amministrative le madri sono quasi sempre ricoverate in ostetricia, solo talvolta in ginecologia, lontano dalle altre puerpere, a seconda della disponibilità dell’ospedale. La presenza di altre mamme, con i loro bambini vivi può essere davvero penosa per le mamme in lutto, e sarebbe opportuno trovare la soluzione migliore possibile per venire incontro a questo problema. Se non è possibile uscire dall’ostetricia, è sempre consigliabile avere una camera con pochi letti, ed è opportuno che il reparto si attivi per trovare il posto letto più riparato e protetto del reparto. La degenza prevista è solitamente di un giorno e mezzo- due per i parti normali, di tre quattro giorni dopo un parto cesareo, in assenza di complicazioni.
Poter avere uno spazio adeguato alle vostre esigenze è molto importante. Potete chiedere e ottenere di far restare qualcuno con la mamma, se la mamma lo desidera, per tutta la durata della degenza. In alcuni ospedali predispongono una camera in reparti attigui, dove disponibile. Parlate con l’ostetrica e il medico per capire cosa è meglio per voi.
Quale parto?
Se il bambino è morto nel primo trimestre di gravidanza, i genitori e i medici possono decidere di attendere qualche giorno e provare ad evitare la procedura di raschiamento: discuti col ginecologo di cosa è meglio per te, sia fisicamente che psicologicamente, prima di prendere una decisione.
Se il bambino è morto dalla sedicesima settimana di gravidanza in poi, solitamente si procede all’induzione del parto spontaneo.
Il parto di un bambino morto sembra una crudele beffa, ed è sempre una decisione molto critica da affrontare. Tuttavia, rispetto ad interventi di altro tipo, come il cesareo, il parto naturale quando possibile (escluse le situazioni di emergenza dette in precedenza) ha migliori garanzie per la salute della mamma, permette un miglior recupero psicofisico, e, attraverso la produzione di specifici ormoni, permette una maggiore reazione di “distacco” dalla gravidanza stessa (come se chiudesse idealmente il cerchio di quella gravidanza, in un modo il più fisiologico possibile).
Potete decidere i tempi e i modi del parto parlandone coi medici e con le ostetriche, in modo da stabilire cosa è meglio per voi. Per la mamma, specialmente se alle prese con la prima gravidanza, è molto importante trascorrere le ore di questo travaglio con una persona fidata accanto (marito, mamma, sorella, amica), in modo da poter affrontare questa esperienza, struggente e preziosa insieme, nel miglior modo possibile. La maggior parte delle mamme riferiscono che la scelta del parto naturale si è rivelata vincente perché ha permesso loro di “fare qualcosa di concreto”, “un gesto da mamma”, per i loro bambini, e riportano una grande soddisfazione nell’essere state presenti e vigili durante tutte le fasi.
L’analgesia epidurale
Le linee guida italiane sulla morte in utero stabiliscono l’indicazione all’analgesia durante il travaglio e il parto, per cui potete chiedere, se lo desiderate, l’analgesia epidurale. Tenete presente che il dolore per la morte del bambino molto spesso si traduce in dolore fisico, ed alcune donne hanno sentito un profondo e sordo dolore nonostante l’epidurale. In ogni caso, anche in base alla vostra storia personale, di gravidanze e parti, potete scegliere cosa è meglio per voi.
Potreste sentirvi molto in ansia e molto spaventati per questa esperienza così lontana da quanto era stato previsto e sognato: potrebbero proporvi dei farmaci tranquillanti, soprattutto dopo il parto. Discutetene approfonditamente anche in relazione a come vi sentite: è normale sentirsi confusi/disperati/impauriti/tristi, e vivere questi momenti in piena presenza mentale e con il supporto dei vostri cari e dello staff può essere una grande opportunità per la vostra elaborazione del lutto. La sedazione, lieve o profonda, è in genere sconsigliata, a meno che non ci siano precise indicazioni cliniche (attacchi di panico, storia di precedente patologia psichiatrica etc). Potete richiedere un colloquio con uno specialista e discutere con lui di cosa è meglio per voi.
Dove iniziare e portare a termine il travaglio
Potete accordarvi con l’ostetrica e il medico di fare il travaglio in camera (se siete in una camera protetta o singola), per evitare la compresenza e la vicinanza con altre donne in travaglio. Se questo non è possibile, potete chiedere allo staff di sistemarvi in una sala travaglio lontana dalla sala parto, in modo da rimanere più tranquille possibile. Il travaglio indotto o spontaneo ha una durata variabile, è dunque opportuno che l’ambiente in cui vi trovate sia adatto a questa fase così particolare. Accordatevi con le ostetriche in caso di esigenze particolari o particolari desideri relativi al travaglio, o al momento del parto. Il fatto che il vostro bambino non sia più in vita non significa che si meriti minori accortezze, così come non significa che il vostro parto sia un momento meno intenso e ricco di significati del parto di un bambino vivo. Nell’esperienza di numerose mamme dell’associazione, un buon supporto da parte dello staff, e una buona vicinanza di coppia, o tra la madre e il suo accompagnatore, ha permesso un buon travaglio e un’esperienza di parto sovrapponibile ai parti normali. E anche l’incontro col bambino, di conseguenza, è stato importante e prezioso.
Il parto
Al parto è possibile e consigliabile che sia presente il papà, o un parente stretto della donna, o un’amica, se la mamma lo desidera; solitamente c’è tutto il tempo per prendere accordi, trovare una propria vicinanza con l’ostetrica e discutere con lei delle cose da fare dopo la nascita del bambino. La nascita di un bambino che non piange, è un momento carico di dolore, per i genitori, e spesso anche per il personale ospedaliero. Queste piccole vite lasciano una grande impronta, e noi genitori non dimenticheremo mai il loro passaggio. E’ per questo motivo che può essere di grande importanza “celebrare” questo passaggio in modo opportuno, senza paure o falsi pregiudizi.
Dopo il parto… il bambino
E’ importante prendere il tempo per leggere queste poche righe e riflettere insieme su cosa è meglio per la vostra coppia. Talvolta i genitori per proteggersi l’un l’altro, pur avendo idee completamente opposte tra loro, tendono a decidere in automatico e tentano di imporre all’altro la propria decisione, senza riflettere su cosa è veramente importante per loro.
Sarebbe opportuno parlare tra voi in coppia, o con altri parenti, o con altri genitori in lutto, per fare chiarezza sulle vostre reali necessità.
Il dopo parto è uno dei momenti più importanti e preziosi, e molti genitori a distanza di anni hanno molti rimpianti per non aver potuto/voluto fare alcuni piccoli gesti per conoscere e salutare il loro bambino.
Nulla è obbligatorio per nessuno, quindi non abbiate paura di prendere la vostra decisione, in un senso o nell’altro, ma discutetene prima insieme, a più riprese e per qualche ora, per evitare altro dolore in un secondo momento. Nell’esperienza di altri genitori che hanno affrontato come voi oggi, parti prematuri, morti in utero, interruzioni terapeutiche di gravidanza, o morti intraparto, l’incontro col bambino è stato di assoluta importanza per il benessere del papà, della mamma e di tutta la famiglia, e i pochi genitori che non hanno voluto incontrare il bambino, spesso perchè non hanno trovato sostegno nello staff ospedaliero in questa delicata fase, hanno poi durato più fatica a elaborare il lutto.
Tuttavia ci sono ragioni personali che potrebbero spingerti a rifiutare questo incontro, e vanno prese in considerazione e accolte con rispetto.
Perché potresti voler dire NO all’incontro con il bambino: alcune mamme e alcuni papà provano paura, rifiuto o fastidio, talvolta rabbia nei confronti del bambino che è andato via, e spesso all’inizio rifiutano di vederlo. Queste emozioni sono legate ai primissimi momenti della diagnosi, e quasi sempre nelle ore e nei giorni successivi cambiano, anche radicalmente, lasciando le mamme con una brutta e desolante sensazione di vuoto e di nostalgia per il loro bambino. Molte mamme hanno detto che si sentivano come “su un altro pianeta” e non pensavano “stesse accadendo proprio a loro”: questa emozione mista di confusione e dolore non permette di essere pienamente consapevoli sul da farsi, e può capitare di non capire cosa è meglio per noi, e in contemporanea di avere una grande paura. Questo senso di paura è amplificato dall’imbarazzo o dal timore del personale ospedaliero, non sempre preparato ad affrontare le situazioni come le nostre.
Perché potresti voler dire SI all’incontro con il bambino: perché è il vostro bambino! Per quanto sia doloroso ammetterlo, per quanto sia emotivamente molto difficile, anche se non è fisicamente più con voi, il vostro bambino è e resterà il vostro bambino, di quella gravidanza e di quella parte della vostra vita, sia che lo conosciate, sia che decidiate di non vederlo. Ciò che potrebbe venire a mancare, in un secondo momento, sono i ricordi di lui, della sua fisicità, del vostro condividere. E’ per questo che sarebbe importante che almeno qualcuno della famiglia incontrasse il bambino. Idealmente, i genitori, i fratellini se presenti, i parenti stretti e gli amici più intimi dovrebbero poter incontrare e rendere omaggio al piccolo bambino.
L’incontro con il bambino
Nonostante il dolore estremo, la perdita di tuo figlio non cancella i momenti che avete condiviso insieme, che assumeranno nel tempo un grande valore per il tuo processo di lutto: potrebbe essere di grande conforto per te, per il tuo partner e per gli altri familiari, incontrare e poter salutare adeguatamente il tuo bambino, in modo da avere ricordi appropriati della sua presenza tra voi.
Se voi genitori lo desiderate, ci sono molte cose che si possono fare dopo la nascita del vostro bambino, anche quando è molto piccolo, come nella prima metà della gravidanza, o gravemente malato. Tenete inoltre presente che dopo il parto il bambino si presenta caldo e morbido per almeno mezz'ora, quindi c’è tutto il tempo per conoscerlo con il massimo della naturalezza.
Chiedete al personale come potrebbe essere l’aspetto del bambino, anche a seconda dell’età gestazionale: tenete presente che se il bambino è morto da qualche giorno, la sua pelle potrebbe avere un colore diverso dal normale. Se il bambino è molto piccolo, quindi nel primo trimestre di gravidanza, o la sua crescita si è fermata a molte settimane prima, potrebbe non essere possibile vedere il suo piccolo corpo. In questo caso è possibile comunque richiedere la sepoltura, con semplici moduli disponibili in ogni azienda ospedaliera, e svolgere alcuni piccoli riti di passaggio, come ad esempio riempire una piccola scatola con dei ricordi simbolo della sua presenza (vedi più avanti la sezione Memory Box).
Prenditi tempo per pensare a tutto questo e per decidere cosa è meglio fare. Ricorda che puoi farti aiutare dal personale nell’“incontro” con tuo figlio; se non riesci a guardarlo, o se hai paura di prenderlo in braccio, non sentirti obbligata, ma chiedi che ti venga dato un po’ di tempo per riflettere e cerca di parlare con qualcuno che possa rassicurarti su questo. In alternativa, chiedi al personale di raccogliere per te alcuni ricordi del tuo bambino.
Chiedete all’ostetrica di guidarvi nella conoscenza del bambino, e di fare da tramite tra voi e lui.
Tra i ricordi che potrebbero farvi piacere ci sono: le impronte dei piedini e delle manine, alcune foto del vostro bambino (che possono scattare anche le ostetriche, se i familiari non ce la fanno), il braccialetto identificativo, una ciocca di capelli, il certificato di nascita, una cartellina con il suo peso e l’altezza.
Provate a comunicare cosa sentite e cosa pensate al personale curante, ricordando che in un momento così difficile è normale essere confusi e avere molte cose da chiedere, cambiare idea e sentire il bisogno di essere informati e rassicurati. In molti ospedali è disponibile un libretto per raccogliere i ricordi che abbiamo chiamato “I ricordi di un Piccolo Principe-I ricordi di una Piccola Principessa”, che permette di avere molte informazioni raccolte tutte insieme.
Fare una o più foto del vostro bambino è un modo per creare dei ricordi, e imprimere nella mente non solo la sua assenza, ma anche le sue caratteristiche principali. Molti genitori trovano un grandissimo beneficio nell’avere scattato o fatto scattare foto al bambino, o insieme al bambino, con il bambino in braccio o accanto alla sua culla. Avere un ricordo permette di rendere meno amaro e più elaborabile questo lutto, e creare piccoli ricordi è un’occasione preziosa.
Solitamente in Italia il bambino può stare in camera coi genitori per qualche ora al massimo. E’ importante informarsi sulle usanze del reparto e concordare con il personale le vostre effettive necessità.
Una volta effettuati alcuni prelievi diagnostici sul bambino dopo la nascita, non c’è alcuna fretta di portare il bambino in anatomia patologica o all’obitorio. E’ importante che ne parliate insieme al personale, anche considerando che potreste voler far vedere il bambino a parenti stretti che vengono da fuori città.
Anche i fratellini dovrebbero poter salutare il bambino, soprattutto da una certa età gestazionale in poi, e portare a lui disegni o doni se lo desiderano, in modo da prendere atto dell’evento e al tempo stesso conoscere i lineamenti del bambino per poterselo poi rappresentare al meglio quando necessario. I bambini hanno molto bisogno di conoscere le cose per come sono e di dare loro il giusto nome e il giusto peso, e dunque non abbiate timore a chiedere aiuto allo staff nel facilitare l’incontro tra i vostri bambini.
Potete lavare, vestire, avvolgere il vostro bambino con una coperta. Potete svolgere questi compiti da soli, o farvi aiutare dall’ostetrica o dall’infermiera.
Prendersi cura del corpo del bambino è un modo per esercitare la propria funzione di genitori, per alcuni è molto importante poter fare questo.
Se il vostro bambino è troppo piccolo per una tutina standard, l’associazione mette a disposizione piccole coperte di lana o di pile, pensate per i bambini molto prematuri.
Una volta salutato il bambino, chiedete all’ostetrica o al medico come e quando potrete rivederlo dopo gli esami autoptici, e riflettete se desiderate o meno organizzare una piccola cerimonia di commiato.
Sull’autopsia
Quando muore un bambino in utero, durante il parto o dopo la nascita molto spesso è necessario fare approfondimenti diagnostici sulla madre, sulla placenta e sul corpo del bambino, per poter identificare ciò che ha provocato la morte, la causa scatenante e eventuali altri fattori contribuenti.
Studiare questi meccanismi è fondamentale per definire esattamente gli eventi accaduti nella gravidanza e anche per poterli prevenire nella gravidanze successive.
Molte morti intrauterine e perinatali avvengono senza una causa apparente. Tuttavia un corretto riscontro diagnostico permette di arrivare a identificare una causa almeno nel 70% dei casi. Questo risultato è possibile solo quando il lavoro avviene in maniera multidisciplinare, e si svolgono appropriati esami sulla madre, sul padre, sulla placenta e sul bambino. E’ opportuno che tutti i genitori possano usufruire di questa possibilità diagnostica
In genere gli esami sulla mamma vengono effettuati in tempi diversi: alcuni al momento del ricovero, altri due mesi dopo il parto.
Anche gli esami sul bambino e sulla placenta hanno tempistiche diverse: alcuni esami vengono effettuati immediatamente dopo la nascita (ad esempio prelievo di alcune cellule della cute, prelievo di sangue), altri nelle settimane successive.
Solitamente il riscontro diagnostico avviene dopo pochi giorni dalla morte del bambino, e mira a esaminare tutto il corpo del bambino, al fine di individuare le possibili cause della morte, e ad analizzare la placenta, spesso implicata in molte patologie.
Dopo l’autopsia i genitori possono riprendere il corpo del bambino, che viene sistemato con cura dal personale tecnico dell’anatomia patologica e svolgere se lo desiderano la cerimonia religiosa o laica per la sepoltura o per la cremazione.
A cosa serve l’autopsia perinatale:
- A confermare un precedente dubbio diagnostico
- A identificare situazioni non ancora diagnosticate
- Può escludere fattori quali malformazioni, infezioni, ritardo di crescita non evidenziabili durante la gravidanza
- Se il bambino è morto prima della nascita, può dirci approssimativamente quanto tempo prima è morto.
- Può permettere di identificare una patologia genetica, e quindi essere utile anche per altri membri della famiglia.
La normativa in Italia
Il decreto del 9 luglio 1999 (pubblicato in GU 170 del 22/7/1999) impone l’autopsia su tutti i bambini morti in utero; il suo scopo è di ricercare la presenza di malformazioni o di alcune malattie genetiche. È importante sapere che il corpo del bambino viene sempre rispettato e trattato con cura da tutto il personale; ogni dubbio può essere discusso con il personale curante.
Le tempistiche
Solitamente occorrono circa otto settimane per completare tutti gli approfondimenti diagnostici. Questo tempo può essere maggiore in caso di approfondimenti ulteriori; in ogni caso sarà cura del personale rispettare i tempi e fissare un appuntamento con i genitori per discutere degli esiti, ed i genitori possono comunque rimanere in contatto con i ginecologi e con gli anatomo patologi per capire come stanno procedendo le cose.
Sulla sepoltura
La legge italiana regolamenta la sepoltura dei bambini nati morti entro le 27 settimane più sei giorni e quelle dei bambini nati vivi e nati morti dalla 28 settimana in poi con precise istruzioni. In questa pagina del sito di CiaoLapo Onlus sono riassunte e spiegate le leggi italiane sulla sepoltura dei bambini morti in epoca prenatale.
E’ sempre possibile procedere alla sepoltura/cremazione del bambino a qualunque età gestazionale, purchè i genitori ne facciano richiesta su apposito modulo (scarica il fac-simile); al di sotto delle 28 settimane, la legge italiana dice che l’azienda ospedaliera può seppellire d’ufficio tutti i bambini nati morti o smaltirli come rifiuti ospedalieri, a seconda del regolamento interno. Informarsi della prassi vigente nella propria azienda ospedaliera e nelle regioni (esclusa la Lombardia, dove tutti i bambini vengono seppelliti) permette di fare una scelta veramente consapevole su cosa preferite come genitori.
Sulla memory box - i ricordi che curano
La memory box è una scatola utilizzata per conservare ricordi importanti (scatola dei ricordi è la traduzione letterale), un “luogo” utile a ricordare e a onorare la memoria di vite piccole e preziose.
Ogni memory box appartiene alla sua famiglia e soprattutto al bambino che si vuole ricordare, e ogni famiglia la sceglie della misura e del colore più appropriato. Nella nostra associazione ci sono memory box piccole ed essenziali, memory box piene di peluche, memory box di legno e di cartone... ci sono memory box piene di vita, e memory box che raccontavano una storia bellissima, e altre semplicemente piene d'amore, o di fotografie, o di lettere.
A cosa serve la memory box?
Fare spazio ai ricordi, e mettere insieme quelli più significativi del periodo trascorso coi nostri figli è un'operazione che può essere davvero terapeutica; arriva un momento, nel lutto, in cui i genitori si sentono pronti a riaprire cassetti e valigie, e a creare uno spazio personale per quella gravidanza e per quel bambino, in cui raccogliere oggetti, pensieri, e piccoli doni.
Un esempio di memory box
Racconta una mamma: "Io ho impiegato circa un anno e mezzo per fare la mia (fare la memory box per me significava accettare definitivamente che le cose erano andate così, e cioè MALE), e quando mi sono sentita pronta di aprire cassetti, scegliere oggetti, e riporre numerosi regali ho capito che avevo fatto un piccolo scatto in avanti nel mio lutto. Dunque, io ho scelto di fare la memory box, l'ho pensata, ho cercato una scatola sufficientemente grande e ho allestito la scatola di Lapo, che ora sta nell'armadio dei suoi fratelli, a portata di mano. Nella scatola ho scelto di mettere tre tutine (le mie preferite, scelte apposta per lui), i suoi body, il ciuccio, il test, la cartella con gli esami, l'album vuoto per le foto che non ho, il fiocco del baby loss e i regali delle altre mamme.
Quando la guardo, provo sollievo perchè è frutto del mio percorso, ed è arrivata in un momento in cui io ero pronta a fare un buonuso dei ricordi.
Non ho bisogno di nasconderla, o di sfuggirne la vista, posso guardarla e spolverarla ed aprirla, senza sentirmi morire dentro. La apro, penso ancora che avrei voluto vederlo sgambettare nelle tute, sorrido pensando che ciccione come era, non gli sarebbero state per molto, e rimetto tutto a posto. Mi piace pensare che questi pochi oggetti siano "suoi" e indichino cosa lui è stato per me e la mia famiglia."
La memory box: un modo per riempire il vuoto
Nell'esperienza dei genitori della nostra associazione, l'emozione che più spesso ci accompagna nei primi lunghi mesi di lutto è l'opprimente senso di vuoto e la mancanza fisica di tracce tangibili del passaggio dei nostri bambini.
Per alcuni genitori questo vuoto è persino più insopportabile della malattia e della morte, perchè, come spesso accade, queste nostre perdite diventano un nulla da scordare. Nessuno ci chiede se desideriamo ricordare, nessuno ci fornisce un aiuto per ricostruire i ricordi in modo adeguato, ancora in molti posti viene ritenuto bizzarro svolgere il rito funebre o scattare fotografie.
Così, molti di noi si trovano pieni di ricordi tragici e bruttissimi, legati alla morte, ma privi di ricordi tangibili (e amorevoli) delle vite, ancorchè piccole o in utero e basta, dei loro figli.
E così, capita, che questo vuoto nel cuore e tra le mani, urli disperato e chieda di essere almeno in parte riempito.
Collezionare, coi propri tempi, i ricordi di questo passaggio, ricostruendo il piccolo percorso esistenziale dei nostri figli potrebbe servire in primo luogo a permettere a noi stessi di cominciare a lavorare sulla morte e dunque sul lutto.
Puoi trovare altre informazioni sulla memory box in questa pagina.
Alle dimissioni
Il rientro a casa, alla “routine”, è molto difficile. Ognuno di noi, ricorda nitidamente la fatica psicologica e fisica, di ritornare nel mondo normale, con la sensazione di avere perduto tutto.
I genitori spesso descrivono questo rientro a casa a braccia vuote, come il momento in cui si affaccia nitido per la prima volta il dolore del lutto: è tutto vero, è tutto finito, il mio bambino è morto.
I primi mesi dopo la perdita sono molto delicati, anche perché poche persone conoscono il lutto e le sue manifestazioni e anche senza volervi ferire, potrebbero forzarvi a reagire e “a tornare come prima”, senza mostrare alcuna comprensione per voi, e senza darvi il giusto tempo per orientarvi dopo lo tsunami.
Se avete voglia, potete scaricare gratuitamente e leggere la prima edizione del librettino Piccoli Principi, scritto alcuni anni fa da Claudia Ravaldi, qualche mese dopo la morte di Lapo, che ripercorre tutti i passaggi del lutto, in una sorta di “mappa” per orientarsi.
Inoltre sul sito dell’associazione, sono presenti numerose testimonianze che possono essere un aiuto in più per non sentirsi soli e per riuscire a riflettere sugli aspetti più importanti del vostro dolore.
Cosa fare adesso
Questa pagina è solo una guida sintetica, un pronto soccorso pratico ed emotivo per i primi momenti di dolore e disorientamento. Per ulteriori informazioni, per scaricare materiale utile e per leggere le esperienze degli altri genitori e condividere con loro le vostre potete visitare il sito www.ciaolapo.it.
Se vuoi puoi scaricare una copia di questa pagina in pdf e stamparla.
Nella speranza di esservi stati d’aiuto,
un abbraccio, ed un bacio al vostro bambino.
L'Associazione CiaoLapo Onlus
Trackback(0)
TrackBack URI for this entryCommenti (40)
RSS feed CommentsQuello che ancora si può fare e quello che è importante sapere dalla diagnosi alla dimissione.
Preziosissimo.
La mia ostetrica è stata abbastanza brava e non mi posso lamentare, anche se sono tante le cose che non ho fatto (non l'ho preso in braccio, non l'ho baciato etc...).
Forse è una cosa in cui CL si impegna già da tempo e io non lo so perchè sono qui da poco.
So solo, da mamma speciale, che se fosse stato seguito tutto questo protocollo o se mi avessero fatto leggere una cosa del genere nelle interminabili ore di travaglio, avrei scelto con chiarezza e convinzione tutto quello che volevo fare. Purtroppo non avevo mai contemplato la possibilità di perdere mio figlio (chi lo fa?!) e quindi non potevo essere preparata o informata sull'argomento, quindi sono qui a leggere queste cose IMPORTANTISSIME, inevitabilmente troppo tardi.
...
Ecco, negli ultimi 4 anni abbiamo fatto più di trenta corsi di formazione e formato circa 2000 tra ostetriche psicologi e infermieri. Stiamo lavorando tantissimo in rete con molti medici e ospedali (tu pensa che grazie a noi e a semi per la sids si è appena istituito lo scorso 31 marzo il primo gruppo di studio italiano sulla morte perinatale, nel quale io mi occupo della parte psicologica, ovviamente). Una parte di questo testo è finita nelle cartelline di moltissimi operatori, ma perchè venga adottata universalmente, occorre tempo. In Norvegia ci sono riusciti da circa 5 anni, dopo 25 anni di lavoro. Noi siamo fortunatamente più avanti sulla tabella di marcia, per tutta una serie di circostanze fortunate (io e alf siamo medici e già prima facevamo ricerca e organizzavamo congressi e docenze, molti amici medici e psicologi rispettano il nostro lavoro e lo hanno fatto proprio, ma l'Italia è grande, e certo ci sono ancora molti operatori da contattare. Ognuno di noi può fare molto per diffondere questa cultura, in modo che le mamme non debbano più essere lasciate sole. un bacio!
LA REALTA'
Grazie Claudia per tutto quello che fate!
grazie di queste parole
mi chiamo Antonella e ringrazio chi mi ha fatto conoscere ciaolapo perchè trovo conforto nel sapere di non essere sola. ho un bimbo di 4 anni e mezzo, Matteo e negli ultimi due anni abbiamo perso tre possibili fratellini, un aborto spontaneo con revisione, un "non c'è più battito" e un mese e mezzo fa un risultato di amnio,trisomia 21, e una scelta dolorosa di rinunciare a questo bimbo: il 1 maggio, ospedale deserto, nasceva questa creatura. Sono ancora molto confusa e scossa per il modo, la assenza di assistenza psicologica,di spiegazioni, i sensi di colpa...solo ora leggendo queste righe capisco un po' di più e cerco di trovare un briciolo di serenità.
Grazie per ciò che fate e grazie per avermi ascoltato.
...
Grazie, sempre!
Grazie per il tuo immenso impegno e lavoro.
Ilaria
è importante
grazie
Una guida tascabile........
Verissimo, bellissimo, utilissimo...
Fedele realtà
Grazie a tutti Voi.....la tristezza si divide fra noi anime di ciao Lapo....
il mio dolore quel 6 Ottobre 2010, quasi 1 anno orami....
voi mi avete dato la forza necessaria x aiutare mia figlia che stava impazzendo a sua volta dal dolore....
La piccola Serena e' volata via all 36esima settimana, e il personale dell'ospedale non e' stato certo disponibile e gentile, tutt'altro.....
Io da mamma e da nonna ho mandato tutti a quel paese, cercando di far capire loro un qualcosa che non hanno capito e nemmeno si sono sforzati umanamente di capire...ma perche' mi chiedevo....
Ci vorrebbero i manifesti nelle bacheche delle sale parto non gli opuscoli o la guida tascabile di cio' che ha scritto Claudia.
Un dolore sordo che abbiamo provato in tante.
E auguro che nessuna piu' possa provare.
Abbraccio tutte.
A te Claudia un grazie particolare.
Un piccolo commiato...
simo andati con il mio compagno al pronto soccorso alle 5 di mattina...dopo aver tristemente realizzato che non sentivo più le sue continue capriole da almeno il pomeriggio precedente...solo un controllo di routine, ci dicevamo: sentiamo il battito, ci tranquillizziamo e ce ne torniamo a casa...non poteva essere vero...non poteva aver davvero detto "mi dispiace signora, non c'è più battito"...improvvisamente tutto intorno si è fatto strano, buio, inverosimile...dovevamo andarcene, cambiare ospedale, fare altre 100, 1000 ecografie...non era possibile che la mia bambina si fosse spenta così...noi la stiamo aspettando...ho finito anche di annodare tutti i fiocchetti delle sue statuine di legno: rappresentano una mamma alzare al cielo il suo piccolino e sono un regalo per gli amici che verranno a conoscerti a casa...non puoi essere finita...
Quello che è venuto dopo è stato uno stato di dolore continuo, una pancia ormai dura, fredda....un continuo chiedersi "perchè proprio a me?". Intanto la scelta di fare un parto naturale...ogni volta il pensiero vola a quell'attimo di dolore quando la sua testolina si è affacciata in questo mondo, al silenzio di quel post parto spezzato solo dal mio pianto disperato....non poteva essere proprio la mia bambina, così piccola e innocente soffocata da un maledetto giro di cordone serrato intorno al suo piccolo collo...
Fatemi l'epidurale, dicevo...voglio sentire il meno possibile...
Il momento del mio primo parto è stato un momento che ho sognato e idealizzato tantissimo nelle ultime settimane...sarebbe stato il giorno più bello della mia vita, avrei partorito in acqua....un dolore che avrebbe lasciato il posto ad una gioia infinita...senza anetesie, solo con la consapevolezza che stavo donando alla mia bimba la cosa più presziosa: la vita.
Fra poco saranno due mesi che tutto è finito...il giorno più brutto della mia vita ha lasciato una voragine nel mio ventre....un senso di vuoto incolmabile...proveremo ancora...ma sarà per sempre diverso, sarà per sempre il mio secondo bambino...e la scelta di non vederla mi tormenta ogni giorno...
...
un pezzettino di dolore sarebbe risparmiato.
ti abbraccio, e torna a scriverci, se ti va.
...grazie...
La parte migliore di me
...
per Riccardo
Riccardo è nato il 10/03/2011 a termine era piccolino però mi dicevano che era un bambino sano,(ho dimenticato di dire che ho avuto un aborto spontaneo ad aprile 2010 un mese dop ero di nuovo incinta di lui)con immensa gioia siamo tornati a casa col nostro meraviglioso fagottino che però non aveva voglia di mangiare il 21/03/2011 Riccardo ha avuto un'emorragia ombelicale e subito in ospedale da lì è iniziata la nostra odissea.Riccardo è stato un mese in terapia intensiva siè ripreso ma ci hanno mandati in un'altro ospedale, poi in un'altro ancora ed infine a Roma al Bambino Gesù, noi siamo siciliani, in tutto questo tempo in ospedale Riccardo è stato "torturato"per il suo bene visto che volevano capire da dove venissero questi problemi al fegato ma continuamente prelievi, esami ecografie cateti e mi fermo qui.Lui era così piccolo ma una tale forza da superare e gridare e piangere fino a quando lo lasciavano in pace e si rilassava fra le mie braccia e di mio marito.Era bellissimo e molto allegro e vivace nonostante quello che passava, lì a Roma dalla genetica ci dicono che hanno diagnosticato in Riccrdo una rarissima Malattia Metabolica Ereditaria di cui a tutt'oggi nonc'è cura e che a seconda della gravità sarà il destino a decidere.A fine giugno siamo tornati con la cura alimentare e farmaceutica di suppoto in attesa della conferma della diagnosi e del controllo.Riccardo è stato molto bene aveva iniziato a mangiare era cresciuto in peso, era coccolato da tutti e si era tanto affezionato alla sorellina Chiara di 8 anni.Poi una brusca ricaduta prima di ferragosto faccio gli esami di controllo un disastro corsa in ospedale trasfusione ci mandano in un'altro,lì dopo 8 giorni di terapie Riccardo non risponde più e ci dicono che solo un miracolo lo avrebbe potuto salvare.Sotto loro consiglio e nostra decisione(presa in una lunga nottata di pianto fra me e mio marito mentre guadavamo il nostro piccolo che sempre ci sorrideva e ci cercava)siamo tornati a casa con la terapia di sostegno e con l'intenzione di fargli trascorrere il tempo che Dio avrebbe voluto senza torture e con l'amore di tutti noi era il 24/08/2011.Invece anche col nostro immenso amore Riccardo ha vissuto i suoi ultimi gioni nella sofferenza perchè stava male è nessuno ha voluto aiutarci perchè era un neonato e nessuno aveva avuto accheffare con un bambino di pochi mesi allo stadio terminale anche s eerano a conoscenza della sua patologia(intendo dire che nessuno ha voluto dargli anche la morfina perchè col senno di poi mi hanno detto che quello avrebbe potuto alleviargli il dolore),la notte del 30/08/2011 Riccardo ha spirato il suoultimo respiro fra le mie braccia,io lo capivo che stava arrivando il suo momento e gli sussurravo fra le lacrime che presto tutto sarebbe finito e sarebbe stato bene.Io ho quel momento impresso nella mia mente e sempre davanti agli occhi,soffro maledettamente piango mi faccio mille domande ma di risposte non ce ne sono, è dovuta andare così.E perchè il mio bambino ha dovuto soffrire in quel modo?Io mi sendo condannata perchè ormai a vita mi porterò una croce al cuore, il mio piccolino non c'è più io guardo sempre le sue foto i suoi video ogni santa mattina sono da lui al cimitero,e dormo da allore con la sua canottierina ancora sporca perchè sento il suo profumo.Io faccio tutto quello che c'è da fare quotidianmente anche perchè ho un'altra bambina e lei ha diritto ad una vita serena,ma vi assicuro che sono morta dentro.Ho voluto darvi la mia triste testimonianza perchè ho bisogno di parlare con persone che hanno vissuto esperienze simili alla mia, e perchè sento il bisogno di ricordare Riccardo sempre e comunque perchè è l'amore della mia vita. grazie
Domande senza risposta per una bimba che non ci sarà.
La mia bambina che cresceva dentro me da luglio, mi aveva abbandonato e probabilmente da un paio di settimane, ma io neanche me n'ero accorta...come è potuto succedere che una mamma non si renda più conto che quella creaturina s'è collassata, il cuore non batte più.... e cosa ancor più tragica è stato capire che l'avrei dovuta partorire con dolore, ma quel dolore che non si scorda, quel dolore insopportabile xchè comunque tornerai a casa a mani vuote. Per tutto quel devastante travaglio ho avuto la fortuna di aggrapparmi al mio primo bimbo e x mia grande fortuna c'è lui.
Ora ho paura, ho paura che non si capirà mai cosa è andato storto, ho paura che possa ricapitare; mi sento assente, stanca, sola.... ho il sostegno di molti amici, ma nessuno mi da le risposte che vorrei alle domande che non ho il coraggio di fare. Spero che questo dolore passi il prima possibile, che riuscirò a convivere con l'idea che a tutto c'è una spiegazione e se lei ha deciso di non continuare il suo viaggio verso la vita forse c'è la sua spiegazione, forse è stato meglio così... ma avrò fatto qualcosa di sbagliato io?
grazie
Grazie Claudia e Alfredo per tutto quello che avete fatto e continuate a fare.. sapete sempre trovare le parole giuste, con umanità e intelligenza.. siete persone stupe
Schiave del senso di colpa e incapaci di accettare l'imponderabile
Vi scrivo perchè nello spirito di questo bellissimo sito c'è la convinzione che la condivisione sia un elemento fondamentale per superare il lutto.
Quello che più mi ha sconvolto, e credo che questo sia uguale ora come se succedesse tra mesi è il fatto che tutto ti sembra vada bene, io mi sentivo euforica nei giorni prima.....poi arrivi davanti a una macchina in quella odiosa posizione che ti fa tanto sentire deprivata di qualsiasi potere, e una macchina ti dice che no, quello che senti non è vero, quello che pensavi non è vero, il reale è altrove, in quelle cifre, in quei centimetri, in quei parametri. E io sono rimasta così, come se qualcosa si fosse staccato da me. e sono andata a casa tenendomi la pancia e invece di parlare alla mia lenticchia mi sentivo dentro solo un rombo sordo.
e poi la colpa, la colpa, il desiderio di farsi del male, di tagliarsi a pezzi, di vedere dov'è che proprio non funzioni, di strappare via quei pezzi di te che non funzionano.
la colpa mi ha schiacciato per giorni, sarà stata la tiroide che non funziona perchè sono stata quasi depressa e quindi è colpa mia, oppure è l'età e quindi è sempre colpa mia....
ma perchè dobbiamo sentirci sempre in colpa?
io penso che sia una questione più grande.
e' questa società che ci ha tolto prima il senso dell'imponderabile, che ci ha illuso che la scienza e la medicina siano padrone della vita e della morte e poi ci hanno imbevuto di idiozie sulla VOLONTA' che "l'importante è volerlo", l'importante è "pensare positivo", l'importante è "avere un obiettivo", "darsi da fare", e in tutto questo ognuna di noi, specie quelle con un minimo di sentimento nel cuore, si sentono schiacciate da mille sensi di inadeguatezza.
e invece noi non siamo inadeguate, noi non è che avremmo potuto fare di più, noi semplicemente NON SIAMO DIO, ammesso che esista, noi non abbiamo potere su milioni di cose, la vita è piena di eventi imponderabili.
il fatto che io sia qui ora a condividere questi pensieri con voi è il frutto di milioni di atti imponderabili che hanno fatto in modo che io non sia morta negli anni per malattie, infezioni, cadute dalle scale, dai balconi, affogata, caduta in arrampicate in montagna, colpita da fulmini, ammazzata sulle strisce pedonali, sfasciata in scontri frontali, in incidenti qualsiasi, in aggressioni. E tutto questo è successo al di là della mia VOLONTA' , in modo TOTALE E COMPLETO.
E anche il fatto che la mia creatura abbia smesso di vivere è imponderabile, e io non potevo farci niente, e nemmeno tu che leggi ora con le lacrime che ti stanno per uscire dagli occhi potevi farci nulla. E anche le mamme e i papà che hanno dovuto fare terribili scelte, in realtà le fanno perchè la scienza oggi ti consente di tenere ai limiti della vita creature che 30 anni fa sarebbero morte pochi mesi dopo. e anche questo non è colpa loro.
Oggi cade una neve bellissima, penso che ogni fiocco di neve è diverso dagli altri e nel guardarli il mio dolore piano piano si distende su questo paesaggio bianco e penso che comunque io sono viva e questo è un dono che non posso sprecare in sensi di colpa specie pensando alla vita che invece non ce l'ha fatta a vivere dentro di me.
un abbraccio affettuoso a tutte e tutti
Forza
9
IL VUOTO
Io non so come farò senza sentire più il suo cuoricino...
Ho 18 anni ,la mia era una gravidanza inaspettata ma ben voluta, il nostro cucciolo era frutto di un grande amore.
Vorrei riprovarci tra un po.. ma tutti escluso il mio fidanzato sono contro perché devo finire gli studi, sono giovane ecc..
Mi piange il cuore è una grande perdita per tutte noi.. un dolore che lascia un vuoto..
Mi hanno detto che la natura lo ha selezionato.. secondo me invece era semplicemente troppo per questo triste mondo.. e ora ci protegge da lassù..
Un abbraccio a tutti...
Grazie per avermi permesso di parlarne..
Davide...il mio ragnetto...
Gioia
Bellissima, come il babbo, come tutte le bambine.... 3.070, rosa, morbida, profumata e con pochi capelli mori... E' stato bello partorirla anche se il silenzio ha urlato in quel momento e non sapremo mai com'è la sua voce... Ci manca da morire e vorremmo essere svegliati ogni ora da pianti inconsolabili e vorrei avere le ragadi al seno....
Abbiamo grazie a Dio famiglia e amici vicino e per fortuna riusciamo a rimanere uniti nel dolore ma il pensiero che il suo babbo e la sua mamma non potranno mai coccolarla mi strazia... la mia ranocchietta....
Grazie, vi abbraccio
amore mio
...
non mi sento sola
la mia famiglia i miei amici, tutti vicini...ma la gioia mia più grande la mia sofia che a novembre compirà tre anni..è lei la vita che và avanti!!! e noi con lei ci sentiamo vivi...e abbiamo la forza di ricominciare e a volere un altro bambino!!!!!
e oggi...grazie al mio capo mi fà leggere di voi...non mi sento sola ad avere un angelo che mi guarda e mi protegge dà lassù!!!
il mio cuore
Vivo giorno dopo giorno
Il 10 di ottobre sono stata anche ricoverata per accertamenti: accrescimento del bimbo, unica arteria ombelicale, pressione arteriosa...bhè dopo tutti i controlli sono stata rimandata a casa, gli esami e i monitoraggi erano ok! "Il bimbo è un pò pigro" mi dicevano....potrei stare qui ore per spiegarvi che da mamma sentivo qualcosa di strano, specialmente i movimenti del piccolo nn erano più intensi, lo dicevo a chiunque, dottori e ostetriche...mi sentivo persino a disagio...risposta loro: "tutto è ok!" Anche i monitoraggi mi preoccupavano, il bimbo si muoveva poco e l'ostetrica di turno nn faceva altro che squotermi la pancia e sollecitare i movimenti del piccolo dandomi una bustina di zucchero...pensare che anche così mi dicevano che era un dormiglione...cmq ovvio che così sollecitato Diego un pò si muoveva, risultato del tracciato: bimbo reattivo!Per me è un tarlo questo!!!! Dovevano capire che c'era qualcosa che nn andava! Cmq arrivo a venerdì 26 ottobre 2012...problemi al monitoraggio, vengo seguita da due ostetriche che poi chiamano il primario...ero preoccupata, avevo paura e facevo bene ad averla perchè dopo poco anch'io mi sono sentita dire: "Il problema è che non c'è più battito cardiaco!"...ma come?ma come è possibile???Doccia ghiacciata!!!!Ancora oggi faccio fatica a crederci...perchè proprio a me????Sto male, ho un vuoto dentro incolmabile, ero pronta, pronta a fare la mamma!!!Vivo giorno dopo giorno rassegnata, arrabbiata, nervosa, nulla ha più senso...Ho fatto un parto naturale indotto ovviamente, traumatico per i dolori provati fino a non avere neanche l'epidurale promessa dal dottore di turno...ricordo il dolore lancinante...la forza l'ho presa dal mio piccolo che meritava di nascere, l'ho tenuto in braccio...era bellissimo: occhioni e fronte della mamma, nasino, boccuccia e piedoni del papà...Mi manca da morire, è straziante pensare di non avere più niente dall'oggi al domani!!! Mi sento persa!!!!
Una Persona Migliore
Ero alla 38esima settimana di gestazione,la settimana prima avevo fatto l'ultima visita,era tutto perfetto,stava bene era cresciuta ancora,e secondo il mio medico sarebbe nata prima del termine,era pronta per nascere e invece è morta.
Una briglia amniotica attorcigliata così stretta sul suo cordone ombelicale non ha lasciato più passare nemmeno una goccia di sangue,e il suo cuore ha smesso di battere.
I primi giorni si e' sotto shock,non si realizza cosa è successo,né cosa significhi,né tantomeno il dolore che si dovrà affrontare,è un lutto,e solo dopo che l'ho capito che l'ho realizzato come tale,ho iniziato a stare meglio.
Ci vuole tempo,pazienza e coraggio per affrontare tutto qsto dolore,affrontare la realtà,prenderne atto ed andare avanti;
con una consapevolezza maggiore di sè e della vita,e con una sensibilità diversa verso le cose e verso gli altri,forse è questo che mi ha lasciato Olivia,la sensazione di essere una donna migliore e,paradossalmente, il sentirmi una persona fortunata xtutto quello che ho.
grazie Olivia sarò per sempre la tua mamma,ti porterò nel mio cuore x sempre
la mia piccola ...... non c'è più
Luigi
...
Il 14 ottobre 2012 la mia piccola Sofia è nata morta. Ero alla 37 settimana..... E un dolore che non si augura a nessuno. Vorrei solo aggiungere una piccola osservazione... Come sempre si viene a conoscenza dopo che le cose sono successe. Io vorrei chiedere all associazione perchè nei corsi pre parto non dedicano dieci minuti a quando le cose non vanno bene... Se mi avessero detto come ci si sentiva, cosa dover fare e poter esigere, anche in questo caso , ora forse non dovrei vivere con il rimorso di non aver preso in braccio la mia piccola Sofia.
speranza..
Solitudine
Non solo si deve passare attraverso un dolore così cupo, ma si deve altresì affrontare l'indifferenza, la svogliatezza, la freddezza e la disumanità degli ospedali. ho atteso per ore e ore prima d'essere sottoposta al raschiamento, in una sala con un viavai di mamme con bambini vivi. Ho sentito i battiti del cuore degli altri bambini, sono stata lasciata lì, come macchiata d'una colpa ad espiare un peccato.
Vorrei tanto un bimbo, vorrei tanto una famiglia, ma ho tanta paura che succeda di nuovo. Ho paura che anche se dovessi rimanere di nuovo incinta, vivrei la gravidanza con angoscia, paura, terrore.
Non doveva andare così...
mamma ti amerà sempre
Ho una sola certezza, l'amore infinito per mio figlio, e il dolore di sapere che non ci abbracceremo mai.
Io vi abbraccio, e mi piace pensare che i nostri cuoricini sono tutti insieme a fare i monellini da qualche parte.
NON PERDETE LA SPERANZA...
sono qui per far forza a tutte le mamme che hanno subito un lutto. Io ho perso il mio angelo a 39 settimane di gravidanza, il 30/11/2012 così senza motivo, semplicemente il suo piccolo cuore ha smesso di battere. Ho passato dei momenti terrificanti, a malapena riuscivo a uscire di casa, al lavoro un inferno. Poi un giorno ho detto basta... in fondo queste esperienze rimarranno sempre in noi, ci segneranno a vita ormai... ma non bisogna smettere di sperare... siamo donne, ricordatevelo, e soprattutto mamme! Siamo noi la vera forza della natura, siamo cadute ma ci dobbiamo rialzare più forti di prima... porteremo sempre questa cicatrice nel cuore, ma dobbiamo avere la forza di spaccare il mondo da ora in poi... per noi, per i nostri uomini, e soprattutto per i nostri angioletti ... VI abbraccio tutte immensamente .
giovanni
un baccio a tutte le mamme come me.....







Non avete voglia di festeggiare il capodanno? Nessun problema: dalle ore 21.30, nella chat room del sito ci sarà sempre qualcuno a tenervi compagnia, per aspettare insieme il nuovo anno e per scambiarci auguri e propositi. Lo scorso anno, la nostra piccola festa, virtuale e familiare, è finita su molte testate giornalistiche e, soprattutto, ha proposto un Capodanno alternativo a tutte quelle persone che detestano trenini e cenoni o che, quest’anno, proprio non se la sentono di festeggiare in gran gala.