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ARGOMENTO: Il giorno peggiore della mia vita

Il giorno peggiore della mia vita 24/04/2020 12:52 #161582

  • pau2204
  • Avatar di pau2204 Autore della discussione
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Sono passati solo 7 mesi da quando ci siamo sposati e a fine febbraio ho scoperto di avere un ritardo. Ero fuori città per un appuntamento di lavoro e non vedevo l'ora di tornare a casa e dirlo a mio marito. Avevamo iniziato a provarci da quando ci siamo sposati. Mi ricordo ancora quando gli ho chiesto di correre a comprare il test, stava giusto iniziando la pandemia e mentre tutti compravano mascherine, c'era mio marito in coda che comprava due test di gravidanza. Sabato sera ho fatto il primo test e abbiamo esultato insieme quando abbiamo letto 2-3 settimane. Non ci credevo ancora, così domenica mattina ho fatto il secondo e ancora positivo. L'abbiamo detto subito ai miei genitori che vivono in un altro paese e hanno già 2 nipoti, i figli di mia sorella. Abbiamo deciso di aspettare per dirlo ai genitori di mio marito, sarebbe stato il loro primo nipote. Volevo andare da loro e sorprenderli con l'ecografia. Nella mia testa, ora mi rendo conto, molto ingenua, non era neanche passato per un secondo il pensiero di perderlo.
Alla prima visita, il ginecologo ha fatto comunque l'ecografia, anche se erano solo 4/5 settimane e dato che si vedeva solo il sacco vitellino, mi ha detto subito che poteva essere una gravidanza ferma. Gli ho detto: "ferma, nel senso, un aborto?" e lui, senza neanche alzare lo sguardo, ha continuato a compilare il referto e ha detto: "eh si, capita eh!". Io non ho più aperto bocca e ho cercato di trattenere le lacrime. Poi mi ha detto che se dovessi avere delle perdite, dovevo andare al pronto soccorso, "tanto non aveva senso rivolgermi a lui", altrimenti di tornare dopo 15gg per la prossima ecografia.
Ho sopportato solo 5 giorni di attesa in preda all'ansia e ho detto a mio marito che volevo prenotare di nuovo una visita ma da un'altro ginecologo. Magari il risultato era lo stesso, ma ora ero pronta a fare le domande che non avevo avuto il coraggio di fare prima. Volevo almeno mettermi l'anima in pace.
Siamo andati al secondo appuntamento e dopo qualche minuto la ginecologa ha detto che c'era un battito, quindi ci ha detto, "Dai diciamo che è un 50/50". Mi ha mandato a fare i test beta per sospetto aborto e mi ha tranquilizzata dicendo: "Non ti allarmare, lo scrivo solo perché solo così ce li fanno fare". Tutto un altro approccio rispetto all'altro dottore. Ero sollevata.
I test beta mi hanno dato di nuovo delle notti insonni perché crescevano ma non raddoppiavano. E nonostante tutto, all'appuntamento successivo la dottoressa ci ha confermato che ora il battito era ben visibile, che nella sua carriera ne aveva visto di tutto e che ora l'unica cosa che contava era quella.
Poi è esplosa la pandemia e purtroppo hanno chiuso il centro dove lavorava lei. Ho dovuto recarmi da un'altra ginecologa con cui abbiamo fatto il primo appuntamento del bitest e ci preparavamo alla trasluscenza nucale. Per fortuna hanno fatto entrare anche mio marito e lo abbiamo visto. Continuava a muoversi, agitava le sue manine e i suoi piedini. Ero felicissima, mi chiedevo se magari a maggio sarebbe stato possibile uscire per andare a dare la buona notizia di persona ai genitori di mio marito. Mi immaginavo già la loro reazione. La mia più grande preoccupazione in quel momento era: "Aspettiamo a dirlo di persona ai miei suoceri o facciamo una video call, altrimenti rischia che ormai quando ci vedremmo di persona avrò già la pancia enorme!".
Poi ho scaricato il risultato dell'esame del sangue e i miei livelli di papp-a erano 0,09. Sono andata di nuovo in ansia. Ho letto di tutto online: alta possibilità di trisomie, aborti entro le prime 24 settimane, pre-clampsia. Ho chiesto alla ginecologa che ci aveva fatto il test e mi ha detto che i valori così non significavano nulla e di presentarmi per l'appuntamento della trasluscenza. Un po' mi sono tranquilizzata ma avevo comunque un brutto presentimento.
17.20 del 20 aprile vado con il cuore in gola, mio marito era positivo o almeno cercava di dimostrarsi positivo per me. Quel giorno, sempre in modo ingenuo, dicevo: "dai speriamo che sia sotto i 2,5mm". E invece, pochi secondi dopo aver iniziato l'ecografia, la ginecologa è rimasta in silenzio e ha girato lo schermo verso di sé. Lì ho capito. "Mi dispiace molto. Non c'è più battito". Ci ha detto di cercare un ospedale ma non Sacco o Mangiagalli perché avevano pazienti Covid. Quel giorno ero in teoria a 12 settimane +5. Pensavo di aver superato la zona più critica.
Martedì 21 sono andata al pronto soccorso del Macedonio Melloni per la visita ecografica che ovviamente ha confermato tutto. Mi sono sentita come un ratto da laboratorio perché nel consultorio c'era la ginecologa e immagino i suoi allievi. Erano almeno in 8. Entravano e uscivano mentre io restavo sdraiata e due di loro guardavano lo schermo e dicevano: "Vedi, qui. Prendi questa misura. Controlla anche le ovaia". Poi la ginecologa mi ha detto: "Non preferiresti tornare a casa e aspettare almeno due settimane ad avere le perdite in modo naturale?". Mentre piangevo le ho risposto che non volevo avere delle emorragie a casa. Lei ha detto: "Ma se è uguale a un ciclo!". Beh... Mia mamma mi ha raccontato che anche lei aveva avuto un aborto a circa 12 settimane e l'emorragia era tale da dover mettere asciugami sotto il sedile mentre correva in ospedale e le hanno dovuto fare il raschiamento lo stesso. Io l'ho perso a 10 settimane.
Fortunatamente mi potevano ricoverare già il mercoledì alle 7. Senza dubitare, le ho detto di sì. Ho dormito forse 3 o 4 ore totali in questi 3 giorni prima dell'intervento. Il giorno dell'intervento sono stata sollevata quando ho scoperto che ero in stanza da sola. Avevo letto storie di donne che venivano ricoverate accanto a donne che avevano appena partorito, con il bimbo in braccio. Ero distrutta perché dovevo passare tutto questo incubo da sola per via del coronavirus e anche mio marito era mortificato. Si sentiva in colpa perché dovevo passare per tutto questo da sola e lui non poteva farci niente. Ma ho trovato dei veri professionisti che sono stati incredibilmente umani e gentili. Ricordo i secondi appena entrata in sala operatoria, sono esplosa in lacrime perché mi sono spaventata nel vedere il lettino e tutto. Un'infermiera mi ha presa per mano e un altro infermiere mi asciugava le lacrime con una garza. Poi si è spento tutto e mi sono risvegliata in camera.
Ora sono di nuovo a casa. Mi sento terribilmente in colpa perché dopo l'intervento mi sono sentita sollevata. Mi sento in colpa perché mi sono voluta liberare del mio piccolino in fretta. Volevo che l'incubo finisse il prima possibile ma mi si spezza il cuore e vorrei che lui non sentisse di essere stato solo un "brutto incubo" per me. Lo volevo tantissimo. Ho 30 anni e so che potrò riprovare ma aspettare 3 mesi per poter riprovare mi sembra già un tempo molto lungo. E ovviamente il terrore che mi possa ricapitare.
La cosa che ci ha ferito di più è stato il percorso di continui alti e bassi che ci ha dato delle false speranze. Avrei preferito che fosse tutto finito dopo quel primo appuntamento. Ora continuo a rivedere nella mia testa quel momento in cui lo abbiamo visto muoversi e mi si spezza il cuore a pensare che io l'ho voluto fuori dal mio corpo al più presto. Sapere che ora si trova in qualche vasetto di plastica in un laboratorio, come se fosse un semplice scarto. E invece poche settimane fa era lì che si muoveva dentro di me.
Abbiamo deciso di chiamarlo Pau, perché non sapendo ancora il sesso, almeno è un nome che può andare bene in entrambi i casi.

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Ringraziano per il messaggio: LucyA, giorgia87, psico.nadia

Il giorno peggiore della mia vita 24/04/2020 15:01 #161583

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L'unica cosa che posso dirti...è non sentirti in colpa, pensa al tuo bambino, pensa lui/lei..avete fatto bene a dargli un nome...anche se per poco è esistito/a dentro di te. Abbraccialo/a con il cuore e con la mente, anche se fa male. In questo momento ogni parola è inutile e lo so bene. Ti mando un abbraccio fortissimo.

Il giorno peggiore della mia vita 25/04/2020 16:09 #161589

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Cara mamma di pau mi spiace molto e so come stai perché la tua storia è simile alla mia. Anche io ho scoperto che non c'era più battito alla TN anche se prima stava andando tutto bene... Sono cose orribili.. Anche io ero a 11+6 e ho scelto per il raschiamento subito e ti dico, anche da psicologa quale sono, che è la scelta migliore! Essere una madre-bara per giorni e giorni non fa altro che acuire il dolore di una perdita oramai già avvenuta senza tralasciare il fatto che un bambino morto nel corpo della sua povera mamma non fa certo bene all'anima né al fisico... Anche se il raschiamento è traumatico oramai il trauma già è avvenuto quando dicono non ci sta battito! Non sentirti in colpa.. Il tuo piccolino veglierà su di te e sa quanto lo hai amato e difeso anche se non ce l'ha fatta a venire al mondo. Giusto per rincuorarti.. Io ho fatto il raschiamento il 3 febbraio e oggi ho avuto di nuovo un test positivo.. Anche se non so come andrà stavolta sicuramente ritrovare la serenità mentale aiuta... Ti abbraccio forte forte
Ringraziano per il messaggio: giorgia87
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