Mindfulness e riduzione dello stress dopo un lutto perinatale: momenti di pratica

by Claudia Ravaldi

In un precedente articolo abbiamo visto che cos’è la mindfulness e come può essere d’aiuto dopo un lutto perinatale. In questo secondo contributo ci soffermiamo su come la pratica possa trovare spazio nella vita quotidiana, in modo sostenibile, soprattutto nei periodi in cui le energie sono poche e il dolore è ancora molto presente.

Piccoli momenti quotidiani di pratica

All’inizio della pratica, soprattutto nei primi mesi, è più facile per le partecipanti e per i partecipanti ai corsi di mindfulness fare esperienza di pratica in più momenti della loro quotidianità piuttosto che dedicarsi a pratiche formali prolungate.

Le piccole cose, che non sono piccole

Per Ester , ad esempio è più facile essere presente e prestare attenzione al respiro o ai cinque sensi durante attività semplici, come mangiare, camminare o osservare la folla in metropolitana: in quei momenti riesce a stare concentrata, senza farsi portare via da pensieri insistenti. Anche Maria ha notato come un gesto quotidiano, come aprire o chiudere una porta o una finestra senza sbatterle o senza correre, possa essere un’occasione di consapevolezza, e non più soltanto un automatismo in mezzo a una lista di automatismi da sbrigare.

Prestare attenzione a un’azione abituale, anche alla più piccola – mangiare un boccone alla volta, cercando di sentire i sapori, o chiudere una porta accompagnandola con calma, anziché sbatterla – ci allena a uscire dall’automatismo e ci aiuta a tornare nel qui e ora, pienamente presenti, anche solo per pochi istanti. La pratica regolare, breve e sostenibile nel tempo, favorisce cambiamenti più stabili rispetto a tentativi intensivi o isolati: pochi minuti ogni giorno sono meglio di un’ora al mese.

Il corpo come punto di riferimento

Il corpo occupa un posto centrale nella mindfulness. Prestare attenzione alle sensazioni fisiche, al respiro, alle tensioni muscolari permette di intercettare i segnali di stress prima che superino la soglia di tolleranza e ci travolgano.

Paola ha raccontato come per lei sia più facile restare consapevole e prestare attenzione attraverso il movimento: nuotare, camminare, occuparsi delle piante, ma anche sbucciare la frutta, facendo attenzione al gesto, le permette di “ricentrarsi” e di concentrarsi sulle piccole cose e su ciò che sta facendo in quel momento, senza cadere preda dei pensieri automatici o delle emozioni ad alto volume.

Il corpo è un ancoraggio concreto al presente, soprattutto nei momenti in cui la mente tende a correre avanti o indietro nel tempo. Anche dopo un lutto perinatale – un evento profondamente incarnato, dopo il quale è facile perdere fiducia nel proprio corpo, trascurarlo o maltrattarlo – il corpo resta il punto da cui ripartire, perché noi siamo corpo. Possiamo imparare ad abitarlo con maggiore gentilezza e accorgerci di quanto questo cambi, nel tempo, la qualità del quotidiano. Questo vale per tutti e per tutte, dopo un lutto perinatale, ma vale soprattutto per chi sta cercando un’altra gravidanza o è già in attesa.*

Distrazione e giudizio nella pratica

Molte persone dicono di non essere “portate” per la mindfulness perché si distraggono facilmente.

In realtà, non è affatto necessario essere “portati” per la mindfulness, perchè la mindfulness non è un talento, ma una competenza innata: i suoi semi sono già dentro di noi, in attesa di essere coltivati.

Inoltre, la distrazione fa parte dell’esperienza. Accorgersi che la mente si è allontanata e riportare gentilmente l’attenzione è già pratica.

Alessandra ha condiviso la frustrazione per le continue distrazioni durante la meditazione formale:

“Mi distraggo e subito mi dico che non sono capace: a quel punto, mi distraggo ancora di più e a quel punto mi sale il nervoso!”.

La delusione, la rabbia, il fastidio che ci provoca la distrazione è croce e delizia di tutti noi che vogliamo fare tutto subito e non abbiamo la pazienza di stare e di apprendere con l’esperienza. Non possiamo fare tutto e subito, quando stiamo imparando la mindfulness, perché dobbiamo dare tempo al nostro sistema di gestione dello stress di riorganizzarsi per bene.

Inoltre, anzichè leggere la distrazione  come conferma del nostro fallimento, possiamo leggerla per ciò che è, ovvero un segnale di ciò che in quel momento, per il nostro cervello, occorre attenzionare. Può essere un pensiero, un ricordo, un rumore, un’emozione, oppure una sensazione fisica, come un piccolo dolore sotto la pianta del piede. Notare la distrazione per qualche istante, senza giudicarsi, è parte dell’allenamento; così come lo è, dopo aver riconosciuto il rumore e aver capito che si tratta del consueto ronzio del frigorifero, tornare con risoluta gentilezza alla pratica.

In questo continuo andare e tornare tra presenza e distrazione si trova uno degli aspetti centrali della mindfulness: restare consapevoli di sé nel bel mezzo di ciò che accade.

La mindfulness è una pratica viva, che risveglia i sensi e sostiene la flessibilità mentale. Con il tempo, questa capacità di osservare e tornare diventa disponibile anche nelle situazioni difficili della vita quotidiana.

Mindfulness e relazioni stressanti

Lo stress dopo un lutto perinatale riguarda anche le relazioni. Elisabetta ha raccontato la fatica di gestire i familiari e la loro difficoltà a parlare della bambina e del periodo della terapia intensiva: il pranzo della domenica è diventato un momento per lei carico di aspettative e di delusioni. “Mi trattengo per non rispondere male, perchè vorrei veramente rispondere male, ma così finisco per non godermi niente: non sento neanche il sapore del cibo, e la mia mente va a quando potrò finalmente tornare a casa

La mindfulness aiuta a riconoscere quando siamo emotivamente attivati e a fermarci un momento per abbassare la nostra temperatura emotiva e respirare. In questo spazio diventa possibile valutare quanto “costa”, sul piano emotivo e fisico, entrare in un conflitto, e quanto costa trattenersi sentendo montare la rabbia. Mindfulness ci aiuta a fare il punto dentro di noi e scegliere con maggiore consapevolezza  come gestire le situazioni stressanti, in cui, come in questo caso, il bene per i propri familiari si mescola alle incomprensioni e rende l’atmosfera molto pesante.

Un passo alla volta

Praticare la mindfulness dopo un lutto perinatale non è l’ennesimo compito da svolgere per “superare il lutto”: perchè non è un compito, che cade dall’alto, ma una competenza, che abbiamo già dentro di noi e perchè il lutto non si supera, ma si attraversa passo passo, con il tempo necessario.

Praticare ci permette di imparare a riconoscere piccoli spazi possibili, nel bel mezzo della fatica dell’elaborazione del lutto compatibili con il momento che stiamo attraversando. La pratica non chiede forzature o obblighi snaturanti, e non offre risultati immediati:  trovare la propria continuità gentile, adattare i nostri obiettivi ai ritmi che possiamo sostenere, metterci in ascolto autentico di noi, senza giudizi pregiudizi e sabotaggi è la via per praticare in modo continuativo ed efficace.

Nel tempo, ogni piccolo momento di consapevolezza anche minimo può contribuire a ridurre l’impatto dello stress, a rendere più abitabili le emozioni intense e a restituire una maggiore sensazione di presenza e di stabilità. Pratichiamo la mindfulness per vivere meglio dopo tutto ciò che ci è accaduto: non pratichiamo per cancellare il dolore, perché il dolore è parte della nostra storia, ma per attraversarlo con più risorse, un giorno alla volta.

*Ho dedicato un libro all’importanza della mindfulness fin dal concepimento, sia per le mamme che per i papà; si chiama “Mindfulness Genitori e figli senza stress

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