Riprendersi dal parto cesareo dopo un lutto perinatale

by Claudia Ravaldi

Queste sono le parole di una madre, che ci dona la sua storia, la sua esperienza e le sue riflessioni su un argomento poco affrontato, cosa accade al corpo dopo un parto cesareo che arriva con la morte del bambino.


“Una delle cose che mi assilla e che accompagna il mio lutto dopo la perdita al nono mese della mia unica bimba è la ricerca di informazioni.

Ho sentito i suoi movimenti sparire, tenendo da subito un diario dei movimenti ho capito che qualcosa non andava, con la sua canzone preferita non ballava, con le coccole da quel lato specifico della pancia non rispondeva e non scalciava sentendo la voce del papà come aveva sempre fatto.

La corsa al pronto soccorso evidenziò solo che il cuore non batteva e la vidi galleggiare in uno schermo buio.

Questo è il punto di non ritorno, un prima e un dopo profondo come una scarnificazione sempiterna.
Ricordo di essere rimasta da sola ore, seduta, immobile sul letto dell’ospedale che sembrava sospeso su di una limacciosa acqua di paura.
Ho dovuto aspettare la sera per “svuotarmi” prima dell’operazione anche se il terrore ed il pianto avevano già avuto immediatamente quell’effetto sul mio corpo.Ho fissato la mia grande pancia dura e storta sperando di svegliarmi presto dall’incubo.Così non è stato ed è iniziata una forma di calvario perenne fatto di “sé” e di giganteschi “ma”.

Oltre il carico psicologico devastante la situazione fisica non ha aiutato nella ripresa che a distanza di dieci mesi è ancora discutibile.
Mi sono chiesta allora cosa si dovesse fare dopo un cesareo in cui ci si ritrova con le braccia vuote ed il corpo percosso.

La frase standard che esce dalle bocche umidicce che ti circondano è che dopo un parto cesareo il bambino assorbirà il tuo tempo e le sue necessità velocizzeranno il processo di guarigione dal taglio.

Qualsiasi ricerca su internet riguardo il cesareo ha inizio con la sorridente foto di una giovanissima madre che dichiara che l’allattamento aiuterà nel riprendersi dalla chirurgia.Ogni forum raccoglie le testimonianze di mamme che ad una settimana dal letto d’ospedale sono in piedi a fare lunghe passeggiate con il passeggino nuovo. Ma noi che invece il passeggino lo abbiamo chiuso in cantina e nascosto alla vista, come ci riprendiamo il nostro corpo?
Mi sono sentita a lungo offesa dai dottori e dalle ricerche online che danno per scontato che il cesareo sia solo un piccolo step per arrivare alla nascita: per chi quel bambino non può stringerlo si tratta spesso del prolungamento di un dolore ancestrale.

Andrò quindi per ordine raccontando la mia esperienza in modo che altre donne che hanno affrontato un parto cesareo e un lutto perinatale possano avere un punto di riflessione autentico da cui partire.

Comincio dalla sensazione di perdita assoluta, il bimbo non c’è, io sono il centro dell’orrore universale, tutti nella sala sbagliano le parole ed il mio corpo è letteralmente tagliato a metà.La prima immagine che mi è apparsa in testa immaginandomi uno specchio sul tetto della mia stanza è stata quella dell’assistente del mago recisa con una sega gigante ed intrappolata nella cassa.

Il giorno dopo l’operazione le infermiere come consuetudine hanno provato a farmi alzare perché “prima stai in piedi meglio è“, meglio per chi non lo so, dato che il mio interesse per la vita in quel frangente era paragonabile al nulla.
Se si è fortunate (FORTUNA è parola che altera completamente il suo significato in un giorno) si è già sparsa la voce sulla tua situazione oppure, come accaduto a me, ti ritrovi l’infermiera che ti invita a “darti una mossa!” perché poi con il bambino non avrai tempo di fare tante scene.

Io davanti questa esclamazione ho dolcemente specificato che il mio bambino era nella cella frigorifera ed il personale ha calato lo sguardo.
Insomma dovevo stare in piedi, non importava se la sensazione di caduta libera delle budella si aggiungeva al pianto costante della perdita.
Se non su due zampe almeno seduta, così ricordo perfettamente di aver fissato il bordo di un tavolino per un tempo indeterminato ascoltando i rumori del mondo reale che invadevano il silenzio della mia anima.
Il giorno dopo ancora dovevo lavarmi e così le infermiere una per lato mi hanno sostenuta mentre usavo il fantastico guanto con sapone incorporato (invenzione da 10 e lode) cercando di piegarmi verso la vagina sospesa che nella mia testa non aveva adempiuto ai suoi doveri.
– E’ integra ma la mia pancia è squarciata, qualcosa non torna –
Il resto è attesa, siringhe per contrastare il coagularsi del sangue, punzecchiamenti sul dorso della mano e le cosce, un pò d’acqua, il the la sera, la pastina, finalmente!
Neanche un meteorite che cade dal cielo per aprirmi la testa può scuotermi.

Mi rialzano e passeggio e la cosa peggiore è farlo fuori dalla stanza e caso mai incrociare i parenti di qualcuno tutti sorridenti, tutti gioiosi ed emozionati per il bello della vita mentre io vorrei solo rintanarmi nel letto e non uscirne mai più. Ho delle gocce di sangue lungo la camicia da notte che avevo comprato per partorire e mi ritrovo ad indossare non so neanche da quando. Non ricordo proprio a che punto mi abbia ricoperta e perché.

Poi mi danno delle pillole che fermeranno sicuramente il latte. Non devo produrne, nessuno lo deve succhiare quindi lo blocchiamo. Io ho proprio l’immagine della dottoressa ai piedi del letto che mi garantisce questa cosa ed in parallelo vedo la cena silenziosa con i miei genitori 3 giorni dopo il ritorno a casa in cui all’improvviso mi accorgo di piangere dai capezzoli.
Quel bagnato attraverso la veste che scivola fino alla pancia dolorante per me è stato il simbolo della fine reale della mia storia di mammasaura (mi piaceva un sacco sentirmi una mammasaura).
Così mi ritrovo per qualche giorno a ripulirmi del nutrimento inutile che il mio corpo non ha potuto fare a meno di creare. Con una sediolina sotto il sedere ho preteso di essere presente al funerale della mia Lilith anche se ero uscita da 24 ore dall’ospedale. L’ho fatto, ho macchiato di sangue i pantaloni ma dovevo vedere dove mettevano per sempre la mia creatura.

Sono in casa, cammino male, mi meraviglio costantemente di farcela, zoppico, mi appoggio, le viscere si rivoltano ma io cammino mentre sogno di stendermi. Le stanze sono silenziose, il marito è corroso dal male, i parenti non incrociano il mio sguardo.

Vorremmo restare da soli io e lui, immaginare il nostro fantasmino accoccolato tra i nostri corpi, invece, giustamente, qualcuno cerca di starci vicino.
In quel momento non ho la forza di ribellarmi alle attenzioni ed appena ci lasciano “in pace” io e lui crolliamo uno nell’incubo dell’altra.
Il corpo mi fa male, punto. Ogni spasmo, ogni starnuto ed ogni movimento brusco sono come coltellate su carne aperta. Piango, non posso non piangere, ogni lacrima è dovuta e piangendo fa ancora più male questa pancia afflosciata ma gonfia che sobbalza sui tubi recisi del mio corpo.
Alla sera devo cambiare la medicazione. Ora, i maledetti cerottoni dell’ospedale mi strappano via anche i bulbi piliferi dell’anima, consiglio quindi a chi è a questo punto di inumidire con uno straccetto i bordi dell’orrido tutore e sollevarlo con dolcezza cm dopo cm. Avrete bisogno di qualcuno che vi aiuti e che sia paziente, fa malissimo e soprattutto non volete vedere cosa c’è sotto quel nastro bianco.
Io butto l’occhio e c’è del sangue indurito, resti di liquido amniotico e nessuna voglia di lavare via quel legame bianco che ti fa ripensare alla creatura che ti avranno per un secondo appoggiato addosso per finire il lavoro. Quei punti poi… neri denti di spine che escono dal fondo dell’io/madre e simboleggiano tutta la tristezza che da quel momento in avanti mi accompagnerà.

Il rituale è così per 15 giorni, siringata sulle cosce (si consiglia sulla pancia, perché secondo voi una in queste condizioni ha voglia di farsi toccare la pancia…) e medicazione.
Nota dolente la costipazione.
Io dopo sei giorni senza andare in bagno sentivo il peso spingere contro la lacerazione. Ero costantemente tra la poltrona ed il bagno senza concludere nulla. Ho bevuto tisane, preso pastiglie, mangiato verdure, NIENTE! Poi finalmente il corpo si è ribellato e credo di aver avuto dei danni all’ano per le dimensioni abnormi delle feci che ho scavato via. Anche il bidet sarà difficile tra piegarsi e soprattutto rialzarsi. Niente oplà ma un braccio o un sostegno sono fondamentali. Mentre tu vai su il corpo sembra scendere giù.Intanto vegeto tra la poltrona, il letto ed il divano con la voglia di vivere di un sasso del paleolitico e circondata da persone che mi ricordano che devo alzarmi e camminare per guarire prima.

La domanda che mi pongo più spesso è a cosa serva guarire prima. Prima di cosa? In funzione di cosa?
Consiglio vivamente gli assorbenti post partum per le perdite post cesareo, non tanto per la quantità di flusso quanto per la comodità di un considerevole pannolone sul quale sedere anche se alla stesso tempo è triste riflettere sul fatto che avrei dovuto usarli in maniera diversa. Scrivendo di questa postilla fisica comunico che dal mio corpo martoriato sono uscite cose improbabili. Nel senso che colore e densità di materiali uterini mi hanno imparanoiato quotidianamente per i 30 giorni che hanno seguito l’arrivo/partenza della mia bimba. In quel marasma chiedendo a chi possibile di tranquillizzarmi, dal dottore, al farmacista, alla zia Clotilde ecc.. tutti mi hanno ripetuto che:”è normale”. Normale cosa nella mia situazione totalmente anormale?
Poi il flusso lentamente, chiaramente più lentamente di quanto mi avevano detto, diminuisce. Non capisco questa necessità di mentire sui tempi e le probabilità del dolore.

“In 10 giorni passa tutto”, “dura un attimo” “il tempo necessario”: tutte frasi che andrebbero bandite da qualsiasi comunicazione umana.
Il dolore del mio corpo resterà per un bel pò di tempo, l’ho capito, invece quello nel cuore, beh quello è tutto mio e lo proteggerò con i denti.
La fascia addominale mi porta ad alzare la testa verso il mondo e mi tiene letteralmente l’utero.
Quando la indosso mi allevia immediatamente il dolore e mi fido di lei totalmente. Costa tantissimo e spero di non usarla mai più ma nel frangente è meglio di un paracetamolo.
Ho paura nel farmi la doccia. E se il taglio si bagna? Se scivolo e mi spacco tutta? Se sollevo le braccia e si strappano i punti?Non succede nulla di tutto questo ma ho coscienza che avrò le stesse identiche paure fino al prossimo lavaggio.
Nel mio caso poi l’universo beffardo ha voluto che il giorno in cui finivo la “maternità” (definizione che mi ha sempre indispettita non poco visto che la mia maternità è esplosa in un amore infinito verso un dolce essere “impresente” e che soprattutto non avrà mai fine) iniziasse il lockdown. Costretta come tutti nella casa che ho abbellito per la mia bambina e nella quale io e mio marito ci ritroviamo soli ho deciso di dare una smossa alla situazione. Non tanto per il mio bene quanto per il suo e soprattutto perché ho bisogno di tornare ad infilarmi i calzini da sola senza paura di rompermi a metà.

Questa è la situazione standard, ho paura di spezzarmi o meglio di strapparmi in due parti, come se quei piccoli punti non mi sembrino abbastanza forti da saldare l’immensità del mio dolore.Cerco in internet video con esercizi per un post cesareo trovando solo snelle e gioiose ragazzine che mi fanno gli auguri per il nuovo nato e che sembrano contorsioniste professioniste su tappetini da yoga fluo. Dall’altra parte di queste energiche fanciulle ci sono io grassa, depressa, ammaccata, piangente, arruffata e con la capacità motoria di un pacco di pasta sul fondo della dispensa.
Le salto tutte fino a trovare la spigliata Leslie Sansone che in un simpatico accento della Pennsylvania fa video che durano tra i 15 ed i 45 minuti, dedicati al camminare.
Li  faccio tutti in un crescendo di sudore e soddisfazione, non perdo un chilo per 40 giorni ma inizio a raccogliere da terra le cose come una smargiassa professionista. Sento di aver camminato di più in quarantena che nei 4 mesi precedenti.
Inizio anche piccoli piegamenti per rafforzare un pò la parte addominale. Ho anche la fissa della “diastasi addominale” quindi mi fisso di continuo per trovarla!
I punti sono caduti da soli anche se la parola cadere non va bene, direi che si sono sfilati lasciando un bel segno di uniposca grande e rosso.Per fortuna la mia fantastica psicologa (eh sì direi che è un qualcosa di necessario anche questo) mi consiglia un prodotto che mi sarei aspettato presentato da qualcuno in camice bianco. Diciamo che i dottori hanno perso molto smalto ai miei occhi e che compro così una dispendiosa ma miracolosa crema per cicatrici.
Ogni giorno mi fisso il taglio, lo vedo prepotente protagonista del mio corpo stanco e la crema Contractubex® mi costringe a toccarlo, farlo mio di nuovo ed allo stesso tempo lo “abbassa”. Diciamo che lo vedo proprio diminuire di spessore e la costrizione del tatto mi porta ad instaurare una relazione, che sia di paura o odio è comunque un legame con quello che è accaduto. Sento ancora però anche la tensione nello scendere dal letto. Al nono mese mi ero abituata a spingere con le braccia per alzarmi e girarmi, tendo a farlo ancora ma perché al mattino ho proprio la sensazione di un sacco di organi che scende giù. Sento di avere all’interno una confezione da sei di bottiglie di acqua che mi pesano quando mi metto in piedi. Anche questa particolarità si sta affievolendo però.

Il primo ciclo dopo che hai finalmente smesso di sanguinare arriva con un gigantesco senso di colpa.

Il mio corpo torna alla sua normalità mentre il mio cuore spaccato in infiniti pezzi non è pronto.

Intanto tutti fanno i complimenti a questa mestruazione perchè vuol dire che “va tutto bene”.

Non va bene niente, mia figlia è morta, io vorrei essere morta ed il ciclo non è mai bello.


Mi sono accorta di fare tantissima pipì in tempi dilatati. Se resto seduta in bagno 20 minuti al cellulare posso urinare quattro piccole distinte volte, cosa che prima non accadeva. Alla visita di controllo a sei mesi dal cesareo, visita che ho deciso io di prenotare da un dottore diverso da quello che mi ha seguito durante la gravidanza non avendo la forza di stendermi sullo stesso lettino in cui eravamo in due, mi viene detto che la pipì costante non è legata al cesareo, che la sensazione di peso che scende è solo nella mia testa e che sarebbe il momento ideale per fare un’altro figlio dato che i punti interni sono stati perfettamente assorbiti. Chiaramente non sono nelle condizioni mentali di iniziare un’altra gravidanza, sono convinta che la minzione diversa da quella vissuta negli ultimi 32 anni della mia vita sia legata alla gravidanza ed al cesareo e che l’insieme dei miei organi sia affare chiaro per me più che per chi mi ha controllata.
Mentre scrivo sono a 10 mesi dalla morte della mia Lilith, la pancia è ancora gonfia, vagamente dura ed appuntita, non ho perso neanche un chilo e non mi sto impegnando molto nel far sì che ciò avvenga, ho ancora paura di piegarmi in fretta e cerco di non sbattermi troppo a lavoro. Non corro ma cammino veloce, non faccio le flessioni ma posso allacciare le scarpe e giorno dopo giorno tra un pianto ed una visita al cimitero provo a far reagire questo corpo nuovo che mi ritrovo.
Al momento questo benedetto cesareo è una cosa che sconsiglierei a chiunque. Si, è un tipo di operazione molto più invasiva di quanto ti spieghino, quelle che dopo due settimane dal taglio vanno a fare le maratone sono degli esseri speciali perché io non lo farei neanche normalmente figurati dopo questa esperienza ed il dolore fisico è costante proprio perché non c’è gioia. Nessuna boccuccia da allattare, nessun corpicino da stringere e nessun buon motivo per alzarsi da quel divano. Il buon motivo dovrebbe piangere per attirare la nostra attenzione invece tace steso nelle nostre menti.

Il cesareo è difficile, è amaro e straziante ed in pieno lutto da sole o in coppia non aiuta in alcun modo ad affrontare la situazione.

Nessun sito internet o dottore può spiegare e consigliare davvero bene sul come vivere le difficoltà di questo post-operatorio in uno stato mentale alterato dal lutto.
Quello che però penso è che se avessi trovato online un racconto chiaro come quello che ho appena scritto mi sarei sentita meno sola nel centro del mio nuovo odiato e patito corpo.
Postilla fondamentale: il sesso.

Se già la voglia si annulla nella morte e nel contatto di occhi con occhi pregni di amore inespresso e lacrime versate, con il post operatorio la paura aumenta. Fa male alzarsi dalla tavoletta figurati piegarsi per una penetrazione. Anche in quello si andrà per step, l’amore sarà terribilmente statico e vi sentirete insicure e goffe nei movimenti. Resistete! , il male fisico si scioglierà insieme alle tensioni chirurgiche.

Per lo stato mentale ci sarà molto più lavoro da fare ma almeno io comincio a muovermi di nuovo come un sapiens e questo è tanto nel mio infinito niente.”

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