Il Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP) è lo strumento ufficiale con cui il Servizio Sanitario Nazionale raccoglie dati sugli eventi nascita: informazioni cliniche, demografiche ed epidemiologiche che permettono di monitorare la salute materno-infantile, programmare i servizi e valutare la qualità dell’assistenza.
Con l’aggiornamento del flusso informativo CeDAP, il sistema di rilevazione degli eventi nascita in Italia compie un passo decisivo e profondamente significativo: la registrazione diventa infatti obbligatoria per tutti gli eventi a partire dalla ventiduesima settimana di gestazione (22 + 0).
Non si tratta soltanto di una modifica tecnica. È un cambiamento culturale, clinico ed etico di grande portata.
Con il Decreto del Ministero della Salute del 5 maggio 2025, il nuovo CeDAP viene integrato nel Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) e viene chiarito un punto cruciale: dal primo gennaio 2026 la rilevazione riguarda tutti i parti con età gestazionale pari o superiore a 22 settimane compiute, oltre ai casi con età inferiore ma con segni di vitalità.
Iniziare a registrare i dati dalla ventiduesima settimana è un cambiamento importantissimo sia per chi lavora nel campo della salute perinatale sia per chi ha vissuto una perdita a partire da quella data.
Negli anni scorsi, le morti fetali e le nascite estremamente premature avvenute prima delle 25 settimane e cinque giorni di età gestazionale (180° giorno), non venivano incluse nelle registrazioni CEDAP. L’aborto tardivo, ma anche il parto estremamente prematuro nel nostro paese non venivano raccolti: una invisibilità non solo clinica ed epidemiologica, ma anche simbolica e sociale.
La scelta di cominciare a raccogliere dati nel CeDAP dalle 22 settimane, in linea con le definizioni più aggiornate di natimortalità e con la soglia di potenziale vitalità, significa riconoscere che anche questi eventi fanno parte a pieno titolo del percorso nascita.
Dare riconoscimento e valore agli eventi infausti che possono costellare la gravidanza significa dare valore alle donne, alla loro salute, ai loro corpi, significa cominciare a pensare a questi eventi come degni di essere misurati in tutto il territorio nazionale, per legge. Misurare con cura un evento avverso ci permette di poterlo studiare e approfondire, ma anche di trovare il modo per poterlo, un giorno, prevenire. Ed è lì, alla prevenzione degli eventi evitabili, che una nazione che ha a cuore la salute dei cittadini deve puntare.
La modifica del CeDAP è un importante passo avanti per fare uscire dall’invisibilità migliaia di donne con esperienza di aborto tardivo.
Registrare un evento significa:
- renderlo contabile, quindi visibile alle istituzioni;
- permettere analisi più accurate su nati morti, malformazioni congenite, esiti avversi;
- riconoscere che la perdita avvenuta a 22, 24 o 28 settimane non è un evento minore, né per la clinica né per le persone coinvolte.
La mancanza di dati produce sempre mancanza di riconoscimento.
Il nuovo CeDAP riduce questa frattura e consente di pensare a una programmazione sanitaria più adeguata, una valutazione più realistica dei bisogni assistenziali e un miglior monitoraggio della qualità delle cure nei casi di morte endouterina e dei nati morti con patologie congenite.
Cosa cambia con il nuovo CeDAP – in breve
Per le famiglie
- Gli eventi di perdita che avvengono dalla 22ª settimana di gestazione entrano ufficialmente nei sistemi informativi sanitari.
- Questo significa anche un maggiore riconoscimento istituzionale della gravidanza, della perdita e del lutto vissuto.
- I dati raccolti servono a migliorare i servizi, la continuità assistenziale e il supporto offerto alle famiglie.
Per le operatrici e gli operatori sanitari
- La compilazione del CeDAP diventa un passaggio strutturale anche nei casi di nati morti e perdite tardive;
- È richiesto uno sguardo più attento e consapevole: non solo correttezza tecnica, ma anche cura nella relazione;
- Una rilevazione più completa permette di valutare meglio qualità delle cure, esiti e bisogni formativi.
Per il sistema sanitario
- Dati più accurati e omogenei su scala nazionale;
- Migliore programmazione dei servizi materno-infantili;
- Maggiore visibilità epidemiologica di eventi finora sotto-rappresentati o frammentati;
Raccogliere tutti i casi di natimortalità o di nascita prematura dalla 22ª settimana di gestazione rappresenta un avanzamento tecnico, un allineamento agli standard internazionali ma anche un primo passo concreto verso il riconoscimento del lutto perinatale, in tutte le sue forme.
Per noi di CiaoLapo, che da anni ci battiamo perché a tutte le donne colpite da aborto e morte perinatale siano offerte la migliore assistenza possibile e la migliore cura possibile, indipendentemente dalle settimane gestazionali o dalla sopravvivenza del bambino, questo cambiamento è un importante traguardo: desideriamo ringraziare tutte le persone che, grazie al loro lavoro nella salute perinatale, come medici, ricercatori, epidemiologi, e grazie alle loro insistenti richieste di adeguamento del nostro paese ai paesi più organizzati e attenti, hanno permesso di ottenere questo primo, importante, cambiamento.

