Come affrontare le festività dopo un lutto perinatale

by Claudia Ravaldi

Dopo un lutto, soprattutto dopo un lutto perinatale, che si caratterizza per la dolorosa penuria di ricordi, la vita dei dolenti si riempie di una lunga serie di “prime volte senza”: tutte le cose che avremmo potuto/voluto fare con i nostri bambini, e invece no.

Le “prime volte senza” fanno paura, fanno rabbia, fanno tristezza, spesso fanno tutte e tre le cose, perché ci sbattono in faccia con grande violenza ciò che volevamo e che non sarà. Tra le “prime volte senza” più feroci troviamo le festività natalizie, che preoccupano i genitori in lutto per intere settimane.

Il primo anno dopo il lutto è un intenso laboratorio trasformativo: tutto ciò che accade è nuovo, anche se lo abbiamo già vissuto cento volte. Le vacanze, le feste comandate, la giornata lavorativa, le cene con gli amici, ogni esperienza ci richiede uno sforzo di adattamento che, anche se all’esterno può sembrare poca cosa, in realtà ci fa spendere molte energia (siate gentili e generosi con voi stesse).

Dopo la perdita cambia per qualche tempo anche lo sguardo che abbiamo sul mondo: improvvisamente molte esperienze della vita precedente ci sembrano insostenibili e impraticabili, anche quelle che ci piacevano molto. Può diventare un problema stare in luoghi affollati pieni di donne in gravidanza o bambini piccoli, può essere un problema incontrare gli amici per festeggiare una ricorrenza (compleanno etc), può essere estremamente stancante uscire per una gita fuoriporta.

ATTENZIONE: questo cambiamento è transitorio e non definitivo, prima o poi torneremo ad assaporare il piacere di certe situazioni e di certe ricorrenze. Provare piacere ad uscire con gli amici è un punto di arrivo importante per il lutto, e ci si arriva in modo graduale. Forzarsi e cercare di accelerare i tempi non è una mossa vincente, perché aumenta il carico di stress che già subiamo dopo il lutto.

L’elaborazione del lutto è un percorso,  un transito dalla perdita alla rinascita interiore, che impegna tutte le nostre energie per molti mesi (minimo 6 massimo 18, dicono alcuni studi, altri dicono fino a due anni, altri ancora fino a tre; insomma, quasi una laurea breve).

Il percorso di elaborazione si fa accettando di camminare sulla strada parallela dove ci ritroviamo dopo la perdita, un passo dietro l’altro: per quanto ci sforziamo, per quanto le persone ce lo chiedano, noi spesso non riusciamo a tornare sulla via principale, che ci appare distante, caotica, ostile, persino. E più le persone intorno insistono, più noi finiamo per ritrovarci distanti.

Per questo, quando si parla di festività e ricorrenze è importante prendere solo gli impegni che riusciamo a sostenere, sceglierli con cura, rimandare quelli che si possono rimandare e dire no a quelli che in questo momento non riusciamo a sostenere: non dobbiamo giustificarci e neanche scusarci, se non vogliamo, non possiamo, non riusciamo a partecipare alla cena aziendale o al cenone con i parenti fino al 4 grado.

Non sono gli altri che devono scegliere al posto nostro come affrontiamo le festività dopo il lutto, perché gli altri non sono noi e non stanno vivendo il nostro lutto: non possono sapere meglio di noi cosa ci serve, momento per momento, noi sì. E infatti capita di cambiare idea, di riuscire a fare una cosa che credevamo impossibile o di dover disdire all’ultimo momento perché ci sentiamo sopraffatti: capita, fa parte dei movimenti del lutto, è normale, non è una colpa.

Le scelte su come gestire i giorni di festa possono essere molto diverse: qualcuno vuole partire per un viaggio e stare lontani dai festeggiamenti, qualcun altro trascorrere del tempo a fare beneficienza alla mensa sociale, altri vogliono passare le serate fino a tarda notte insieme agli amici per non sentire troppo l’artiglio del lutto, o viceversa vogliono stare a casa, sul divano, con una tazza di te e un film.

Nessuna di queste scelte è sbagliata a priori, nessuna è migliore di un’altra. Scegliete la vostra  e cercate se possibile una strategia comune con i vostri partner (possibilmente senza fare ricatti psicologici e senza mettere in mezzo le storie dei “parenti o amici che altrimenti ci rimangono male”: non possiamo occuparci delle nevrosi di altri adulti, abbiamo già il NOSTRO LUTTO).

Le feste sono “prime volte senza” che ci mettono a dura prova: da un lato perché si avverte in modo netto il contrasto tra il nostro lutto e l’allegria esibita dagli altri, dall’altro perché quando il lutto deve ancora essere elaborato per gran parte, tutto ciò che accade intorno può amplificare l’assenza del nostro bambino e farci molto male.

Chi affronta le festività vicino all’anniversario della morte affronta due grandi sfide in un tempo molto ravvicinato: in queste situazioni è importante preservarsi, e scegliere con una cura ancora maggiore i nostri impegni e le risorse disponibili (mi raccomando, genitori in lutto di dicembre e gennaio, abbiate cura di voi).

Infine: molte persone, a distanza di anni, si accorgono di avere un conto in sospeso con le festività che anno dopo anno continuano a rappresentare un momento di profonda sofferenza (e angoscia, rabbia, tristezza): questo accade più spesso a chi non ha potuto elaborare fino in fondo il suo lutto, perché si è sforzato di soddisfare le richieste degli altri senza tenere conto dei suoi bisogni e quindi ha finito le energie.

Molte persone, sballottate di qua e di là nel tentativo di “superare” il lutto (che non si può superare, perché non è una cosa altra da noi, ma è più un vestito stretto che ci impedisce di respirare), si accorgono dopo anni di essere al punto di partenza: spesso se ne rendono conto perché realizzano che fa tutto male come all’inizio e ogni festività porta la stessa angoscia della “prima volta senza”.

Accorgersi che il lutto è ancora un garbuglio di dolore vivo fa male (spesso ci fa sentire incapaci), ma ignorare il garbuglio fa peggio.

Le festività in questo senso sono un test importante: in assenza di cambiamenti graduali, anche minimi, anno dopo anno, ci aiutano a capire quanta strada abbiamo fatto nell’elaborazione, quanta strada c’è ancora da fare e quindi ci aiutano a prendere provvedimenti.

Se queste festività sono una “prima volta senza” vi mando il mio abbraccio sentito; se sono le quarte o quinte dopo il lutto ma continuano a essere urticanti come la prima volta, vi chiedo di farvi un regalo e cercare un sostegno valido per attraversarlo, questo lutto e liberarvi da questo vestito così stretto.

Vi lascio le sagge parole del poeta Ungaretti: abbiamo tutte e tutti molto bisogno, dopo un lutto perinatale, di un caldo buono e spero che possiate trovarlo nei prossimi giorni.

Vi abbraccio.

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

 

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