Stai zitta: come la nostra società alimenta il tabù sul lutto perinatale

by Claudia Ravaldi

A cosa serve silenziare le donne colpite da lutto perinatale? A mantenere in vita questo tabù, a farle sentire isolate, sbagliate, diverse. Le donne colpite da aborto e morte perinatale sono spesso oggetto di stigmatizzazioni per le loro reazioni al lutto e di discriminazioni, quando viene loro chiesto di NON parlare di quell’aspetto specifico della loro vita.

Una donna su sei in Italia affronta l’esperienza di perdita ma non sa di essere anche, quasi sempre, destinata a dover subire le conseguenze dello stigma sociale e del tabù che tiene in scacco le storie riproduttive delle donne, soprattutto quelle non a lieto fine.

Ringrazio Lorena, mamma di Emilia, per le sue riflessioni costruttive.

Come scrivevamo su Lancet nel 2016 “smash the taboos around stillbirths”.

Non smetteremo mai di ripeterlo e continueremo a rompere il silenzio ogni volta che una di noi sarà silenziata e discriminata per la sua storia, nei luoghi di cura, sul posto di lavoro, sui media, in società e in famiglia.

Io che mia figlia l’ho vista ,l’ho sentita crescere dentro me ,io che le facevo ascoltare la musica ,

e lei che aveva la sua canzone preferita…

collegare questi ricordi a qualcosa di brutto, solo perché gli altri ne sono spaventati ,

è qualcosa di innaturale e di profondamente ingiusto.

Parlare della morte è difficilissimo, ancora di più quando muore qualcuno che hai conosciuto solo tu.

Quando percepisco paura negli sguardi, nelle parole degli altri, come se parlare di una bambina che non c è più potesse contagiare altre madri, o come se destabilizzasse le vite felici e perfette altrui.

La società vorrebbe nasconderla, come se non fosse mai esistita, non riconosciuta. Mai nata (e non è un caso, che si usino queste parole per descrivere, impropriamente, bambini nati già morti. Comunque nati  e cancellati, con un avverbio di tre lettere ndr)

Il dolore è atroce quando lo provi, ma quando non viene riconosciuto scava in fondo alle ossa, nel profondo, in quel piccolo scrigno dove hai messo le tue urla, i tuoi pianti, i pensieri che non dici ad alta voce, lì: dove ti senti sola.

E finisce che ti senti ancora più sola e violata di quell’esperienza di madre, che sì, hai avuto anche tu, anche se gli altri non lo vogliono sapere.

Così mi sono sentita quando mi ha chiamato questa Radio, di cui non farò il nome, per chiedermi un’intervista sulla nascita della mia azienda: dissero che l’intervista sarebbe passata in tutto il nord Italia ,e poteva essere una bella opportunità per chi, come me, aveva aperto la sua piccola realtà di artigianato da poco.

Mi chiamano per fissare una giornata in cui registrare questa intervista, sono molto cordiali e gentili:

era una donna, una mamma.

Buttiamo giù una lista di argomenti :

Chi sono, cosa faccio, com’è nata la mia attività e qui fermo l interlocutore.

“La mia attività nasce in seguito alla morte di mia figlia, nasce per lei, lei è qui, in tutto quello che creo per gli altri bambini,

non parlarne per me é come mentire, é come cancellare“

Il gelo…

“Ah mi dispiace, certo, non credo sia un problema, allora ci sentiamo per l’intervista mercoledì mattina alle ore 10.00”

Non passa neanche mezz’ora che mi richiamano:

scusandosi mi dicono che si erano sbagliati, che il mio profilo non andava bene perché avevo un’attività online e non un negozio fisico e che la zona non copriva il nord Italia….

Prima avevano detto l’esatto contrario, ho conoscenze che hanno fatto la medesima intervista, lavorando online e vivendo al nord…

Mi sono sentita piccola piccola, non sono riuscita a dire nulla…sapevo che il problema era l’argomento che avrei trattato.

La morte di una bambina.

Non sia mai che oltre a cose futili nella vita si parli della realtà eh !

Non per tutti la strada è sgombera e libera da ostacoli o da buche, a volte profonde come crateri.

Chi lo sa, magari avrei potuto far sentire compresa quella mamma che non ha più il suo bambino da qualche giorno e si sente morire, o avrei potuto dar conforto a quella mamma che non dorme da qualche giorno perché il suo bambino è appena arrivato e l’avrebbe stretto forte a sè dicendosi quanto é fortunata e magari le sarebbe cambiata la giornata. O semplicemente avrei potuto dare un po’ di forza a quella donna che non sopporta il proprio lavoro e non ha il coraggio di lasciarlo…

Festeggiamo solo il bello,

facendo sentire sempre più frustrate le persone che hanno difficoltà.

La debolezza, la sofferenza delle donne ,è sempre qualcosa di cui non andare fieri agli occhi della società.

Se hai un bambino non devi lamentarti ,devi essere forte!

Se non ce l’hai e lo desideri ,non devi lamentarti ,devi essere forte!

Se il tuo bambino è morto, non devi dirlo perché spaventerai le mamme! Sii forte!

La morte fa paura e io mi sono sentita come se dovessi vergognarmi di qualcosa!

Eppure,

ho avuto una gravidanza, ho avuto un travaglio, un parto, un post parto come tutte le mamme,

ma col vuoto nel cuore.

La mia bambina era meravigliosa come i vostri bambini,

e lei mi ha dato la forza di fare nella vita ciò che volevo fare da tanto tempo.

Questo è quello che mi ha lasciato.

Non é “il lato positivo”,  perché in tutto ciò non c’è nulla di positivo, ma é un insegnamento.

E io vorrei passarlo come un testimone a chi si trova nella mia situazione.

A chi passa dal caos ,all’aut distruzione, alla disperazione, alla rassegnazione, all’accettazione e poi ancora alla disperazione…

di chi come me si è persa ma vuole ritrovarsi.

Lei mi ha insegnato di non dare nulla per scontato, di non sprecare il tempo in qualcosa che non dà spazio,

ma di fare spazio,

di provare a esser felice per quel che posso.

E di comprendere il dolore altrui ,

di non lasciarlo in un angolo,

di abbracciarlo,

perché sotto quel dolore, tutto intorno,

c’è tanto amore.

Non vergogniamoci delle nostre storie,

è la nostra valigia,

il nostro cammino,

e lì,

seduti sul ciglio della strada,

ci sono i nostri figli.

Raccontiamoci, finché possiamo,

finché avremo voce,

e se agli altri non piacerà,

urleremo più forte,

nel nome di tutti quei bambini, vivi

solo nella nostra anima.

Lorena

sempre e per sempre la mamma di Emilia

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1 comment

Cristina 06/07/2021 - 18:58

Ma
Quanta vita ci lasciano queste piccole anime … e la forza di donare all’altro … diventiamo ancora più sensibili al dolore in modo così profondo da non volerne creare più in nessun essere umano… questo è puro amore . Grazie per aver donato in mano e nel cuore questa esperienza così simile così impregnata di ogni emozione vissuta che, una volta condivisa, diventa vita .
Che vola nel mondo

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