L’intervento psicologico durante il ricovero in caso di lutto perinatale

by Claudia Ravaldi

In questo articolo parliamo di quanto è importante l’intervento psicologico trauma orientato durante il ricovero ospedaliero in caso di lutto perinatale. Purtroppo nel nostro paese pochi contesti ospedalieri sono attrezzati per offrire un sostegno psicologico trauma orientato, e di conseguenza poche coppie ricevono un sostegno psicologico a tempo zero qualificato ed efficace.

Abbiamo chiesto al collega dottor Andrea Benlodi, Psicologo Psicoterapeuta Resp. Struttura Semplice Psicologia Clinica presso la ASST Mantova, che lavora proprio con questo approccio in ospedale, un contributo in merito.

Buongiorno dott. Benlodi, e grazie per avere accettato questa intervista.

Perché è importante l’intervento psicologico trauma orientato durante il ricovero ospedaliero?

“Il lutto perinatale è un’esperienza sconvolgente che oserei definire “contro natura”, perché non siamo programmati per sopravvivere ai nostri figli. I genitori che ne vengono travolti attraversano vari stati emotivi; a volte queste emozioni possono essere così intense da destabilizzarli. L’ intensità emotiva della perdita è sempre considerevole e NON necessariamente l’intensità del dolore dipende dal periodo di gestazione in cui la gravidanza si interrompe.

I genitori che attraversano questo periodo hanno bisogno di sostegno ed informazioni perché come scriveva Shakespeare:

“Dà voce alla sofferenza , il dolore che non parla imprigiona il cuore e lo fa schiantare” (Macbeth , atto IV, scena III)

“Il dolore coperto è come un forno chiuso: brucia e riduce in cenere il cuore che imprigiona”(Tito Andronico).

Il lutto perinatale è sempre gravemente traumatico perché inizia da un evento critico, e come tale va elaborato e digerito, per garantire la salute mentale a tutta la famiglia. La letteratura scientifica evidenzia infatti che:

  • Lutti irrisolti nel passato familiare possono avere un grande impatto nelle fasi transizionali del ciclo vitale , specialmente quando si devono affrontare cambiamenti e perdite (Norman Paul, 1965);
  • Il lutto comporta una shock emozionale che si diffonde intergenerazionalmente causando disturbi psicopatologici nei discendenti che spesso ne ignorano la causa (Bowen, 1979);
  • L’esperienza traumatica se non elaborata si ripresenta nel qui ed ora continuamente , viene inconsciamente ricreata , al fine di venire finalmente elaborata. (Anna Potamianu)

Altri autori evidenziano che nel caso in cui questa esperienza venisse tenuta segreta, i figli che arriveranno in seguito “porteranno” il peso del dolore inespresso dai genitori già durante la gravidanza, ed la loro potenzialità di sviluppo sano sarà pesantemente minacciata.

Alla luce di questi dati scientifici direi che è importantissimo affrontare da subito questa grave esperienza traumatica proprio con finalità di prevenzione, oltre che di cura.”

Nella sua esperienza, quali sono i bisogni principali delle coppie durante il ricovero?

“Il primo bisogno a cui assisto è quello di sentire  la partecipazione emotiva degli operatori, la loro comprensione, la tolleranza di fronte alle loro manifestazioni di dolore; il sentirsi all’ interno di un percorso chiaro e preciso  fa sentire le coppie “in mani esperte”, e quindi meno soli . La chiarezza di un percorso istituzionale che preveda anche l’intervento dello psicologo, ho notato che genera un sentimento di sicurezza in grado di contrastare il disorientamento prodotto dalla vicenda traumatica.

Molto spesso mi è stato richiesto di raccontare cosa accadrà nel primo periodo dopo il ritorno a casa: spiego quindi per es. che sarà difficile incontrare donne incinte, o frequentare luoghi frequentati da bambini piccoli; parlo di quali emozioni li attraverseranno durante la giornata, come affrontare gli altri figli, se ce ne sono, o i parenti. Lo scopo di dare queste informazioni è quello di contenere e dare un senso ai sentimenti che i genitori si trovano a provare.”

Lei ha presentato recentemente ad un convegno il suo modello integrato di primo sostegno attraverso l’EMDR. Può darci qualche dettaglio di questo modello?

“In realtà non ho elaborato un modello particolare , ma avendo acquisito questa competenza la adatto alle situazioni con cui mi trovo a lavorare. L’ EMDR è il metodo d’elezione per affrontare le situazioni traumatiche e io ho notato tutta la sua efficacia  rispetto al periodo in cui non lo utilizzavo.

Il trauma scatena una reazione chimica nel cervello che colloca l’episodio critico nelle sue aree più profonde.

Le psicoterapie basate unicamente sul linguaggio utilizzano solo la parte superiore del nostro cervello, la corteccia, il ragionamento.

La persona gravemente traumatizzata certamente è in grado di ragionare e riparlare dell’evento, ma il colloquio non impedisce alla persona di rivivere nuovamente l’angoscia ogni volta che si trova in un contesto, o assiste ad un contesto che le ricorda il trauma subito. Una mia paziente che si era recata in ospedale per ragioni diverse, fu colta da un attacco di panico quando le porte dell’ ascensore in cui si trovava si aprirono per fare uscire delle persone e lei riconobbe il piano della ginecologia dove era stata ricoverata quando perse i suoi gemelli.

L’EMDR unito al colloquio si è rivelato uno strumento straordinario per raggiungere il ricordo traumatico nelle parti profonde del cervello  e portarlo ad un livello da renderlo elaborabile, in tempi non lunghissimi.

Con le coppie cerco di iniziare subito ad alleggerire l’angoscia suscitata da questa esperienza sconvolgente. Esiste un protocollo  EMDR per “eventi recenti” molto utile come primo approccio in ospedale.

Non tutte le coppie si sentono di riparlare subito del momento peggiore legato all’ evento, per esempio, come il protocollo prevederebbe di fare; in questi casi si possono utilizzare altri percorsi previsti dal metodo per fare sentire i genitori al sicuro e con risorse proprie sufficienti,  nonostante l’evento subito.”


Per approfondimenti potete leggere, nell’area documenti del sito il libro “Il sogno infranto“, in formato pdf.

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