Baby Loss Awareness Month 2026: i fili che ci uniscono

by Claudia Ravaldi

Ottobre è il mese del Baby Loss Awareness Month, dedicato alla consapevolezza sul lutto perinatale e infantile: l’obiettivo di questa ricorrenza è rendere note e visibili a tutti le esperienze di perdita in gravidanza e dopo la nascita, ridurre le disparità e le disuguaglianze tra reparti ospedalieri, comuni, regioni e Paesi, contrastare l’indifferenza e promuovere una cultura realmente capace di riconoscere il lutto delle famiglie e i loro bisogni.

Da vent’anni CiaoLapo lavora perché questa consapevolezza si traduca in un cambiamento concreto, nell’assistenza, nella formazione, nella ricerca e nella società.

Ogni giorno lavoriamo affinchè una famiglia che affronta una perdita possa incontrare professionisti preparati, ricevere informazioni adeguate, essere accompagnata nelle proprie scelte e trovare, dentro e fuori dall’ospedale, strumenti e servizi capaci di sostenerla.

Facciamo ricerca, formiamo e sosteniamo gli operatori coinvolti nell’assistenza, diffondiamo le buone pratiche e contribuiamo alla costruzione di percorsi di assistenza che non dipendano dal luogo in cui avviene la perdita o dall’epoca gestazionale.

Quest’anno abbiamo scelto come tema del BabyLoss “I fili che ci uniscono”: desideriamo ringraziare tutte le persone che in questi vent’anni ci hanno aiutato a costruire un cambiamento, e continuano a fare parte di una rete grandissima, che si snoda in tutta Italia e che ogni anno aggiunge nuovi nodi robusti.

Oggi ci sono reti più salde tra famiglie e i professionisti che le assistono, tra ospedali e servizi territoriali, tra ricerca e pratica clinica, tra università e luoghi della cura, tra associazioni e istituzioni. Mettere in relazione persone, esperienze e competenze permette di trasformare ciò che impariamo gli uni dagli altri in conoscenza e la conoscenza si traduce in pratiche migliori e in un maggior benessere diffuso.

È questo, per noi, il significato del BabyLoss:  rendere visibile e dicibile il lutto perinatale e infantile, e creare connessioni robuste, capaci di produrre cambiamento.

Il BabyLoss 2026: due storie per parlare di assistenza

In occasione del BabyLoss Awareness Month 2026, APS CiaoLapo ETS e Fondazione CiaoLapo ETS hanno donato ai reparti aderenti al Registro Footprint due recenti pubblicazioni di CiaoLapo Edizioni: Vai sereno e Ciò che rimane di noi.

Le due opere nascono da esperienze autobiografiche e raccontano percorsi assistenziali profondamente diversi. In un caso, alla perdita non è seguito alcun accompagnamento specifico; nell’altro sono stati applicati i principi della bereavement care, all’interno di un percorso nel quale tutti gli operatori ospedalieri e territoriali coinvolti nell’assistenza avevano svolto la formazione Memory Box.

Mettere queste due esperienze una accanto all’altra permette di osservare, attraverso la voce di chi ha vissuto la perdita, quanto ciò che accade durante e immediatamente dopo una perdita possa incidere sull’esperienza delle famiglie e sul loro percorso successivo.

È anche ciò che ci mostrano i dati raccolti dal nostro Osservatorio OPALE e le ricerche condotte in questi anni: il benessere psicologico dopo una perdita è strettamente legato alla qualità dell’assistenza ricevuta e alla conoscenza, applicazione e rispetto delle buone pratiche da parte degli operatori.

Oggi sappiamo che anche in Italia la bereavement care non è  un’opzione da lasciare al caso, al buon senso o alla sensibilità del singolo, ma è parte integrante della cura.

Quasi quindici anni di Memory Box

Il progetto Memory Box di CiaoLapo è attivo dal 2012 e si avvicina ai quindici anni di attività. In questo tempo il progetto si è evoluto ed è cresciuto attraverso il confronto continuo con le famiglie e con gli operatori dei reparti.

I feedback raccolti nel corso degli anni ci hanno permesso di capire quali elementi siano apprezzati nel lungo periodo dai genitori e dalle famiglie: tra questi troviamo il libretto per raccogliere i ricordi e le impronte del bambino, la copertina e il cappellino, il doudou, il certificato simbolico di nascita e il libro Piccoli Principi.

Anno dopo anno, abbiamo costruito le nuove Memory Box sulla base delle testimonianze di genitori e operatori, fino ad arrivare all’ultima versione, presentata in occasione di questo mese di ottobre: uno spazio prezioso in grado di custodire i ricordi del bambino, riconoscerne e affermarne l’esistenza, seppur breve, aiutando allo stesso tempo i genitori a narrare la storia di quel bambino e la propria storia di genitorialità.

La Memory Box afferma la dignità di ogni storia e il suo diritto a essere ricordata e narrata nella sua interezza.

Dal 2027 il progetto compirà un ulteriore passo: accanto alle Memory Box già in uso dalle 18 settimane in poi, stiamo progettando un kit specifico per le perdite tra le 14 e le 18 settimane, con materiali adeguati alle caratteristiche e ai bisogni di questa fase della gravidanza.

Il prossimo passo: le perdite precoci e il progetto Piccole Stelle

Il confronto periodico con gli operatori della rete Footprint e con le migliaia di donne e famiglie che negli anni sono entrate in contatto con CiaoLapo ha inoltre fatto emergere con chiarezza la difficoltà di offrire un sostegno adeguato alle perdite del primo trimestre e, più in generale, della prima metà della gravidanza.

In molte realtà, una perdita precoce viene gestita interamente in pronto soccorso. La donna riceve la diagnosi, viene sottoposta agli accertamenti e alle procedure necessarie e torna a casa senza accedere a un percorso strutturato di bereavement care.

Questa organizzazione richiede strumenti diversi da quelli che abbiamo costruito fino a oggi: in questi anni abbiamo raccolto le testimonianze di chi riceve una diagnosi di aborto e ci siamo chiesti quale intervento sia concretamente possibile in luoghi caratterizzati da tempi, spazi e modalità assistenziali differenti. Nei prossimi cinque anni, grazie al progetto Piccole Stelle, ci concentreremo sulle perdite precoci e cercheremo di portare consapevolezza anche su questa diffusa e trascurata realtà.

Tutti possono contribuire al cambiamento

Il cambiamento di consapevolezza sul lutto perinatale non dipende soltanto dalle istituzioni, dagli operatori o dai ricercatori. Tutti possono contribuire e tutti possono fare la differenza, accelerando il cambiamento:

possono farlo le studentesse e gli studenti, scegliendo di dedicare la propria tesi di laurea allo studio del lutto perinatale, dei bisogni delle famiglie e delle pratiche assistenziali. Ogni ricerca permette di conoscere meglio una parte del problema, raccogliere dati e portare questi temi all’interno delle università e delle future professioni sanitarie. Desideriamo ringraziare le nostre studentesse e le loro tutor, per la sensibilità, l’attenzione e la dedizione;

possono farlo i professionisti e le professioniste degli ospedali, dei consultori e dei servizi territoriali, osservando ciò che accade nella pratica quotidiana, interrogandosi sulle procedure esistenti, proponendo nuovi percorsi e contribuendo alla diffusione delle buone pratiche. Desideriamo ringraziare tutti gli operatori e le operatrici che si formano con noi e aprono uno spazio, nel cuore e nella mente, per accogliere e assistere le famiglie con lutto perinatale;

possono farlo direttamente le madri e i padri: le loro testimonianze sono una delle fonti più importanti per comprendere che cosa accade realmente durante l’assistenza, che cosa è stato di aiuto, che cosa è mancato, quali parole, gesti e scelte hanno lasciato un segno positivo e quali aspetti devono invece essere modificati. CiaoLapo mantiene un Osservatorio permanente sul lutto perinatale e sull’assistenza ricevuta, al quale è possibile partecipare in forma anonima. La partecipazione  di molte persone permette di trasformare le singole esperienze in conoscenza, individuare criticità e differenze nell’assistenza e orientare la ricerca, la formazione e le azioni future.

Offrire la propria testimonianza oggi, aiuta a costruire un’assistenza migliore per le persone che affronteranno una perdita domani.

Anche far circolare informazioni corrette e fare una divulgazione adeguata e rispettosa della complessità di questo tema è un modo per produrre un cambiamento profondo e realmente trasformativo: chi legge questo articolo può condividerlo, farlo conoscere nel proprio ospedale, consultorio, università o nella propria rete di relazioni e contribuire così a portare questi temi dove ancora se ne parla poco.

Dalla consapevolezza alla cura: i fili che ci uniscono

Il BabyLoss Awareness Month è un’occasione per riprendere le fila di un discorso scomodo, che per molte persone è ancora difficile da fare: dialogare sul lutto perinatale e infantile fa ancora paura, al punto che rimane un argomento di nicchia, solo per “chi ci è passato”.

Bisogna notare che la quantità di post pubblicitari copia incolla fatti con l’AI, di vignette, meme e stereotipi sul lutto che circolano sui social non hanno di fatto prodotto ricadute consistenti nelle pratiche assistenziali e nella comprensione del problema da parte di chi non ci è passato direttamente (di questo parleremo tra poco a un convegno).

Il bombardamento sui social, se non si accompagna ai faticosi percorsi formativi, informativi e a dialoghi serrati tra tutti gli interlocutori, non promuove alcun cambiamento su questo tema, e le persone restano sole, senza sostegno e con il telefono pieno di frasi fatte.

Quando si parla di consapevolezza, dobbiamo poter tenere a mente che occorre implementare la ricerca, diffondere un’adeguata formazione e quindi favorire un reale cambiamento delle pratiche assistenziali e del sostegno sociale: la voce di tutti conta, il contributo di tutti conta, collaborare, conta.

Il mese di ottobre serve a fare reti robuste e riannodare nodi troppo laschi: serve a guardare con occhi sinceri ciò che funziona e a trovare il coraggio di provare a modificare ciò che va cambiato.

Serve a favorire l’incontro tra le persone, a condividere esperienze e a pensare ad interventi sostenibili nei nostri consultori, nei nostri ospedali, nelle nostre biblioteche, negli ambulatori dei medici di medicina generale, nelle nostre farmacie, nelle piazze, nei giardini, nei luoghi di culto, nei musei, al mare e in montagna.

Tutto è villaggio e tutti possono prendersi cura di chi ha un dolore nel cuore, troppo grande da portare da solo.

A tutte le madri, di tutti i tempi e di tutte le storie; a tutti i padri, lasciati in balia di vicende più grandi di loro; a tutti i bambini che con il loro passaggio hanno illuminato il buio dell’indifferenza, dell’approssimazione e della solitudine. 

“Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio.” Maria Lai

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